ARPAT fa il punto sull’inceneritore di Baciacavallo

[5 giugno 2013]

E’ stato pubblicato sul sito Web di ARPAT un numero di ARPATnews nel quale si fa il punto della situazione relativamente all’inceneritore di Baciacavallo (Prato).

Nella seconda settimana del mese di aprile ARPAT ha effettuato un controllo sulle emissioni dell’inceneritore, effettuando campionamenti al camino relativamente ai parametri microinquinanti (diossine, PCB, IPA, esaclorobenzene) e macroinquinanti (polveri, metalli, ossidi di azoto, ecc.).

Per la prima volta è stata determinata anche la presenza di esaclorobenzene (HCB ), parametro non previsto dalla normativa. I valori riscontrati risultano di 0,26 ng/Nm3. Tale verifica ha permesso di constatare oggettivamente che le stime di diversi chilogrammi di emissioni annuali di esaclorobenzene da parte dell’impianto, effettuate a suo tempo in un rapporto ISPRA (più volte citato in questi mesi sulla stampa), erano del tutto eccessive e che in realtà tali emissioni non raggiungono in un anno neppure la quantità di un grammo.

Riguardo poi ai valori riscontrati per il parametro diossine/furani anche quest’anno i valori risultano ampiamente inferiori al limite di legge, di 0,1 ng I -TEQ/Nm3, come in tutti i controlli svolti da oltre 10/15 anni.

PCDD/PCDF ng I -TEQ/Nm3

2013

2012

2011

2010

2009

2008

2007

2004

2002

2002

1998

0,0075

0,00071

0,00091

0,00062

0,0012

0,027

0,0029

0,0004

0,0014

0,0031

0,004

Limite di legge 0,1 ng I -TEQ/Nm3

ARPAT, nell’articolo, poi cerca di ampliare il quadro conoscitivo della complessa questione dei microinquinanti, al fine di poter dare alcune minime ma fondamentali informazioni sulla loro origine (in particolare diossine-furani e PCB). Una base indispensabile per poter consentire una discussione con punti fermi e, per quanto possibile condivisi, in particolare per la questione riguardante l’Inceneritore di Baciacavallo.

Nello specifico, la segnalazione di contaminanti diossine/furani e PCB-diossinosimili, che risulta in due polli e un’anatra (vedi rapporto di prova pubblicato dall’associazione Vita, ambiente e salute ) – di cui tuttavia non si hanno informazioni circa la loro precisa ubicazione – in un’area comunque fortemente antropizzata, oltre ché potenzialmente soggetta a ricaduta dell’inceneritore di Baciacavallo, portano nell’articolo a formulare alcune considerazioni.

Le analisi effettuate sugli animali evidenziano nella componente PCB-diossinosimili una contaminazione di maggior rilevanza rispetto alla quantità di diossine/furani, che possono essere da ricercare in modo particolare alle specifiche condizioni e pratiche agricole non corrette, particolarmente rilevanti per alcune tipologie di allevamenti non intensivi, fra cui quello del pollame allevato a terra (contaminazione del suolo o dei mangimi da rifiuti contenti PCB) .

Per quanto riguarda le diossine si è portati a pensare che gli inceneritori ne siano la fonte principale di emissioni in atmosfera. Questo in genere non è vero, come nel caso Baciacavallo. Infatti da un’analisi dei dati di emissione di diossine riportati nella disaggregazione dell’Inventario nazionale delle emissioni all’anno 2010 in relazione alla provincia di Prato, emerge che l’inceneritore di Baciacavallo è scarsamente rilevante nell’ambito del territorio pratese (circa il 3,5%) ed addirittura, tenendo conto delle emissioni misurate nel controllo ARPAT 2013, si può stimare che tale contributo sia nell’ordine dello 0,2%.

In conclusione si può affermare che la contaminazione dovuta alle emissioni di diossine dall’Inceneritore di Baciacavallo, sulla base dei dati di cui sopra, risulta di ridotta significatività rispetto alle altre fonti emissive presenti in maniera distribuita nel totale del contesto territoriale della Provincia (trasporti stradali, riscaldamento non industriale, combustione incontrollata di rifiuti agricoli).

ARPATNews con articolo completo