Pronto il Collegato ambientale, ma l’economia circolare gira ancora a vuoto

Ieri l’approvazione "dell'Agenda verde" attesa dal 2013, insieme alla legge di Stabilità 2016

[23 dicembre 2015]

flussi di materia

Il Collegato ambientale, o per meglio dire il ddl sulle “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali” è stato approvato ieri in via definitiva alla Camera con 169 sì, 32 no e 11 astenuti. Si chiude così un percorso legislativo partito ormai due anni fa: paradossalmente, il ddl nato come “collegato ambientale” alla legge di Stabilità 2014 ha visto la luce proprio nello stesso giorno in cui il Parlamento ha dato il via libera alle legge di Stabilità… 2016. Nel mentre ne è passata di acqua sotto ai ponti – compreso l’annuncio del premier a gennaio 2015 di un “Green act” poi scomparso – ma dopo numerosi passaggi parlamentari l’Agenda verde dell’allora ministro dell’Ambiente Orlando mantiene molto dell’impianto originario. Con pregi e difetti.

L’approvazione del Collegato ambientale è stata accolta con tiepido entusiasmo dagli ambientalisti, e il maggior pregio del ddl rimane forse quello di riportare carica e attenzione politica alle tematiche ambientali. Il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, individua il cuore del Collegato ambientale nelle «misure che rafforzano il recupero e il riciclo delle materie prime seconde, quelle per la riduzione della quantità di rifiuti prodotti e le disposizioni in sostegno della mobilità sostenibile insieme alla strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile». Temi trasversali, che il Collegato ambientale affronta a tratti con carica innovativa, ma con assai scarso mordente.

Si pensi all’art. 56, che tra le «Disposizioni in materia di interventi di bonifica da amianto» prevede l’istituzione di un credito d’imposta al 50% per la bonifica, con un «limite di spesa complessivo di 5,667 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019». Risorse fresche, per quanto assai limitate, ma non una parola sul dove poi l’amianto rimosso dovrà esser conferito: oggi i moduli dedicati nelle discariche, anche quando previsti, assai raramente vengono realizzati a causa della paradossale contrarietà delle comunità locali, e così l’amianto già presente sul territorio rimane in discariche a cielo aperto o viene spedito all’estero, con costi ambientali ed economici esorbitanti.

Ancora peggio per quanto riguarda gli incentivi per l’acquisto di prodotti derivanti da materiali riciclati – evocati per la prima volta nella legislazione nazionale, e di questo al Collegato ambientale va dato merito – per i quali neanche c’è la certezza del finanziamento. A titolo d’esempio, nell’art. 15 si parla ad esempio di «appositi accordi e contratti di programma» che il ministero dello Sviluppo economico e quello dell’Ambiente possono (non devono) stipulare, e per stabilire il livello degli incentivi «anche di natura fiscale»si rimanda a un decreto che dovrebbe arrivare tra altri 6 (!) mesi; nel ddl torna poi l’illusione di far funzionare lo strumento degli acquisti pubblici verdi (Gpp), già da anni presenti nella normativa nazionale, senza prevedere sanzioni per gli inadempienti; per incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio (art. 23) si chiede a ogni regione di elaborare metodi standard per la contabilizzazione della raccolta (contabilizzazione che potrà dunque rimanere diversa da regione a regione), prevedendo un’addizionale all’ecotassa grazie alla quale finanziare gli incentivi per l’acquisto di prodotti e materiali riciclati, ma anche qui senza né premi né sanzioni per quanto riguarda gli obiettivi di riciclo. Molti dubbi sulla certezza dei finanziamenti per il riciclo, mentre dietro la criptica formulazione dell’art. 46 si nasconde una certezza per le discariche: potranno tornare ad accogliere rifiuti con potere calorifico inferiore superiore a 13mila kJ/kg, con un’inaccettabile spreco di risorse.

Più in generale, al netto di una certa dose di confusione e disorganicità, al Collegato ambientale non manca dunque la buona volontà nel promuovere il riciclo, ma l’impegno di risorse certe, che nel tempo sono invece state stanziate con successo per promuovere la rinnovabilità dell’energia. Sarebbe bastato intervenire abbassando il livello dell’Iva per i prodotti riciclati, ma si è invece scelto di perseguire strade di finanziamento incerte e accidentate, nella speranza che il decreto annunciato da qui a 6 mesi possa rimescolare le carte in tavola.

Nessun decreto potrà invece sanare una falla fondamentale, quella che vede ancora l’orizzonte dell’economia circolare racchiuso essenzialmente nella dimensione della raccolta differenziata e del riciclo degli imballaggi (che rappresentano il 7% dei rifiuti totali), senza un disegno organico che parta dall’origine, ossia dalla gestione dei flussi di materia che alimentano la nostra economia. Il Collegato ambientale, come ha commentato con grande onestà Realacci in Parlamento, rimane così un «provvedimento non risolutivo, per affrontare il tema della green economy dovremmo agire a 360 gradi, dai meccanismi fiscali alla stessa legge di Stabilità; mi piacerebbe che quella dell’anno prossimo avesse il segno di una sfida su una nuova economia a misura d’uomo». Proprio quello che la legge di Stabilità 2016, Collegato ambientale o meno, continua a non avere.