La qualità della vita a Livorno è buona, buonissima, praticamente un disastro

[29 dicembre 2014]

A Livorno si vive bene. La città è a misura d’uomo, e per respirare il mare basta aprire la finestra. Per goderselo poi, sdraiati sugli scogli che cingono la città, basta poco: ciabatte, asciugamano e una temperatura ambientale gradevole (il cambiamento climatico, si sa, non porta solo svantaggi). È questa la vulgata comune attorno alla città labronica, ma vale soltanto per quelli che un minimo già possono godersela. Lavoratori in cassa integrazione, disoccupati, morosi e senza casa non rientrano di norma nella categoria, e per loro sembra esserci poco spazio anche all’interno delle classifiche nazionali sulla qualità della vita.

Perché se errare è umano, perseverare – si sa – è diabolico, e nei criteri scelti per dare i voti alla città (o meglio, alle province) al Sole 24 Ore e Italia Oggi, i due principali quotidiani economici del Paese, qualcosa proprio non convince. Secondo la voce della Cna, Livorno è l’outsider, la novità dell’edizione 2014 nella loro classifica sulla qualità della vita, pubblicata oggi: per quanto riguarda l’indice specificamente legato al tenore di vita la città «ottiene il 13esimo posto, con un balzo di 42 posizioni rispetto allo scorso anno». Noi, che da Livorno scriviamo, strabuzziamo gli occhi. Vero è che l’erba del vicino è sempre più verde, ma o nelle altre città e province d’Italia la situazione è ancora peggiore di quanto sia lecito pensare, oppure qualcosa non torna.

Eppure anche il quotidiano di Confindustria, a inizio mese, poneva Livorno all’11esimo posto nella classifica (anche questa sulla qualità della vita, sì) nazionale, proprio a ridosso dai 10 nomi che contano. Il commento del giornale è stato poi conciso: «Siena vivibile, Livorno benestante, Prato intraprendente».

Come possono due classifiche così simili sulla qualità della vita (uscite a meno di 30 giorni di distanza l’una dall’altra) porre una Livorno in 11esima posizione e l’altra 39esima è un mistero, ma la distanza in assoluto più preoccupante è un’altra. Quella tra le classifiche su carta e la realtà. Per dare qualche numero diverso qui a Livorno, come ha riassunto per noi Maurizio Strazzullo, segretario generale della Cgil labronica,  «dal 2008 ad oggi abbiamo perso qualcosa come 20mila posti di lavoro. Livorno ha la percentuale di neet (Not engaged in education, employment or training, ndr), ovvero giovani che non studiano e non sono in cerca di occupazione, più alta della Toscana e tra le più alte in Italia».

Mentre scriviamo Regione Toscana, amministrazioni locali, e governo stanno lavorando per varare un Accordo di programma per salvare la città dal baratro, e nonostante tutto aumentano le realtà aziendali in fuga: ultima in ordine cronologico la società che gestisce il call center (!) People Care, con circa 400 posti di lavoro in ballo.

Oltre che a leggerle e commentarle, sarebbe bene domandarsi se queste classifiche sulla qualità della vita abbiano un senso o siano fuorvianti, per come oggi formulate. Talvolta, vale lo stesso che con le previsioni meteo: va bene tutto, ma aprire la finestra e dare un’occhiata fuori non è una cattiva idea.

(In foto il corteo di protesta che ha attraversato Livorno poche settimane fa)