Realacci: «In questa emergenza che si è creata, è la persona giusta»

Paolo Gentiloni, il primo (ex) ambientalista italiano divenuto presidente del Consiglio

Dalla discendenza nobile alla sinistra extraparlamentare fino alla Margherita. Come giornalista ha diretto “La nuova ecologia” per 8 anni

[12 dicembre 2016]

Sono in corso le ultime trattative che disegneranno l’ennesimo governo di transizione italiano: protagonista in questo frangente il premier in pectore Paolo Gentiloni, impegnato nelle consultazioni con i gruppi parlamentari prima di incassare la necessaria fiducia in Aula. Del resto, non è lecito attendersi una maggioranza parlamentare che sia molto diversa da quella che ha accompagnato ormai tre governi a partire dal 2013: prima quello a guida Letta, poi Renzi ed infine Gentiloni.

Seguendo la prassi dettagliata nella Costituzione strenuamente difesa dal voto italiano lo scorso 4 dicembre, una volta dimessosi Matteo Renzi dalla presidenza del Consiglio dei ministri la patata bollente è caduta in mano al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prima di passare a Gentiloni. Oggi come tre anni fa, dopo tutte le riforme fatte e paventate, è sconsolante notare come la priorità per il nuovo esecutivo rimanga la stessa: una nuova, valida legge elettorale per poi tornare alle urne. Nel mentre, svariate emergenze pressano l’Italia.

«Sono consapevole dell’urgenza di dare all’Italia un governo nella pienezza dei poteri – ha sottolineato Gentiloni nel suo primo discorso dopo aver ricevuto l’incarico dal presidente Mattarella – per rassicurare i nostri cittadini e per affrontare con il massimo impegno e la massima determinazione le priorità internazionali economiche sociali a cominciare dalla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto».

Al di là dell’oggettiva urgenza di aiuti che permane sui territori del Centro Italia devastati dalle scosse sismiche, non è forse un caso che le prime parole di Gentiloni da presidente incaricato facciano riferimento alla fragilità ambientale che caratterizza il nostro Paese.

Paolo Gentiloni, di professione giornalista, non si affaccia alla vita pubblica italiana come politico ma come ambientalista. Ha diretto La nuova ecologia per 8 lunghi anni, dal 1984 al 1992, e oggi il suo erede alla guida della celebre rivista legambientina ricorda la crescita di una «redazione che ha scritto pagine importanti dell’informazione ambientale nel nostro Paese, una su tutte quelle che svelò le omissioni di Stato sulle effettive conseguenze dell’incidente alla centrale nucleare di Cernobyl nell’aprile del 1986».

Da qui l’augurio di saper guardare «la realtà dei fatti in maniera obiettiva e affrontandola, per le responsabilità che sarà chiamato ad avere, con quel sano e pragmatico “riformismo rivoluzionario” che s’impara quando si ha avuto il privilegio di essere un legambientino».

Da quel lontano 1992 di acqua ne è passata sotto i ponti, e l’eclettico Gentiloni ha cambiato molte volte abito. Dai nobili natali (tra i suoi antenati quel Vincenzo Ottorino Gentiloni che concluse il patto con il quale dal Vaticano arrivò la tacita approvazione del voto da parte dei cattolici italiani nel 1913, il primo operato con suffragio universale maschile), Gentiloni è passato alla militanza nella sinistra extraparlamentare. «Simpatico, sveglio, molto bravo – così Luciana Castellina descrive oggi sul Corriere della Sera il giovane Gentiloni – Non so cosa gli sia capitato dopo però. Tutto quello che ha fatto da allora mi è incomprensibile». Ovvero l’ingresso nella Margherita, il responsabile della Comunicazione per Rutelli a Roma, il ministro delle Comunicazioni nel secondo governo Prodi e quello degli Esteri nell’esecutivo Renzi. Fino a oggi, a un passo dalla presidenza del Consiglio.

«Per portare l’Italia fuori da queste secche ci vorrà un po’ di tempo, non lo si può fare in pochi mesi. Ma in questa emergenza che si è creata, Paolo Gentiloni è la persona giusta – assicura per lui Ermete Realacci sulle pagine de La Nazione – È un politico di grande qualità ed equilibrio che ha caratteristiche adatte in questa emergenza».

Saranno i prossimi mesi a confermare o meno tale speranza. Certo è che, per la prima volta nella storia della Repubblica, alla presidenza del Consiglio dei ministri è arrivato un (ex) militante ambientalista. In un momento storico in cui Donald Trump posiziona nelle stanze dei bottoni Usa petrolieri o loro stretti amici, d’improvviso la politica italiana sembra riconquistare parte del perduto prestigio. Gentiloni al contrario di Trump sa bene, o dovrebbe sapere, come l’unico sviluppo oggi possibile è quello che unisce la dimensione ambientale con quella sociale ed economica. Puntare su uno soltanto di questi tre assi significa ineluttabilmente fallire. C’è da chiedersi se oltre a Gentiloni riuscirà a ricordarsene anche l’opinione pubblica italiana: a constatare lo scarsissimo interesse dedicato in queste ore di toto-ministri dai principali media al dicastero dell’Ambiente, centrale quanto trascurato, qualche dubbio viene.