Crisi e territorio nella Relazione sullo stato dell’ambiente in Toscana

[20 marzo 2015]

Dopo 5 anni d’attesa viene data alle stampe una nuova Relazione sullo stato dell’ambiente in Toscana, presentata ieri a Firenze. In un solo documento vengono assommate le competenze delle varie realtà regionali che si occupano, nel loro operato quotidiano, di monitorare l’ecosistema toscano con i suoi sottoinsiemi sociali e economici, in tutti i loro strettissimi rapporti.

Regione, Arpat, Arrr, Ars, Irpet e Lamma si sono prodotte in un’analisi che arriva quasi al termine dell’attuale legislatura, e peraltro in un momento dove proprio l’ambiente – visto attraverso il Piano paesaggistico, ancora oggi oggetto di contrattazione – si trova al centro di un infuocato dibattito. I numeri contenuti nelle 152 pagine della dettagliata relazione non sempre riescono ad essere al passo con l’attualità, come accade in ogni studio statistico che necessiti di importanti moli di dati (e di corrispettive analisi), ma ha il pregio di seguire i contorni dell’ambiente toscano lungo anni di crisi che hanno lasciato tracce profonde nella nostra Regione, e suggerisce le tendenze di quant’altro potrà adesso accadere.

«Dirò subito che, sfogliando le pagine, si nota – osserva Anna Rita Bramerini, assessore toscano all’Ambiente – un miglioramento generale delle varie matrici ambientali. È un segno che ci conforta e dimostra che abbiamo lavorato». L’analisi contenuta nella Relazione spazia dai cambiamenti climatici, alla green economy, passando per numerose determinanti ambientali, organizzate secondo il modello Dpsir (Driving forces, pressure, state, impact), proposto nel 1999 dall’Agenzia europea per l’ambiente (Eea). È impossibile riassumere in poche battute una documentazione tanto vasta, ma se c’è un filo rosso che emerge con maggior forza da queste pagine è quello che lega l’andamento della crisi economica, incessante in questi anni, con gli impatti delle attività umane sull’ambiente.

Rispetto al 2008, si legge nella Relazione, «il prodotto interno lordo toscano realizzato nel corso del 2013 è più basso, in termini reali, di circa il 5,6%. Il numero dei disoccupati toscani è cresciuto di oltre 70 mila unità», e in particolare circa un terzo dei giovani tra 15 e 24 anni è disoccupato.

«Nonostante queste dinamiche, la Toscana continua a presentare una marcata specializzazione industriale: l’occupazione nei settori industriali è infatti superiore a quella che viene mediamente registrata nelle altre regioni». E questo anche se è stato proprio il settore manifatturiero quello che è stato più colpito: «Nel periodo 2008-2013 il valore aggiunto dell’industria è calato del 21%».

La specifica realtà economica della Regione va così inevitabilmente a riflettersi sulle determinanti degli impatti ambientali. Nonostante il suo declino degli ultimi anni, «l’industria continua ad essere la principale fonte di emissioni in atmosfera, di domanda energetica e di produzione di rifiuti speciali», e il secondo “osservato speciale” rimane il comparto della logistica e dei trasporti; l’importante è non scivolare in facili generalizzazioni.

Per quanto riguarda i gas serra, ad esempio, è bene ricordare come le maggiori emissioni derivino dal riscaldamento domestico (26% in termini di CO2 eq). La produzione di rifiuti urbani, a partire dal 2011, è invece consistentemente diminuita (-5,6% nel 2011, -4,2% nel 2012 e -1,5 nel 2013), in una percentuale che nel triennio è stata pari al 10,8% rispetto al dato del 2010. In modo analogo è diminuito il dato pro capite, comunque tra le più alte a livello nazionale, mentre la percentuale delle raccolte differenziate a scala regionale dal 2009 al 2013 è di +6,96 punti. In ogni caso, nel 2013 «ancora il 29% dei rifiuti indifferenziati è stato smaltito tal quale in discarica, l’8% è stato incenerito, mentre il restante 63% è stato avviato in impianti di trattamento meccanico o meccanico biologico».

Per quanto riguarda invece il disaccoppiamento tra produzione di rifiuti e andamento del Pil regionale, le osservazioni variano a seconda dell’oggetto e delle tempistiche di riferimento: «Il disaccoppiamento tra produzione di RU e PIL – si legge – è netto nel periodo 2011-2012: nel 2011, con una diminuzione degli RU a fronte del leggero aumento del PIL; nel 2012, con il PIL che diminuisce ai livelli del 2009, mentre gli RU diminuiscono, comunque, in misura molto maggiore. Il disaccoppiamento tra produzione di RS e PIL è netto nel periodo 2010-2011, con la diminuzione degli RS in entrambi gli anni del biennio a fronte dell’andamento del PIL». Dati che, è comunque bene sottolineare, soprattutto nel caso dei rifiuti urbani scontano una condizione di cronica incertezza informativa, denunciata da ultimo anche dal direttore dell’Ispra in una letio magistralis svoltasi proprio nella toscanissima Pisa. Quel che senza dubbio è cresciuto, dal 2011 a oggi, è il numero di siti toscani  interessati da bonifica, passato da 2681 a 3114 siti nel 2014. La crisi economica, con la conseguente chiusura di industrie, ha evidentemente lasciato anche in questo campo un segno del suo passaggio.

Oltre alle problematiche, la Relazione non manca di sottolineare anche le opportunità per il territorio. «Conoscendo il settore di attività delle imprese, adottando questa accezione, si può dire che la green economy occupa in Toscana circa il 2.2% degli addetti alle imprese (al quale andrebbero aggiunti tutti gli addetti delle amministrazioni locali che si occupano della tutela ambientale): circa 14.460 sono impiegati nella raccolta, trattamento e fornitura di acqua, 7.590 nella raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti e recupero dei materiali, 1.600 nel settore energetico. Possiamo sapere, quindi, quante sono le imprese che operano su mercati formalmente riferibili ad ambiente/energia, anche se non è detto che queste imprese abbiano un ridotto impatto ambientale e/o che il loro processo produttivo sia ecosostenibile».

Numeri, questi, ancora troppo piccoli per una realtà come quella Toscana – che, nonostante tutto, rimane nel settore una punta d’eccellenza a livello nazionale –, dove praticamente ogni livello amministrativo dichiara di voler puntare con decisione proprio sulla green economy per un rilancio dopo anni di crisi. Numeri, soprattutto, ancora incerti e aleatori, a riconferma di quanto sia preziosa l’attività d’indagine scientificamente fondata in un settore come quello della green economy, e come quanto questa debba essere potenziata; ricerca e corretta comunicazione sono e rimarranno pedine fondamentali dove investire se si vorrà davvero puntare sull’economia verde come cavallo di battaglia per la Toscana.