Se Keynes fosse vissuto oggi sarebbe un ambientalista?

Riflessioni ambientali semiserie in viaggio tra Cambridge e Londra, sulle orme del grande economista

[29 maggio 2015]

Dipinto Keynes al King's College

Nella vita può capitare di imbattersi continuamente sul proprio cammino in personaggi famosi del passato che finiscono per diventare delle guide, a volte ingombranti, a volte silenziose, ma in qualche modo sempre presenti sullo sfondo delle nostre giornate. È quello che mi sta succedendo in questi giorni di visiting a Cambridge. Ovunque mi giri vedo Keynes, e non si tratta di allucinazioni. All’ingresso della Common Room del King’s College campeggia il suo ritratto (uno di quelli che gli assomiglia maggiormente, mi assicura uno dei fellows storici del college ora in pensione, mentre critica scuotendo la testa i giovani economisti di oggi, incapaci anche di discutere di un qualsiasi tema di economia che esuli un minimo dal loro campo d’interesse).

Vado a Grantchester, pochi chilometri fuori città, nella residenza di Rupert Brooke dove s’incontrava il gruppo di Bloomsbury e dappertutto ci sono foto, aneddoti e ricordi della vita di Keynes con gli altri membri del gruppo. Uno di questi narra di un precipitoso viaggio in moto di Keynes da Cambridge a Londra per intervenire alla Banca d’Inghilterra e fronteggiare un’improvvisa crisi sui mercati finanziari. Pochi giorni dopo, quasi seguendo le sue orme, mi trasferisco a Londra col mio collega Massimiliano Montini per una riunione del nostro gruppo di ricerca R4S allo University College London, e ovviamente m’imbatto nella casa al numero 46 di Gordon Square dove Keynes visse gli ultimi 30 anni della sua vita (e dove prima di lui aveva vissuto Virginia Woolf).

Naturalmente, data la fama di Keynes, non è sorprendente che qua mi imbatta in lui di continuo. D’altronde il personaggio in questione non è uno che sia passato inosservato. Pochi economisti hanno influenzato la storia dell’economia e del pensiero economico quanto lui. Tutt’oggi il mondo accademico sembra dividersi tra il pensiero “mainstream” neoclassico e quello keynesiano, in una delle sue tante forme in cui i seguaci hanno ritenuto di declinarlo (neokeynesiani, postkeynesiani… forse anche in qualche caso pseudokeynesiani visto quanto talora è citato a sproposito). L’eredità di Keynes tocca tutti gli aspetti dell’economia moderna, ma ovviamente il buon John Maynard non si è mai occupato di ambiente, dato che al tempo il problema ecologico non si poneva proprio. Eppure c’è un pensiero fisso che mi martella il cervello mentre attraverso i prati del King’s College (o meglio non li attraverso, dato che il privilegio di calpestarne l’erba è riservato ai fellows): ma se Keynes fosse vissuto oggi sarebbe un ambientalista? Cosa penserebbe dell’economia ambientale?

Da un lato una delle sue affermazioni più famose (“nel lungo periodo saremo tutti morti”) fa pensare che le nozioni di sostenibilità, con la loro dimensione intergenerazionale, sarebbero state distanti dai suoi interessi. Ma dall’altro lato l’amicizia e la stima reciproca che hanno legato per tutta la vita Keynes e Pigou, i due maggiori allievi di Marshall al King’s College, pur con le loro differenze d’opinioni e mantenendo ciascuno le proprie idee in campo economico, mi portano a pensare che Keynes non sarebbe stato estraneo alla necessità di internalizzare le esternalità proclamata da Pigou, e oggi assurta a faro guida delle politiche ambientali. E poi c’è l’aspetto umano, quello che da sempre mi affascina maggiormente scoprire dietro la facciata del grande pensatore. Nei suoi scritti privati Keynes celebra spesso Grantchester come un buen retiro dove ritemprare il corpo e la mente, un’oasi di pace immersa nella natura e nel verde della campagna inglese. Sembra insomma esserci in lui una componente sensibile all’ambiente e pronta a riconoscere quello che oggi chiameremmo il valore economico dei servizi offerti dalla natura (espressione che, lo ammetto, fa perdere tutta la poesia, ma che rende l’idea dell’importanza spesso sottovalutata delle risorse naturali per il loro impatto su tanti aspetti economici rilevanti: salute, benessere, produttività, turismo, ecc).

E allora azzardo un’ipotesi: data la sua passione per gli investimenti ed evidentemente anche per la bellezza della natura circostante, se fosse nato oggi Keynes avrebbe probabilmente investito nelle tecnologie rinnovabili. Forse comprendendo, data la sua lungimiranza negli affari, che investire oggi nelle rinnovabili è l’unico modo per evitare di avverare con largo anticipo la sua proverbiale affermazione: “nel lungo periodo saremo tutti morti”.