Ma è ancora possibile la sostenibilità?

Pil mondiale dai 695 miliardi di dollari del 1820 ai 91mila attuali. E cresce ancora, insieme alla popolazione

[14 agosto 2015]

sostenibilità

Leggendo l’ultimo “World Population Prospects: the 2015 Revision” della Population Division delle Nazioni Unite uscito in questi giorni e incrociando i dati della crescita della popolazione mondiale con gli andamenti di quelli del PIL globale viene veramente spontaneo chiedersi “Ma è ancora possibile la sostenibilità?”.

Così titolava anche l’ottimo rapporto del Worldwatch Institute per lo State of the World 2013 (“E’ ancora possibile la sostenibilità?”, edizione italiana a mia cura per Edizioni Ambiente). È più che mai questo il tema dovrebbe essere collocato al primo punto dell’agenda politica internazionale che, nella seconda metà del 2015, presenta appuntamenti molto importanti come il Summit speciale sull’Agenda di Sviluppo Sostenibile con l’approvazione dei Sustainable Development Goals (SDGs, gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York a fine settembre e poi, a dicembre, la 21° Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici che dovrà approvare il nuovo trattato sul clima.

La grande sfida per raggiungere una sostenibilità del nostro sviluppo nell’immediato futuro è riuscire a comprendere quale sia il numero ottimale della nostra popolazione e il relativo stile di vita necessario a rispettare le capacità rigenerative e ricettive dei sistemi naturali che ci sostengono. Le conoscenze sin qui acquisite negli articolati campi delle Earth System Sciences, le scienze del Sistema Terra, ci dicono chiaramente che non è possibile perseguire la sostenibilità dello sviluppo umano se non siamo capaci di imparare a vivere negli ormai evidenti limiti biofisici dei sistemi che ci sostengono (suggerisco caldamente di approfondire il tema dei Planetary Boundaries).

Il “World Population Prospects” dichiara che la popolazione mondiale nel luglio del 2015 è di 7,3 miliardi di abitanti, quasi 9 volte gli 800 milioni di abitanti che si stima vivessero nel 1750, agli albori della Rivoluzione Industriale e dovrebbe raggiungere, seguendo la variante media (che è la più attendibile), i 9,7 miliardi di abitanti nel 2050: la popolazione mondiale continua a crescere a un tasso di circa 83 milioni l’anno.

Anche assumendo che i livelli di fertilità continuino a declinare, la popolazione globale dovrebbe raggiungere gli 8,5 miliardi nel 2030, i 9,7 miliardi nel 2050 e gli 11,2 miliardi nel 2100, rispetto alle proiezioni relative alla variante media. La crescita della popolazione fino al 2050 è praticamente inevitabile, anche se il declino della fertilità si dovesse accelerare. Vi è l’80% delle probabilità che la popolazione mondiale sarà tra gli 8,4 e gli 8,6 miliardi nel 2030 , tra i 9,4 e i 10 miliardi nel 2050 e tra i 10 e i 12,5 miliardi entro il 2100.

Le dimensioni dell’economia mondiale, il cui prodotto è stimato attualmente in oltre 90.000 miliardi di dollari all’anno (cifra che costituisce il Prodotto Mondiale Lordo) sono senza precedenti. In termini statistici, anche se piuttosto approssimativi, le dimensioni attuali del Prodotto Mondiale Lordo sono almeno 200 volte quelle del 1750; in realtà, come ricorda il noto economista Jeffrey Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University e consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sugli Obiettivi del Millennio nel suo bel libro pubblicato qualche mese fa anche in italiano (Jeffrey Sachs, L’era dello sviluppo sostenibile, Università Bocconi Editore, EGEA) si tratta di un confronto molto difficile, poiché buona parte dell’economia mondiale è oggi costituito da beni e servizi che 250 anni fa neppure esistevano. Quel che è certo è che l’economia mondiale ha dimensioni realmente enormi, cresce velocemente (del 3-4% annuo) e presenta gravi squilibri per quanto riguarda la distribuzione del reddito fra i diversi paesi nonché al loro interno.

Inoltre ormai come abbiamo tutti ben imparato dalla straordinaria conoscenza scientifica che proviene dagli studi del Global Environmental Change, la stessa economia mondiale rappresenta ormai una eccezionale minaccia per gli equilibri dinamici degli ecosistemi di tutta la Terra.

Angus Maddison, lo studioso di storia economica scomparso nel 2010 del quale ho più volte parlato in questa rubrica, ha fortemente contribuito alla nostra conoscenza sull’andamento dell’economia mondiale nella storia facendo una stima dell’andamento del PIL pro capite a partire dall’inizio dell’era cristiana (1 d.C.) con dati più dettagliati per gli anni successivi al 1820 (e un progetto sta ancora proseguendo i suoi studi). Secondo tale calcolo il Prodotto Mondiale Lordo è passato da 695 miliardi di dollari nel 1820 a circa 41.000 miliardi di dollari nel 2010 mentre, nello stesso arco di tempo, la popolazione mondiale è passata da circa 1,1 a 6,9 miliardi. Quindi secondo le stime di Maddison, il Prodotto Mondiale Lordo pro capite è aumentato da 651 a 5.942 dollari.

