Podemos e sinistre alternative e nazionaliste sopra il 40%, il PSOE fatica e crolla il Partito Popolare al governo

Toh, in Spagna rispunta la sinistra “radicale”… ma è parecchio giovane e poco nostalgica

Nei sondaggi supera socialisti e popolari e diventa primo partito

[4 novembre 2014]

Ieri, nel suo tour di fabbriche preventivamente svuotate dai “cattivi” della FIOM-CGIL,  il nostro dinamico premier ha sciorinato la sua visione compiutamente interclassista, nella quale la sinistra è un vecchio ingombro del passato e padroni e dipendenti hanno gli stessi bisogni (anche se non gli stessi doveri e diritti). Una società pacificata – speriamo senza le manganellate che stanno fioccando in questi giorni – dove il conflitto di classe è definitivamente estinto, mentre la stessa sorte toccherà a quella sinistra cattiva, residuale, antistorica che ormai «Vuole il male del Paese».

Qualcuno, compreso chi scrive, trova abbastanza strano che per uscire dalla visione novecentesca della società e del lavoro si debba tornare   all’800 spacciato come modernità ed anche l’esaltazione del buon imprenditore come dominus di questa Italia interclassista e neo-democristiana poi deve fare i conti con quell’imprenditoria (forse non maggioritaria ma molto corposa e famelica) che ci ha mostrato domenica Report, partendo dal semplice piumino delle oche spennate vive in Ungheria, per arrivare alla brutale delocalizzazione capitalistica dei grandi marchi e delle grandi firme ed al lavoro da schiavi in Romania e nella Transnistria, l’autoproclamato Stato-mafia che inalbera ancora la bandiera sovietica con la falce e martello ma che   attira l’imprenditoria criminale italiana che odia la CGIL e i sindacati “comunisti”.

Renzi farebbe bene a non far finta, mentre stringe la mano ad imprenditori che hanno espulso la FIOM dalle loro fabbriche, che nel suo favoloso Paese pacificato non esista la classe imprenditoriale che è colpevole e ispiratrice politica della crisi infinita che viviamo  (“il vostro programma è il nostro programma. Sono Uno di voi” diceva Berlusconi ai meeting della Confindustria.. ed era vero), così come dovrebbe pensarci un po’ su prima di derubricare gli operai di Terni, Livorno, Piombino, Taranto e delle mille fabbriche che vivono la disperazione della desertificazione industriale sulla carne delle loro famiglie, come reperti del passato e le loro idee di giustizia e lavoro come cianfrusaglie ideologiche ormai fuori moda.

Farebbe male a pensarlo e crederlo sia lui che quel che resta di organizzato del suo Partito trasformato in una enorme ed episodica Leopolda mediatica perché, nonostante la crisi autolesionista della sinistra italiana, frutto di una inesplicabile cialtroneria politica, alla fine quel vuoto potrebbe essere riempito da qualcuno e non necessariamente dalla comoda alleanza tra i reperti fossili della sinistra del PD e la frantumata Sinistra radicale che continua a contemplare l’ombelico del suo velleitarismo.

Potrebbe ad esempio succedere quel che sta accadendo in Spagna dove una formazione di giovani radicalmente di sinistra, Podemos, sta provocando in sisma che sta terremotando i due partiti dell’interclassimo alla Renzi , il democristiano PPE e il socialdemocratico PSOE, e risucchiando la sinistra storica che si era rifugiata in Izquierda Unida (IU), mentre regge quella alternativa di Unión, Progreso y Democracia  (UPyD).  Podemos è un movimento magmatico che sta attirando i delusi ed i profughi della sinistra storica e Pablo Iglesias è l’unico dei leader dei 7 più grossi partiti spagnoli a superare il 50% di gradimento, mentre il premier Rajoy è a meno 63 e la vice.premier  Soraya Saénz de Santamaría a -45.

Secondo un sondaggio pubblicato ieri da El País – e preso molto sul serio da tutti i Partiti – se si votasse oggi Podemos, erede e portavoce del movimento degli Indignados, sarebbe il Partito spagnolo più votato, con il 27%, mentre il PPE, che stravinse le elezioni polemizzando con sindacati e “vecchia” sinistra, crollerebbe al 20,7%, diventando il terzo partito dopo il PSOE, staccato da Podemos di 1,5 punti.

