Migranti, le foto che hanno restituito umanità all’Europa

[3 settembre 2015]

aylan migranti bodrum

Dopo mesi, oggi in Europa è di nuovo il giorno dello sdegno trasversale per la sorte dei migranti. Le foto scattate sulla spiaggia turistica di Bodrum, in Turchia, e rilanciate dal britannico The Indipendent, hanno fatto il giro del mondo. Mostrano il corpo di un bambino di 3 anni, Aylan, riverso sulla sabbia. Ieri è annegato, insieme alla madre e al fratellino, in fuga da Kobane. Oggi il padre, l’unico sopravvissuto, vuole tornare in Siria per seppellire i loro corpi.

È una scena di orrore quotidiano, e per una che colpisce i nostri occhi ne ignoriamo una moltitudine. Aylan «era un bimbo come i nostri figli e i nostri nipoti – ci scrive l’amico e collega Maurizio Santoloci, che condivide con noi questi pensieri – È vestito come un nostro bimbo di famiglia. Ha la maglietta rossa, i pantaloncini scuri e le scarpette allacciate ai piedi, doveva andare lontano. Ma su quella spiaggia è solo. Il suo viaggio è finito dentro acque che per altri bambini sono una gioia e un divertimento, ma che per lui sono state la tragica fine del viaggio».

L’impatto con la sua storia non può lasciare indifferenti: dopo una tribolata riflessione, abbiamo deciso di condividere con i nostri lettori queste immagini di dolore, per promuovere una volta di più un moto di cambiamento in Italia e in Europa di cui ora più che mai sentiamo l’urgenza. Non è un caso se il Dna dei toscani coincide per il 35% con quello dei turchi: le migrazioni fanno parte della storia dell’uomo, e degli italiani in particolare. Non è possibile fermarle. Si può però scegliere tra l’integrazione e la disfatta, e tutti noi siamo ora chiamati a scegliere.

Tra settimane, mesi e anni, quando torneremo a guardare gli scatti di Bodrum, l’unico titolo che potremo accettare per ricordare Aylan è quello che lasciamo sventolare oggi come un inno all’umanità, sopra queste poche righe.

La redazione