Renzi dice addio al semestre Ue di presidenza italiana. Gli ambientalisti: è stato un flop

Il Wwf: «È stato mancato l’impegno assunto». Ma una speranza rimane, e arriva dopo Charlie Hebdo

[13 gennaio 2015]

Il semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea passa oggi definitivamente di mano da Roma a Riga, la capitale della Lettonia. Si conclude così l’esperienza di quel semestre europeo a marchio italiano che è iniziato l’estate scorsa, annunciato come un’iperbole di successi dal premier Matteo Renzi e rivendicato come tale – nel suo discorso di chiusura al Parlamento europeo – anche oggi. «L’Italia – ha sottolineato Renzi – se vuole stare nella competizione globale deve cambiare, in questi sei mesi abbiamo fatto molto». Ma è davvero così? Guardando alla sostenibilità, la risposta è no.

All’alba del nostro semestre europeo, il luglio scorso, il ministro dell’Ambiente Galletti annunciava ai colleghi europei le linee programmatiche dell’Italia, parlando di rinascimento economico e sociale: «Oggi le priorità per l’Italia sono crescita economica e occupazione, che per noi significa “crescita verde” che genera nuova occupazione duratura. Sono convinto infatti che se c’è un “decoupling” che l’Europa deve perseguire, disaccoppiando la crescita economica dal consumo di risorse naturali, ce n’è un altro che deve chiudersi: la separazione culturale e di strategie fra sviluppo tout court e sviluppo sostenibile, fra green economy ed economy. Lo sviluppo del futuro sarà sostenibile o non sarà sviluppo, ma aggravamento dei problemi ambientali con gravi ricadute sociali e politiche. Il lavoro del futuro o sarà legato ad un modello di sviluppo globale sostenibile o sarà occupazione fittizia, ancorata a tecnologie del passato, a visioni economiche superate, occupazione di retroguardia, in prospettiva perdente».

Il risultato di questi buoni propositi è che la disoccupazione ha continuato a macinare record negativi, anche perché si è scelto di lasciar andare in cavalleria l’economia verde. Il “decoupling”, il disaccoppiamento richiamato da Galletti è ancora al di là da venire: sia dal punto di vista del consumo di risorse naturali (e produzione di rifiuti), sia soprattutto da quello culturale. Una critica che il mondo ambientalista non manca di rimarcare. «Mai come in questo momento – dichiara oggi il Wwf Italia – sarebbe stato necessario chiedere un cambio di passo dell’Europa dal  fiscal compact al  wellbeing compact: dall’attenzione prioritaria, sin qui prestata, agli equilibri finanziari e alle banche alla priorità da dare al ben-essere nelle decisioni economiche e sociali». Invece il governo guidato dal premier Renzi «non è stato all’altezza dei suoi propositi nel presentare un messaggio forte che lanciasse una proposta innovativa del nostro Paese per uscire dalla crisi su scala continentale, un nuovo  Patto capace di coniugare la salute dei sistemi naturali con il reale benessere e sviluppo della società,  nel rispetto dei principi di equità, innovazione e efficienza nell’uso delle risorse».

Passando in rassegna gli appuntamenti fondamentali che il semestre europeo a presidenza italiana ha incrociato nel suo cammino, il Wwf ricapitola pro e contro di cui il governo si trova responsabile più di altri in Europa. «Sul pacchetto Clima ed Energia 2030 è sicuramente positivo essere arrivati a Lima ad una prima definizione dei target, ma il risultato è stato debole, al di sotto di quanto ci si aspettava dall’Unione Europea stessa, anche in vista dell’accordo globale sul clima». Che difatti si è concluso in Perù con l’ennesimo flop. Sull’attuazione della Convenzione internazionale sulla Biodiversità, durante l’evento svoltosi in Corea del Sud lo scorso ottobre, sono invece «arrivati segnali positivi con la definizione di misure e azioni concrete per accelerare l’implementazione del Piano strategico per la Biodiversità 2011 e 2020». Mentre, aggiungiamo noi, l’approccio della nuova Commissione europea a guida Juncker – insediatasi solo da pochi mesi – è stata un disastro completo sotto il profilo ambientale, con la scelta di commissari giudicati su più fronti assolutamente non adatti a ricoprire i ruoli assegnati, e la richiesta di stralciare le direttive sulla qualità dell’aria e l’economia circolare. Richiesta alla quale, bisogna rendere atto, il ministero italiano dell’Ambiente si è fortemente opposto, senza però riuscire a raggiungere risultati soddisfacenti.

In definitiva, per il Wwf «è stato mancato l’impegno assunto dal premier Renzi per una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, dichiarato nel programma “Europa un nuovo inizio” presentato l’1 luglio 2014 in occasione dell’inizio del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea». Nostro malgrado ci troviamo d’accordo. Eppure un filo di speranza per l’Europa rimane nonostante tutto ancora saldo, ed è stato offerto a tutti i suoi cittadini dall’entusiasmante spettacolo delle milioni di persone unite e vitali, in tutto il Vecchio continente, che hanno manifestato insieme dopo l’attentato terroristico verso Charlie Hebdo, in difesa dei nostri valori comuni: libertà, uguaglianza, fratellanza. Gli stessi alla base di uno sviluppo sostenibile: se sapremo mantenere saldi i primi, non mancheremo di raggiungere l’obiettivo.