Problemi globali, come quelli ambientali, non possono essere risolti da soli

Vince Brexit: l’Europa è morta, viva l’Europa

Quest’Unione europea è rotta, dobbiamo trovare la forza di cambiarla: lo sviluppo sostenibile è il messaggio di progresso che può unire

[24 giugno 2016]

Britain and the EU.

Al referendum che si è tenuto ieri in Uk hanno votato più di 33 milioni di britannici, oltre il 72% degli aventi diritto, e dopo un lungo testa a testa l’ha spuntata Brexit. Il 51,9% degli elettori ha scelto la fuga, il 48,1% ha tentato di rimanere. Il risultato finale è che, oggi, tutta Europa si sveglia con amputata una parte fondamentale della sua storia,  della sua economia, della sua cultura. La stessa cultura che ha insegnato al mondo che nessun uomo è un’isola, ormai in un tempo che fu.

Sembrano oggi più lontani che mai i temi in cui Winston Churchill ebbe a dichiarare, al termine  della Seconda Guerra Mondiale dove l’apporto dell’Uk fu determinante contro i nazisti, che «la struttura degli Stati Uniti d’Europa, se costruita bene e effettivamente sarà tale da rendere la forza economica di ogni singolo stato meno importante. Le nazioni più piccole conteranno tanto quanto le grandi e guadagneranno il loro onore con il loro contributo alla causa comune». È da quella guerra che nacque l’Unione europea. Per impedire che si ripetesse, anche se tendiamo a dimenticarlo.

David Cameron – che ha appena annunciato si dimetterà nel prossimo ottobre – e i conservatori hanno perso il rischiosissimo azzardo da loro stessi lanciato con il referendum. Anche i progressisti hanno perso, con il labour di Corbyn che non è riuscito a mostrare alla Gran Bretagna i benefici di un’Europa unita. A vincere è stato il populismo spinto di Nigel Farage, innescando uno tsunami che dall’isola oltremanica rischia adesso di travolgere anche altri paesi nel cuore dell’Unione europea.

Per quanto infausta, occorre oggi sottolineare come la scelta britannica sia stata democratica, al contrario delle istituzioni Ue che da sempre difettano in democrazia. Come tale merita rispetto, e l’ottimismo della volontà ci suggerisce come da questo seme di democrazia possa crescere finalmente un’Unione europea diversa da quella che dal 2008 a oggi non ha ancora saputo rispondere alla crisi, lasciato che le disuguaglianze crescessero e – non ultimo – abbandonato quella spinta propulsiva che aveva reso il Vecchio continente faro assoluto per le politiche ambientaliste di tutto il mondo.

La paura è un’emozione assai democratica, e con Brexit ha decretato stavolta la sua vittoria sedimentando paradossi. Erede di un impero coloniale e da secoli terra di migrazioni, il Regno unito si è lasciato dividere dalla paura di un’invasione di stranieri. Non solo dall’Africa o dal Medio Oriente (anch’esso una creazione britannica), ma anche da parte dei più poveri cugini europei. Il migrante agitato come spauracchio, il volto brutto e cattivo di un mondo che anche in Italia non vogliamo vedere. E che pure si affaccia già tra noi. I migranti di oggi sono frutto di guerre sanguinose, ma anche e soprattutto di povertà, ingiustizie e mancanza di opportunità. Tutti elementi che stanno sempre più prendendo piede anche in territorio europeo, in territorio italiano. Se vuole avere un futuro – ed è fondamentale che lo abbia, in un mondo sempre più globalizzato – l’Europa deve ritrovare la forza di muoversi unita, di portare un messaggio di speranza e progresso. L’ossessione – non solo tedesca – per l’austerità senza sviluppo ha bloccato un intero continente e, dal 2008 a oggi, gli ha impedito di ritrovare una propria strada all’interno di un mondo che non cessa di cambiare.

La Gran Bretagna ha scelto Brexit perché gli è stata venduta l’illusione di un’indipendenza ormai impossibile. Il mondo è sempre stato tutto attaccato, e oggi più che mai. Al tramonto delle sovranità nazionali, creare nuove divisioni è una scelta che non paga. Problemi che riguardano tutti – dal cambiamento climatico al consumo di risorse naturali ai cambiamenti demografici al bisogno di giustizia sociale e democrazia – non possono essere risolti da soli. Questa Europa è rotta, dobbiamo trovare la forza di cambiarla: il messaggio progressista della sostenibilità ambientale, sociale ed economica rappresenta l’orizzonte cui tornare a guardare. London calling.