ARPAT puntualizza sulla vicenda tallio a Valdicastello (LU)

[13 maggio 2015]

In relazione all’articolo apparso sul quotidiano La Repubblica di martedì 12 maggio, dal titolo “ARPAT e Gaia sapevano del tallio, l’Agenzia ribadisce quanto già comunicato dettagliatamente il 4 marzo scorso e puntualizza quanto segue:

  • ARPAT non ha competenze per il controllo delle acque potabili immesse in rete e delle fonti di approvvigionamento sotterranee (in proposito vedi Controllo della qualità delle acque destinate al consumo umano: chi fa cosa). Le competenze in materia sono del gestore (in questo caso Gaia) e dell’Azienda ASL, che sono tenuti, per legge, a controllare le sorgenti sotterranee di approvvigionamento di acqua e la qualità di quella immessa in acquedotto,
  • In questa vicenda l’Agenzia ha svolto un ruolo attivo e precoce di segnalazione ai soggetti interessati della problematica, nell’ambito delle proprie competenze di protezione ambientale, mentre non ha potuto svolgere attività di verifica e controllo, che non le competono, circa le acque destinate all’uso umano e sui comportamenti del gestore.
    ARPAT, interpellata da Gaia, ha, comunque segnalato, come un valore analitico che l’azienda aveva ottenuto per una sorgente era superiore, per il tallio, al limite di legge per la bonifica delle acque sotterranee, ma non poteva avere alcun elemento di conoscenza sulla qualità dell’acqua immessa in acquedotto dal gestore. Questo, inoltre, in assenza di un limite di riferimento per il tallio nelle acque potabili, non previsto dalla normativa italiana e assunto solo successivamente dalla Asl per il caso Pietrasanta, in base ad un parere richiesto a riguardo all’Istituto Superiore di Sanità;
  • Al quesito del giornalista di Repubblica “E perché ARPAT finora non ha mai denunciato pubblicamente le inadempienze di Gaia?” rispondiamo che – già da molti mesi, appena la Direzione ARPAT è venuta a conoscenza delle questioni in discussione – l’Agenzia ha fornito alla Procura della Repubblica – di propria iniziativa – tutte le informazioni in suo possesso, anche in relazione al dettaglio dei contatti intercorsi con i vari enti/aziende, e quindi su questo ha mantenuto il doveroso riserbo;
  • ARPAT, infine, richiama l’attenzione sulla necessità di procedere velocemente alla bonifica del sito minerario da cui ha origine la contaminazione in questione, che continua ad avere effetti negativi sull’ambiente.