Un grado di troppo: a un mese dalla Cop 21 di Parigi, gli impegni per il clima non bastano

I piani di tagli alle emissioni presentati dai paesi non bastano: la temperatura sale di +2,7-3 °C

[30 ottobre 2015]

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La prossima Conferenza Onu sul clima inizierà tra un mese esatto a Parigi, con un obiettivo determinante: raggiungere un accordo globale che limiti l’avanzata del riscaldamento globale entro +2 °C rispetto ai livelli pre-industriali, la soglia di sicurezza oltre la quale gli impatti dei cambiamenti climatici si prevedono catastrofici. I negoziati inizieranno il 30 novembre nella capitale francese per concludersi, e in 12 giorni la quadratura del cerchio andrà trovata.

Rispetto alle fallimentari Cop che l’hanno preceduta, quella di Parigi si appresta ad iniziare all’insegna di un impegno politico maggiore. Prima l’Unione europea, poi gli Usa e la Cina (rispettivamente il terzo, secondo e primo emettitore di gas serra al mondo) si sono impegnati a tagliare le proprie emissioni di CO2, e questo – secondo autorevoli analisti come lord Nicholas Stern – rende «sempre più probabile che il mondo possa evitare di superare i 2 °C» di riscaldamento globale.

La cattiva notizia è che questo auspicio al momento rimane solo tale. Gli impegni adottati finora dai Paesi del mondo che si riuniranno a Parigi non bastano per evitare un cambiamento climatico catastrofico. È quanto spiega oggi direttamente l’Unfccc, l’organismo Onu che organizza e presiede la Conferenza sul clima. Nel suo nuovo Synthesis report on the aggregate effect of the intended nationally determined contributions, l’Onu esamina in dettaglio gli oltre 140 piani di tagli alle emissioni (Indcs) che i Paesi del mondo hanno depositato sul suo tavolo entro il 1 ottobre 2015: la conclusione, illustrata dalla segretaria esecutiva dell’Unfccc Christiana Figueres, è che «gli Indcs hanno la capacità di limitare il previsto aumento della temperatura a circa +2,7 °C entro il 2100». Un risultato definito come «del tutto insufficiente», anche se si tratta di un aumento di molto inferiore rispetto «ai 4, 5 o più gradi stimati prima degli Indcs». Altre analisi, come quella condotta dal Joint research center dell’Unione europea, conducono a risultati simili: i tagli alle emissioni decisi finora non bastano, e anche se venissero correttamente implementati condurranno comunque a un aumento delle temperature di 3 gradi centigradi. Un grado di troppo.

La Conferenza Onu di Parigi, se vorrà raggiungere lo scopo prefisso, non potrà limitarsi alla solita parata di belle parole e pacche sulle spalle. La buona notizia è che la battaglia contro i cambiamenti climatici non è ancora persa, ma servono obiettivi più ambiziosi. Quanto più ambiziosi? Secondo l’analisi congiunta dell’International institute for applied systems analysis e del Potsdam institute for climate impact research, appena pubblicata su Nature, il pallino del gioco rimane in mano agli Usa e all’Europa: i ricercatori ritengono infatti improbabile che la leadership contro il cambiamento climatico possa davvero passare alla Cina. Se Ue o Usa lanceranno obiettivi ambiziosi di riduzione della CO2, però, il mondo seguirà.

Secondo l’analisi dei ricercatori, per rimanere entro i 2 °C, gli Stati uniti dovrebbero ridurre le proprie emissioni del 50% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010 (adesso l’impegno è a tagliarle del 22-24%); in alternativa, l’Ue dovrebbe tagliare la CO2 del 60%, anziché del 27% come annunciato nell’ultimo pacchetto clima-energia (dove il target individuato è -40% rispetto al 1990, equivalente a un -27% rispetto al 2010). Sono pressappoco gli stessi numeri fornite dalle associazioni ambientaliste più di anno fa, le cui critiche sono state al tempo ignorate dall’Unione europea.

Sia chiaro, l’obiettivo proposto dai ricercatori è impegnativo ma tutt’altro che impossibile. Sotto il cappello dell’Onu sono già state completate analisi e proposte operative in merito, e il Deep decarbonization pathway project (Ddp) ne è forse l’esempio più lampante. Per la prima volta, quest’anno anche l’Italia è entrata a far parte del progetto (con Simone Borghesi, uno degli economisti del nostro think tank Ecoquadro, come leading author), e sono state individuate tre vie per la de carbonizzazione profonda del nostro Paese: -50% di gas serra emessi nel 2050 rispetto al 1990. Tutte e tre le strade sono tecnologicamente già percorribili, comporterebbero una bolletta energetica per il Paese più bassa e rallenterebbero solo di poco la crescita del Pil.

L’Italia del governo Renzi, però, come il resto dei grandi paesi del mondo, dimostra di non voler ancora fare la sua parte, e anzi promuove nuove trivellazioni petrolifere. Allontanando di un passo in più la lotta contro i cambiamenti climatici.