ARPAT non ha mai sottovalutato il rischio ambientale del progetto TAV

[18 settembre 2013]

L’articolo “E la sicurezza della Fortezza diventò “insignificante” pubblicato sulla edizione del 17 settembre del quotidiano Corriere Fiorentino, contiene considerazioni non vere riguardo all’operato di ARPAT sul tema delle terre e rocce e dà all’Agenzia l’occasione per fornire informazioni utili sulla vicenda.

ARPAT durante tutto il lungo iter istruttorio seguito dal progetto, ha posto grande attenzione a verificare il rispetto formale delle procedure necessarie a consentire l’utilizzo dei materiali di scavo del progetto TAV del nodo di Firenze per la realizzazione delle colline di Cavriglia e, soprattutto, la sostanziale compatibilità ambientale di tale opera.

In particolare ARPAT, fin dal marzo 2011, con propri pareri rilasciati alla Regione Toscana ha affermato che il materiale di scavo prodotto dalla fresa per il sottoattraversamento fiorentino non poteva essere escluso dal regime normativo dei rifiuti.

Tale posizione dell’ Agenzia è stata duramente contestata da RFI attraverso ricorsi al TAR della Toscana, a partire dal novembre 2011, con domanda risarcitoria di danni nell’ordine di milioni di euro. ARPAT si è costituita in giudizio sostenendo la piena legittimità dei propri atti.

Soltanto in seguito all’entrata in vigore del DM 161 nell’ ottobre 2012, il materiale di scavo può avvalersi di un diverso regime per l’impiego come sottoprodotto.

La distinzione tra i due casi, occorre chiarire, è nominale e procedurale, tuttavia l’Agenzia ha sempre ritenuto che sia nell’uno (recupero di rifiuti) che nell’altro caso (utilizzo di sottoprodotti) i materiali di scavo potessero essere utilizzati per la realizzazione delle colline, fermo restando il rispetto di precise e specifiche condizioni che ha attentamente verificato nelle caratteristiche di progetto presentato dal proponente.

Fra queste il rispetto delle concentrazioni massime di inquinanti (compresi gli additivi utilizzati per lo scavo) ai valori indicati dalla normativa come compatibili ad aree destinate ad uso residenziale e verde pubblico. Anche questa prescrizione, proposte da ARPAT, è stata oggetto di ricorso al TAR da parte di RFI.

Le garazie progettuali in merito alle caratteristiche dei materiali destinati alle colline sono stati oggetto di numerose attenzioni, richieste di chiarimenti, proposte di prescrizione, ed infine disposizioni per il controllo, che l’agenzia ha inserito nei propri atti al fine di ottenere un quadro autorizzativo dell’opera che potesse offrire le massime garanzie dal punto di vista progettuale e che fosse sottoposto a procedure di verifica e controllo in grado di intercettare tempestivamente ogni situazione non conforme.

A questo proposito ARPAT ha già predisposto in merito – anche in accordo con gli enti locali –  un programma di monitoraggio e controllo – ordinario e straordinario – sulla qualità del materiale di scavo da attuarsi in corso d’opera sia per la realizzazione della Stazione Foster che del tunnel sotto la città che riteniamo garantisca la sostanziale impossibilità di portare sulle colline in costruzione materiali non conforme alle specifiche di progetto.

A queste condizioni ARPAT ritiene che il riutilizzo dei materiali di scavo in opere di ripristino ambientale raggiungibili su rotaia sia una soluzione conforme ai principi di buona pratica per la tutela dell’ambiente ai quali ha ispirato, fin dalle valutazioni preliminari, le proprie prescrizioni sul progetto TAV del nodo fiorentino.

Inoltre, ARPAT presta, ed ha sempre prestato, molta attenzione agli sviluppi delle indagini in corso della magistratura – a cui ha collaborato – per verificare se eventuali alterazioni dolose delle informazioni progettuali fornite, possano aver indotto l’Agenzia a valutazioni da rivedere.

Appare quindi del tutto gratuita l’affermazione degli estensori dell’articolo citato, che ARPAT “non si è mai posta il dubbio di svelare se la tav producesse inquinamento”.