Ancora una risposta su Solva: ARPAT replica al sig. Baldeschi (SEL)

[17 luglio 2013]

Sull’edizione di Cecina-Rosignano del quotidiano Il Tirreno di sabato 12 luglio, è stato pubblicato un intervento del sig. Mario Baldeschi, coordinatore SEL, dal titolo: “Il mercurio sversato. Dov’era l’Arpat in quegli anni?”.

L’intervento si riferisce ad un precedente comunicato dell’Agenzia del 10 luglio , nel quale avevamo cercato di chiarire quali attività di controllo abbia svolto ARPAT in merito alla Solvay.

L’assunto da cui parte il sig. Baldeschi per le sue argomentazioni è che, secondo lui, “Da quanto descritto (nel nostro comunicato ndr) si evince che tutto è nella norma e che i controlli sono stati effettuati regolarmente secondo le prescrizioni previste negli atti autorizzativi.” Successivamente cita vari studi scientifici in merito alla presenza di mercurio e ad i suoi effetti nel mare in prossimità della Solvay.

Vogliamo dire chiaramente a Baldeschi che con il nostro comunicato non abbiamo affatto inteso dire che “tutto è nella norma”, anzi, ad esempio nel comunicato del 5 giugno abbiamo riferito come “L’attività di controllo ha evidenziato valori di solidi sospesi con continuità superiori a quelli indicati dall’Accordo di Programma e, in taluni casi, il superamento della concentrazione per alcuni parametri quali Fe, Al, Mn e B. Di tali superamenti ARPAT ha informato gli enti e le autorità competenti.”

Riguardo poi al mercurio è evidente che questo è stato scaricato per molti anni in mare, ricordiamo che fino al 1976 (legge Merli) non esisteva in Italia una normativa nazionale che regolasse gli scarichi industriali, e solo nei primi anni ottanta lo stabilimento Solvay si è dotato di un sistema di trattamento del mercurio, che poi è stato definitivamente eliminato dal ciclo produttivo nel 2007 (a seguito dell’Accordo di programma del 2003).

Su questo aspetto nella relazione conclusiva dell’attività di monitoraggio svolto dall’Agenzia fra il 2004 ed il 2008, sugli effetti degli scarichi Solvay sull’ecosistema marino sono chiaramente indicati i problemi riscontrati, con l’indicazione della ampia area interessata da concentrazioni di mercurio nei sedimenti superficiali. Una parte di questo mercurio, evidentemente quello biodisponibile, è stato nel corso del tempo trasferito alla rete trofica degli ecosistemi marini, anche se il fenomeno del bioaccumulo attualmente è, probabilmente, inferiore a quello di 15-20 anni fa. In considerazione del fatto che, a luglio 2007, l’impianto a celle di mercurio ha definitivamente cessato la sua attività, sostituito con uno, sicuramente meno impattante da questo punto di vista, a celle a membrana, è presumibile che si potranno vedere miglioramenti nei prossimi anni.

Inoltre, già in quella sede si evidenziava la necessità di riprendere l’attività di monitoraggio, oggi riproposta al Ministero, ad Ispra ed a tutti i firmatari dell’Accordo di programma del 2003.

Infine ricordiamo che è sì necessario guardare indietro per capire i problemi, ma altrettanto importante è guardare oltre, prestando attenzione ai possibili margini di miglioramento del ciclo produttivo, concentrando l’attenzione sulle condizioni che potrebbero essere poste in sede di rinnovo e modifica sostanziale dell’AIA e dell’Accordo di programma in scadenza nel 2015.

ARPAT pensa di poter dare il proprio contributo tecnico,insieme a tutti gli altri soggetti interessati, alla ricerca di soluzioni che cerchino di conciliare la tutela dell’ambiente e della salute con lo sviluppo e il lavoro. Tema complicato, non sempre concorrenziale.