Anche la popolazione mondiale, come nel caso del Prodotto Mondiale Lordo pro capite, ha avuto variazioni molto modeste per lunghissimi archi di tempo, rimanendo sempre al di sotto del miliardo di individui. Dal 10.000 a.C. fin verso il 2000 a.C. la popolazione è rimasta infatti molto al di sotto dei 100 milioni. Secondo i calcoli di Maddison, all’inizio dell’era cristiana (1 d.C.) al tempo dell’impero romano, era di circa 225 milioni. Intorno all’anno Mille era di 267 milioni; nel 1500, di circa 438 milioni, per raggiungere il miliardo intorno al 1820. E’ quindi aumentata di circa 4 volte nel corso dei 18 secoli intercorrenti tra l’1 d.C. e il 1820. Per quasi tutta la storia umana la maggior parte delle persone, nel corso della propria esistenza e anche per più generazioni, ha avuto l’impressione che la popolazione fosse relativamente stabile; gli unici cambiamenti venivano causati dal forte incremento dei decessi provocati da guerre, carestie e pestilenze.

Con l’avvio della Rivoluzione industriale la popolazione umana presenta una curva con un andamento decisamente rapido. Come già ricordato, intorno al 1820 l’umanità ha raggiunto il traguardo del miliardo di persone, poi dal 1820 al 1930, in poco più di un secolo, ha toccato i 2 miliardi. La crescita è stata poi molto sostenuta in trent’anni, dal 1930 al 1960, la popolazione ha raggiunto i 3 miliardi; poi 4 nel 1974, i 5 nel 1987, i 6 nel 1999 e i 7 nel 2011.

Contestualmente il prodotto mondiale lordo per persona, pari attualmente a 12.000 dollari, combinato con una popolazione globale di 7,3 miliardi, è oggi almeno 100 volte maggiore di quanto non lo fosse all’inizio della Rivoluzione Industriale.

Oggi il mondo che abbiamo davanti è diviso fra i 55 paesi ad alto reddito (con una popolazione complessiva di 1,3 miliardi di persone), i 103 paesi a medio reddito (con 4,9 miliardi di persone) e i 36 paesi a basso reddito (con 0,8 miliardi di persone). Le differenze di reddito annue per persona sono veramente profonde: negli Stati Uniti ad esempio il reddito annuo pro capite è di oltre 50.000 dollari, mentre nel Niger è sotto i 500 dollari

Quindi oggi nel nostro mondo abbiamo un Prodotto Mondiale Lordo di 91.000 miliardi di dollari annui (secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale per il 2014) e 7,3 miliardi di persone con un prodotto medio pro capite di circa 12.000 dollari. Nei paesi ad alto reddito, il reddito medio è più o meno tre volte la media mondiale, ovvero si aggira sui 36.000 dollari, mentre nei paesi in via di sviluppo (i paesi a basso e medio reddito) è di circa 7.000 dollari. Se supponiamo che questi ultimi riescano a portarsi allo stesso livello del mondo ricco, il loro reddito potrebbe giungere a 36.000 dollari. Con questa triplicazione del reddito medio annuo il prodotto mondiale lordo totale si porterebbe dai circa 91.000 miliardi attuali ai circa 275.000 miliardi di dollari.

Si tratta di un incremento senza precedenti per un’economia mondiale che già oggi ha oltrepassato diversi limiti planetari (come quelli del cambiamento climatico, delle profonde modificazioni dei cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto e del fosforo, della perdita di biodiversità e della trasformazione dell’utilizzo dei suoli).

Se consideriamo la futura crescita demografica con la previsione di un aumento della popolazione mondiale, dagli attuali 7,3 ai 9,7 miliardi di persone circa entro la metà del secolo con un reddito pro capite di 36.000 dollari, si verificherebbe un reddito mondiale totale di 346.000 miliardi di dollari, quasi quattro volte il Prodotto Mondiale Lordo attuale.

Oggi pensiamo che sia improbabile che ciò possa aver luogo entro il 2050, con gli attuali paesi in via di sviluppo che riducano o annientino, entro la metà del secolo, il divario rispetto ai paesi ad alto reddito; ma questo calcolo si basa sul presupposto che i paesi ricchi restino fermi a 36.000 dollari pro capite, mentre è probabile che realizzino invece un’ulteriore crescita economica persistente.

Credo che sia evidente a chiunque che su questa strada è impossibile continuare e che il mondo intero debba rapidamente abbandonare il percorso della crescita continua per virare concretamente verso la sostenibilità, come ha straordinariamente indicato anche Papa Francesco nella sua eccellente enciclica “Laudato si’”. Le occasioni del Summit mondiale ONU sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e la 21° Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici a Parigi non possono assolutamente essere perse, per rispondere concretamente alla domanda “Ma è ancora possibile la sostenibilità?”.