Rosetta e la cometa, una storia di progresso e speranza a prezzo stracciato

Arrivare dove nessuno è stato mai prima è costato a ogni cittadino europeo solo 3,5€

[14 novembre 2014]

Non è la prima volta nella storia dell’umanità che verità e progresso si cercano inseguendo una cometa, ma per riuscire ad afferrare davvero quella fiamma nel cielo abbiamo dovuto aspettare Rosetta e il suo lander Philae. Indipendentemente da ciò che la sonda riuscirà a scoprire – le ipotesi più ambiziose vanno dall’origine del Sistema solare a quella della vita sulla Terra, ma le difficoltà tecniche della missione rimangono enormi –, ciò che abbiamo già visto è la gigantografia dell’eccellenza scientifica d’Italia e d’Europa, la testimonianza di cosa ancora il Vecchio continente è in grado di dare al mondo quando riesce a far sistema. Tutto ciò non peserà nelle tasche del cittadino medio come gli 80 euro di renziana memoria, ma se cerchiamo una ventata d’ottimismo in tempi di crisi generale è a un evento come questo che dovremmo guardare con speranza, più che nella trovata del premier.

Prima dunque che la storia di questo straordinario successo vada diluendosi nell’avvilente cronaca mainstream sarebbe utile spazzare dal campo i due punti interrogativi che comunemente minano la fiducia del cittadino verso missioni come quella di Rosetta: la spesa per affrontarle e l’opportunità di perseguirle.

Partiamo dalla prima. Al contrario di quanto si possa pensare, quello offerto da Rossetta è uno spettacolo a prezzo stracciato. Quei pignoli di Scienceogram hanno calcolato come atterrare su una cometa abbia un costo relativamente modesto: 3,5€ a persona per ogni cittadino europeo (20 centesimi di euro ogni anno nell’arco di 19 anni, per l’esattezza), il finanziatore ultimo del progetto. Non male se si pensa che il prezzo medio per godersi la trama di Interstellar al cinema è 8,5€, e siamo a realtà contro fiction.

Perché comunque spendere qualcosa come 1,4 miliardi di euro – tanto è stimato essere il costo totale della missione Rosetta, e non i 100 milioni sparati dal surreale servizio anti-scienza mandato in onda dal Tg4 – in tempi di tagli generalizzati al welfare, e con la piaga della fame che attanaglia nel mondo ancora più di 800 milioni di persone? Una domanda simile venne rivolta 44 anni fa a Ernst Stuhlinger, allora direttore scientifico della Nasa, da parte di una suora in Zambia che chiedeva quale senso potesse avere investire tante risorse nell’esplorazione dello spazio. La risposta di Stuhlinger (tradotta riga per riga in italiano dai colleghi del Post) arrivò lunga e dettagliata, e di migliori è difficile trovarne.

«Lo statunitense medio – scrisse – con un reddito annuo di 10mila dollari paga circa 30 dollari, con le imposte, per il programma spaziale». Una somma tutto sommato accettabile, in rapporto allo scopo prefisso, e con ricadute positive nei rami più importanti e disparati. «Lavorando al programma spaziale – osservò Stuhlinger posso dare il mio contributo per alleviare e forse risolvere gravi problemi come la povertà e la fame sulla Terra». I progressi tecnologici e scientifici legati all’esplorazione spaziale si rendono disponibili per migliorare la vita sul nostro Pianeta:  «I progressi significativi nella soluzione di problemi tecnici non sono spesso realizzati attraverso un approccio diretto, ma tramite obiettivi più grandi e ambiziosi che portano a una maggiore motivazione per l’innovazione, che spingono l’immaginazione oltre e fanno sì che gli uomini diano il loro meglio, e che innescano catene a reazione».

Lo stesso è lecito aspettarsi dalla missione Rosetta e dall’Esa (l’European space agency) in generale. Tagliare «il 3 per mille del prodotto interno lordo nazionale», ovvero il costo dell’allora programma spaziale Usa, non avrebbe portato l’uomo sulla Luna e neanche i progressi scientifici e materiali legati a quella conquista, e senza dubbio non sarebbe bastato perché nessuno sulla Terra soffrisse più la fame. Gli investimenti in cultura e innovazione comportano sempre un elevato rischio di fallimento, certo, ma sono uno degli elementi in assoluto più determinanti del progresso (o del declino) che ci aspetta come genere umano. Senza questo tipo di investimenti non solo potremo scordarci di esplorare l’immenso spazio che circonda il nostro Pianeta, ma con tutta probabilità non riusciremo neanche a salvare il nostro minuscolo gioiello blu che brilla nel Sistema solare. L’unica strategia per riuscirci è quella di pensare a lungo termine, investire in conoscenza e avere la pazienza per non sovrasfruttare ancora le scarse risorse fisiche ed energetiche a nostra disposizione, almeno finché le tecnologie giuste per darci nuove e sostenibili soluzioni non saranno pronte.

Fare il passo più lungo della gamba sta portando la nostra civiltà all’autodistruzione, ma una via di fuga è ancora presente. Quando Rosetta venne pensata 20 anni fa sembrava utopia, ma alla fine la sua cometa è riuscita ad agguantarla.

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