In arrivo l’alter ego estivo delle maglie in pile

[7 ottobre 2016]

Un team di studiosi americani della Stanford University ha messo a punto un tessuto a base di polietilene con l’obiettivo di mantenerci al fresco durante l’estate o almeno di limitare il fastidio dovuto al calore eccessivo. Il tutto grazie alle nanotecnologie che consentono di manipolare la materia (in questo caso il polietilene, mentre per le maglie in pile viene di soluto utilizzato in gran parte pet riciclato) su scala atomica o molecolare. La considerazione da cui sono partiti gli scienziati è che il nostro corpo, come del resto tutti gli oggetti, emette calore sotto forma di radiazione infrarossa, che non riesce a disperdersi se ci sono abiti che coprono la pelle (la ricerca ricorda che la percentuale è racchiusa tra il 40 ed il 60% mentre si è seduti in ufficio).

La tecnica adottata ha previsto di trovare un materiale opaco alla luce visibile, ma trasparente negli infrarossi, ovvero una sorta di sandwich – come ha descritto Repubblica, in un articolo di alcune settimane fa – con uno strato a maglia di cotone racchiuso tra due fogli di polietilene a nanopori (nanoPE). Si tratta di un tipo particolare di pellicola con fori microscopici (dai 50 ai 1000 nanometri, in altre parole miliardesimi di metro) che permettono alla luce infrarossa di attraversarla, ma non consentono la stessa operazione alla luce visibile (che ha una diversa lunghezza d’onda). Al tempo stesso non risulta trasparente e dall’esterno appare come un normale tessuto di cotone.

In questo modo i ricercatori hanno verificato che il nuovo materiale consente il passaggio del 96% della radiazione infrarossa, mentre il cotone si ferma appena all’1,5%. Una differenza abissale che si è tradotta in un aumento della temperatura corporea di 0,8°C contro i 3,5°C del cotone. Meraviglie della tecnologia insomma, anche perché il polietilene normale innalza la temperatura di 2,9°C e blocca il 20% della luce visibile (il nanoPE ben il 99%). Inoltre, la recente scoperta si è dimostrata anche in grado di lasciar traspirare l’umidità, risolvendo uno dei difetti del materiale da cui deriva il polietilene a nanopori.