Obama è un’anatra zoppa. Cosa cambia per l’ambiente dopo il voto Usa

I perché del trionfo repubblicano nelle elezioni di metà termine negli Stati Uniti

[5 novembre 2014]

Le elezioni di metà termine sono state sommerse da un’ondata rossa, che negli Usa non è il colore del progresso, ma della destra repubblicana. Un risultato atteso, ma non in queste proporzioni, e che ha abbattuto anche qualche bastione democratico fino a oggi ritenuto inespugnabile, come quello dei territori elettorali dell’ex presidente Bill Clinton e di sua moglie Hillary che, dopo aver preso sempre più le distanze da Barack Obama, si preparava a due anni di campagna elettorale per diventare la prima donna presidente degli Usa.

Se concretamente cambia poco o nulla, è anche vero che da quasi 90 anni i repubblicani non avevano avuto una maggioranza così schiacciante al Congresso (e con un presidente democratico in carica)  e che, nonostante l’emarginazione della parte più fanatica e impresentabile del Tea Party, il partito dell’elefante probabilmente non si era mai spostato così aggressivamente a destra.

Ma anche i repubblicani farebbero bene a guardare meglio i voti locali, a cominciare da alcuni referendum. Si accorgerebbero che spesso una parte degli elettori, quando si tratta di diritti civili e ambiente non li seguono, e votano insieme all’elettorato democratico.

Obama ha pagato certamente la sua ondivaga politica estera, ma la ricetta interventista e avventurista dei repubblicani sarebbe indigeribile per la maggior parte dell’elettorato statunitense. Che la stella di Obama si sia ormai appannata lo si è chiaramente visto dal suo scarso impegno in queste elezioni (anche perché molti candidati democratici non lo hanno richiesto) e soprattutto quando la martellante campagna elettorale che denunciava un Paese in crisi economica nera (ricordiamo che gli Usa sono in una fase di ripresa che l’Europa invidia, pur segnata da profonde disuguaglianze economiche) è passata tra un elettorato sempre più arrabbiato, senza trovare nessun efficace contrasto in un Partito democratico che sembra smarrito e sempre più tentato da una caratterizzazione moderata e ancora più centrista.

La disaffezione della sinistra sociale e del movimento ambientalista e dei liberal, che la prima volta hanno fatto vincere Obama con una marcia trionfale e la seconda turandosi il naso, è stata evidente. Anche se in qualche stato i “trucchetti” elettorali/legislativi hanno impedito a minoranze etniche e sociali di partecipare pienamente al voto, è chiaro che un pezzo di elettorato democratico e progressista è rimasto a casa, non ritenendo necessario evitare la vittoria di un candidato repubblicano che sembrava la copia (anche se brutta e leggermente più a destra) di quello democratico.

Obama è diventato pienamente, dopo che Camera e Senato hanno una maggioranza repubblicana, quella che gli americani chiamano un’anatra zoppa: un presidente senza maggioranza, e c’è da giurarci che la destra conservatrice cercherà di tagliargli anche l’altra gamba. Ora bisognerà vedere se Obama, a cominciare dai summit sul clima Unfccc di Lima di dicembre  e soprattutto di Parigi nel 2015, vorrà coraggiosamente mettere in luce tutto l’integralismo ideologico ed eco-scettico dei repubblicani, oppure sceglierà di passare due anni di triste crepuscolo, come bersaglio del circo mediatico conservatore e della lobby fossile, che sognano il ritorno alla Casa Bianca di un campione dell’iperliberismo neo-conservatore, che magari esibisca come una qualità la sua completa ignoranza scientifica e climatica o la convinzione che l’evoluzione sia una teoria sbagliata. Tra le nuove stelle del firmamento repubblicano tipi come questi d’altronde non mancano certo: affollano Camera e Senato e si candideranno a diventare il prossimo presidente del Paese più potente del mondo.