Nel Bel Paese una famiglia su dieci non ha neanche un libro in casa

L’Italia dei libri in fuga

E dopo un tentativo fallito nel 2008 il governo annuncia l'obbligatorietà dell'educazione ambientale

[16 gennaio 2015]

Nel Bel Paese non solo i cervelli sono in fuga, ma anche ciò che più li nutre: i libri. Secondo il report diffuso dall’Istat, nel 2014 sono poco più di 23 milioni e 750 mila le persone di 6 anni e più che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è dunque scesa dal 43% al 41,4%, una tendenza negativa avviatasi nel 2010, dopo un «lento ma progressivo aumento» registratosi all’inizio del nuovo millennio. E il risultato è che ancora una famiglia su dieci (il 9,8%) non ha alcun libro in casa.

Si tratta di un elemento spesso determinante, perché «la propensione alla lettura è fortemente condizionata dall’ambiente familiare: leggono libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori,contro il 32,7% di quelli con genitori che non leggono libri».

Anche tra le persone con un titolo di studio superiore, laureati compresi, la propensione alla lettura è andata diminuendo nel corso del tempo, ma l’identikit del lettore tipo non cambia molto: è femmina, abita nei comuni centro dell’area metropolitana, proviene da una famiglia di lettori e possiede un elevato profilo  professionale. Anche perché una buona lettura, si tende a dimenticarlo, può aiutare molto anche sotto quest’aspetto: per i non lettori sono minori le «opportunità culturali ed economiche».

Ma come mai in Italia si leggono così pochi libri? «Tra i fattori che ostacolano maggiormente la lettura e la capacità di sviluppo del settore editoriale in Italia – risponde l’Istat – quasi la metà degli editori (49,9% dei rispondenti) indica la mancanza di efficaci politiche scolastiche di educazione alla lettura, e il secondo elemento di criticità individuato è il livello culturale della popolazione italiana considerato generalmente modesto dal 39,8% dei rispondenti».

In poche parole rimaniamo ancora, ahinoi, un popolo di ignoranti, come dimostra il record di analfabetismo funzionale che grava sul nostro Paese. Questa però non può e non deve essere una condanna, quanto un’occasione di sviluppo (sostenibile). E in questo contesto va a inserirsi l’iniziativa governativa appena annunciata sull’educazione ambientale, che sarà d’obbligo dal 2016 per ogni scuola italiana dalle elementari alla maturità. Un’iniziativa che nell’intento appare apprezzabile, anche se ancora tutta da valutarsi nell’applicazione pratica: ci riserveremo di farlo non appena si andrà oltre il mero annuncio dell’intenzione. Anche perché ascoltando una notizia del genere fischiano le orecchie; correva l’anno 2008 quando Fabio Granata (Pdl) presentava un progetto di legge sull’educazione ambientale – tra l’altro con una visione alquanto distorta. Poi, come sappiamo, non se ne fece niente. Riuscirà stavolta a fare presa l’idea, e in modo intelligente, nel Paese senza libri? Cultura e ambiente rappresentano le due facce dell’Italia del futuro, o almeno così abbiamo tutti il bisogno di credere. Speriamo per una volta riescano a sorridere.