Come scrive El País, «Mai prima una formazione creata di recente aveva avuto un’aspettativa di voto così alta come quella che Podemos ha ricevuto in soli 8 mesi di vita». Il Partito di Pablo Iglesias aveva già ottenuto un risultato eccezionale, il 10,7% alle elezioni europee che ora  consolida in maniera inarrestabile a 7 mesi dalle elezioni locali (dove Podemos correrà probabilmente alleato con la sinistra radicale) e ad un anno da quelle nazionali. Se si mettono insieme le intenzioni s di  voto per Podemos e quelle di IU (3,8%, meno 1,4%) e di  UPyD (3,4%), la sinistra alternativa spagnola arriva ad un siderale 34,9%, più di Sryza in Grecia, al quale andrebbero probabilmente aggiunti i voti della sinistra nazionalista catalana, Esquerra Republicana (in fortissima crescita), e di quella basca che permetterebbero di superare agevolmente il 40%.

Certo, i sondaggi sono influenzati anche da quella che in Spagna chiamano la “Semana negra de la corrupción” che ha inghiottito il governo del Partido Popular di Mariano Rajoy, ma secondo El País, i risultati del sondaggio «Permettono di anticipare la fine del ciclo della politica spagnola» e di solito in Spagna le previsioni della vigilia sono azzeccate.

L’irruzione di Podemos, con il suo radicalismo di sinistra fortemente classista stile Occupy Wall Street, (l’1% dei ricchissimi che sfrutta il 90% dei poveri) che mischia alcune suggestioni ambientaliste e  “grilline”  (uscita dall’euro e fortissima critica all’Unione europea) cambia il panorama politico egemonizzato da PP e PSOE  e mette al centro una forza politica molto giovane che, a differenza di Renzi, se la prende con le banche rapinatrici  (che vuole nazionalizzare) e con un’imprenditoria della rendita che ha devastato la spagna con il cemento di villaggi turistici e città fantasma e grandi opere inutili.

Una sinistra che forse non attira i moderati – il PP crolla al 20,7%, aveva vinto le elezioni del 2011 con percentuali più che renziane: 44,6% – che si rifugia in una schifata astensione, ma che erode i consensi della sinistra moderatissima e con tentazioni renziane del PSOE, che cala al 26,2%, meno del disastroso 28,7% del 2011, non riuscendo a tenere il già deludente  30,9% delle europee, che però aveva fatto illudere i socialisti di Pedro Sánchez  di un prossimo ritorno al governo.

E’ Podemos – che al Parlamento europeo fa parte del gruppo Sinistra Europea e vota costantemente con i Verdi ed odia la destra populista e neo-fascista –  a raccogliere  la rabbia e la voglia di giustizia sociale degli spagnoli, mentre UPyD e Izquierda Unida non sembrano più rappresentare una scelta per gli  indignados e questo fa dire a El País  che «Il bipartitismo potrebbe essere un reliquia entro un anno e si prospetta un Parlamento frammentato, pero a favore soprattutto di Podemos» e non delle formazioni della sinistra tradizionale.  Il successo di Podemos si alimenta degli errori altrui, anche  molti spagnoli (come succede per il M65S in Italia) pensano che il Partito di Iglesias non abbia le idee chiare, ma Podemos non direbbe mai “peste rossa”del PSOE e dei suoi alleati con i quali polemizza comunque duramente, anche perché il rosso – magari con una nuova e più vivace tonalità degli anni 2000 e il viola della Repubblica spagnola antifascista – è un colore che piace molto ai suoi giovani militanti, che sono sempre più ben visti dagli spagnoli, che stanno trasformando il disincanto e la resa in una nuova sinistra ancora in costruzione.

Farebbe bene a stare attento anche Renzi a quel che succede in Spagna (e Grecia e Portogallo), perché la vecchia sinistra, buttata fuori dalla porta girevole del PD, può rientrare dalle mille finestre sfondate di una società in sofferenza e rivelarsi molto più agile, giovane, veloce e smart di D’alema, Bersani o Rosy Bindi.