Nel “nuovo” porto di Livorno farà scalo anche la sostenibilità?

La Regione ha approvato il Piano regolatore, aprendo a opportunità su cui vigilare

[26 marzo 2015]

Le lunghissime doglie che dovrebbero portare al parto del Piano paesaggistico regionale ancora non si sono concluse, ma non hanno fortunatamente impedito al Consiglio regionale della Toscana di approvare almeno – e per una volta all’unanimità – il Piano regolatore del porto di Livorno, una carta fondamentale per la città che va a rinnovare il precedente documento approvato alla metà del secolo scorso, economicamente parlando un’era geologica fa.

Grazie al lavoro di mediazione portato avanti dal presidente Rossi in persona le frizioni con l’amministrazione grillina che governa la città di Livorno sono state superate; il mutuo da 200 milioni di euro per la Darsena Toscana – pilastro del porto che verrà – è stato acceso dalla Regione, e con esso sono state poste le basi per ulteriori finanziamenti (dall’ Authority, dal governo e da privati). Sulla carta, il porto di Livorno – anche grazie al potenziamento dei collegamenti ferroviari che vi ruotano attorno – si avvia a diventare finalmente un’infrastruttura moderna, capace di tornare ad essere un volano non solo per la città labronica, ma per l’intera Regione.

È ancora presto per sapere quali saranno le ricadute su Livorno in termini di lavoro, una città che solo per recuperare i livelli occupazionali pre-crisi dovrebbe tornare ad assumere 20mila persone (su 160mila abitanti!), soprattutto perché adesso inizia la parte più difficile: quella del fare, e fare bene. Trasparenza, legalità, rispetto dei tempi e delle prescrizioni ambientali saranno gli elementi fondamentali cui non rinunciare, consapevoli di quanto possa essere complicato centrarli nell’Italia dove dietro a ogni infrastruttura di rilievo rischia di nascondersi qualche scandalo, come purtroppo ci informa la cronaca.

L’ammodernamento del porto potrà essere l’occasione per rilanciarne anche uno sviluppo sostenibile, sia dal punto di vista energetico sia da quello dell’impiego dei materiali. Livorno è al centro del più rilevante polo energetico regionale; vi si coltivano periodicamente sogni – come la costruzione di un parco eolico offshore, vagheggiata fin dalle prime bozze del Piano energetico provinciale –, ma più di frequente si raccolgono incertezze, come quelle che riguardano il futuro della raffineria Eni di Stagno o la centrale termoelettrica targata Enel.

Come cambieranno questi interrogativi mentre il porto contribuirà a definire il nuovo volto della città? Ci sarà lo spazio per il potenziamento di fonti rinnovabili ed efficienza energetica? E la sostenibilità del “nuovo” scalo si potrà misurare già in fase di realizzazione, spingendo perché l’impiego durante i lavori di materie prime seconde rispetto alle vergini sia favorito, come già era stato chiesto da Legambiente per il porto di Piombino (tra l’altro con risultati purtroppo davvero modesti)? Livorno nasce e si sviluppa in simbiosi col suo porto, e da questo non può prescindere anche per gli anni a venire. Il tempo di chiedersi qual è il tipo di sviluppo di cui la città ha bisogno però è già arrivato, e anche da un pezzo.