Negli Usa la relazione del presidente Cftc, Commodity futures trading commission

Trading automatico per le materie prime: in Borsa nel 50% dei casi decidono le macchine

Cresce la speculazione sui futures dominata da algoritmi, con rischi di turbolenze sistemiche. In Italia chi se ne occupa?

[23 ottobre 2015]

finanza borsa mercati

Anche i lupi di Wall street sono a forte rischio disoccupazione tecnologica, rimpiazzati da software: il trading automatico, ovvero le operazioni di borsa gestite in autonomia da macchine a velocità impensabili per una mente umana, è ormai protagonista nel mercato delle commodity. Gli scambi di futures in Borsa vengono condotti da un algoritmo in almeno il 50% dei casi quando hanno per oggetto metalli o materie prime energetiche, e nel 40% delle occasioni in cui sono invece coinvolte materie prime agricole. Una tendenza cui non sono immuni neanche i titoli del Tesoro americano: in questo caso, gli algoritmi dettano le regole del gioco addirittura nel 60% dei casi.

È quanto denunciato da Timothy Massad, presidente della Commodity futures trading commission (Cftc), nella sua ultima relazione sulle prospettive dei titoli di Stato Usa, puntando il dito su una tendenza che domani ormai la totalità dei mercati finanziari mondiali. A quale prezzo?

L’utilizzo sempre più diffuso dell’High-frequency trading, ovvero del trading ad alta velocità, solleva «questioni fondamentali riguardanti la struttura del mercato», evidenzia Massad. «Alcuni sostengono che trading automatizzato ha creato un mercato più efficiente, che la velocità ha portato benefici significativi in ​​termini di costi di transazione ridotti, una migliore individuazione dei prezzi, una maggiore liquidità e maggiori collegamenti in tutti i mercati. Ma altri si chiedono se la velocità vale la pena».

Nella sua relazione, Massad punta con forza sulla necessità di «concentrarci sui controlli, in modo da minimizzare il rischio di turbolenze», che puntualmente si verificano. «Credo che tutti questi punti interrogativi meritino considerazione, e noi del Cftc non vediamo l’ora di partecipare a questa discussione». In Europa e in Italia in particolare, invece, il dibattito su questi temi stenta incomprensibilmente a decollare, nonostante i mercati delle materie prime siano negli ultimi mesi costantemente al centro delle preoccupazioni internazionali per le loro implicazioni sulla crescita economica globale.

L’uso sempre più spregiudicato del trading automatico porta a profonde e rapidissime oscillazioni di mercato, che coinvolgono settori vitali per l’economia reale (e la vita delle persone, basti pensare alla speculazione sulle commodity agricole). Dietro la programmazione del software lasciato poi libero di operare in Borsa c’è la presenza tangibile di una mente umana, ma la velocità e la rapacità con la quale le operazioni speculative si dipanano non permettono ad attori umani di esercitarvi un reale controllo. Questo – aggiungiamo agli interrogativi di Massad – non inficia anche la tenuta democratica delle nostre società? È un dibattito che non vediamo l’ora cominci, questo sì, anche all’interno delle nostre stanche istituzioni.