Arcidosso crocevia di culture immateriali

[15 giugno 2018]

«Patrimoni Culturali Immateriali UNESCO e Sviluppo Locale». È il tema della giornata di studio prevista il 16 giugno nella Rocca Aldobrandesca, ad Arcidosso, centro di 4250 abitanti, alle pendici del Monte Labbro e la vetta del Monte Amiata. L’evento, organizzato dal comune amiatino con il Co.Svi.G. (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche) e la rivista dei territori, Energeo Magazine, e coordinato dalla Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, costituita dal Centro Studi Silvia Santagata-EBLA, (ente associato alla Cattedra UNESCO in Sviluppo Sostenibile e Gestione del Territorio dell’Università di Torino), con il sostegno della Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana, farà da apripista ai territori al centro di nuove strategie dell’Economia della Cultura.

Durante la kermesse saranno presentati «casi di studio» di territori in linea con le strategie individuate dall’UNESCO al Forum di Firenze del 2014: la «culture economy».  In primo piano «Amiata folk festival: Il calore della terra», racconto orale e di danze etniche, che prevedono, il 6/7/8 luglio, laboratori, spettacoli e concerti con alcuni massimi esponenti della musica popolare. L’iniziativa farà da prologo alla rassegna di svariati balli risalenti a culture diverse dalla nostra penisola.

Previsti pure «casi di studio» per conoscere e capire gli «antichi linguaggi» e i «mestieri di una volta» con l’obiettivo di realizzare un osservatorio istituzionale per «mappare», nel territorio nazionale, isole di esperienze che rappresentino l’applicazione dei patrimoni culturali immateriali. Il progetto punta a dimostrare che non dovrà essere considerato una fonte di spesa, ma un investimento affinché queste isole scollegate tra loro, diventino al più presto un formidabile arcipelago connesso attraverso i linguaggi in quotidiana evoluzione. Tra i progetti in programma:  la candidatura delle «Vie e della Civiltà della Transumanza» recente, importante tappa per ottenere il sigillo UNESCO a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità che coinvolge un partenariato transnazionale d’Europa  (costituito dalle regioni Molise, Abruzzo, Puglia, Campania e Basilicata e da altre regioni di Spagna, Francia, Portogallo, Grecia e Svezia); e AlpFoodWay, (14 partner e 39 osservatori in 6 paesi alpini), riguardante le popolazioni alpine, il loro patrimonio alimentare, paesaggi produttivi, conoscenze tradizionali legate a tecniche di produzione, abitudini di consumo, riti e la trasmissione di saggezze antiche. A causa dello spopolamento, dell’invecchiamento della popolazione e della globalizzazione, il Patrimonio Alimentare Alpino è a rischio di scomparsa. Sulla stessa linea la Fondazione Slow Food per la Biodiversità, e Slow Food presenteranno un progetto da sviluppare in una scala comprendente l’intera dorsale appenninica e i rilievi ai margini della medesima catena montuosa, immaginando di iscrivere il Patrimonio Alimentare di questi rilievi collinari e montuosi nella lista del Patrimonio Culturale Intangibile dell’UNESCO.

Tra gli obiettivi dell’evento di Arcidosso: indicare nuovi percorsi che portino a considerare le comunità locali non più come riceventi passivi di interventi dall’alto, ma in grado di creare processi di mobilizzazione dal basso basati sul coinvolgimento attivo della popolazione.

Molti gli invitati: MIBACT, FONDAZIONE UNESCO SICILIA, ICOMOS Italia e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e i rappresentanti impegnati sul territorio nazionale nella gestione del Patrimonio Immateriale nel territorio italiano e dei riconoscimenti transnazionali dei Beni iscritti nella lista UNESCO.

La giornata di studio, patrocinata dagli Ordini dei Giornalisti del Piemonte e della Toscana, è aperta a tutti gli appassionati e amministratori locali, ai componenti della Pro loco e di associazioni culturali desiderosi di salvaguardare il loro patrimonio orale e immateriale.

La pausa sarà allietata dal gruppo storico «I Cardellini del Fontanino di Castel del Piano», i cui canti evocano ritmi e melodie del passato. Il progetto definitivo punta a riunire nelle prossime edizioni sia i suoni della musica tradizionale e polivocale del nostro Paese, sia i dialetti e lingue locali.