Le attività ARPAT relative alla Cava “Calce Paterno”

[24 luglio 2014]

L’ex stabilimento della Soc. Calce Paterno, nel Comune di Vaglia in loc. Paterno, è collocato nelle immediate vicinanze della frazione di Paterno raggiungibile dopo circa 3, 5 Km con deviazione verso ovest dalla strada Bolognese.
Il sito è costituito da due zone, quella dove si svolgeva la produzione della calce ventilata e quella di cava.

La attività di estrazione della Cava Paterno è passata da varie fasi di escavazione che si sono succedute nel tempo fino al maggio 2000 quando è stata sospesa .Il materiale estratto veniva lavorato in loco prevalentemente per la produzione della Calce Paterno.
Nella cava era stato depositato smarino proveniente dai lavori della Alta Velocità ed altri fanghi sempre connessi con gli stessi lavori. A seguito di controlli analitici effettuati nel 1999-2000 una parte di questo materiale risultò contaminata dando il via ad un procedimento di bonifica. A seguito di questo una parte del materiale fu rimossa ed allontanata come rifiuto, la restante parte, dopo apposita analisi di rischio fu lasciata in loco.

Relativamente allo stabilimento di produzione di calce risulta che nel 1998 era autorizzata una attività in regime semplificato per l’uso di scarti di lavorazione, tra i quali fanghi da trattamento acque potabili, mediante impianto di arrostimento del calcare. Oltro a tale flusso consentito la Ditta utilizzò anche fanghi di recupero dalle acque di galleria dei lavori della alta velocità sebbene tale flusso di materiale non fosse neppure autorizzabile in regime semplificato. Nel 1999 l’autorizzazione fu revocata a seguito di controlli dell’ex Servizio Sub-provinciale Mugello- Piana di Sesto ARPAT che accertarono l’utilizzo non autorizzato di fanghi di recupero dalle acque di galleria dei lavori della alta velocità.
La produzione di calce proseguì fino circa al 2005.
Successivamente agli interventi della Agenzia del 2000 non ci sono evidenze di situazioni anomale e neanche dopo che le lavorazioni erano cessate (2005), né risultano agli atti di ARPAT esposti correlabili a tale insediamento .

Nel giugno 2013 ARPAT riceve un esposto che segnala la presenza di “numerosi sacchi bianchi depositati nell’area del cementificio annesso alla cava in località Paterno, contenenti materiale non meglio descritto e l’evidenza di fumo e fiamme provenire dalla stessa area”.
ARPAT, congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato (CFS) di zona, al quale era pervenuto analogo esposto, effettua un primo sopralluogo nell’area ex Calce Paterno srl oggetto della segnalazione .

Il sopralluogo evidenzia diverse criticità ovvero:

  • circa 1300 big bags contenenti materiale costituito da sabbie fine successivamente identificate come polverino 500 mesh e proveniente da una ditta della Provincia di Massa Carrara.
  • un capannone, adiacente i vecchi forni utilizzati per la produzione della calce, interamente occupato da materiale di tipologia e colore varia e quantità tale (circa 4000 m3, volume stimato tenendo conto delle dimensioni della struttura che si sviluppa per circa 44 metri x18 metri per oltre 5 metri di altezza) da fuoriuscire in parte dal capannone. Parte della copertura risulta crollata.
  • vari rifiuti abbandonati alla rinfusa all’interno dell’area della ex Cava (da demolizione, ingombranti, fusti di oli esausti ,veicoli fuori uso ecc) e punti limitati di incenerimento.
  • in generale uno stato di degrado dell’area e delle strutture – manufatti a servizio delle attività delle precedenti lavorazioni, compresa una cabina elettrica disattivata. In tale situazione non si può escludere la presenza anche di manufatti interrati e di zone impermeabilizzate.

Di conseguenza ARPAT richiede al Sindaco del Comune di Vaglia urgenti provvedimenti per la messa in sicurezza dei rifiuti rinvenuti e la loro classificazione , e contestualmente informa per conoscenza la Provincia di Firenze e la ASL .

Il Comune emette due ordinanze che recepiscono il parere di ARPAT e successivamente, a seguito di istanza delle parti, concede una proroga di 60 giorni dei termini imposti.

Il piano di rimozione rifiuti presentato presenta carenze ed ARPAT richiede approfondimenti ed integrazioni che devono, secondo ordinanza del 16.01.2014 pervenire al Comune entro 30 giorni. Nel frattempo nel febbraio 2014 la Procura dispone il sequestro dell’area in oggetto e indagini delegate di approfondimento concretizzatesi nei seguenti step.

a) campionamento da parte di ARPAT del materiale contenuto nei big.bag (polverino 500 mesh), sia in loc. Paterno che in siti di produzione o di utilizzo in altre province toscane e di altra regione. Alcuni siti sono stati sottoposti anche a sequestro.
Ad oggi l’indagine ha accertato che detto materiale proviene dall’attività di recupero rifiuti derivanti da operazioni di sabbiatura e si configura esso stesso come rifiuto.
Dagli esiti analitici emerge la presenza di metalli pesanti tra cui nichel ma anche una variabilità dell’origine del rifiuto (polveri di abbattimento da trattamento meccanico dei rifiuti prodotti da sabbiatura di vari manufatti) e della sua composizione.
In relazione alla sua classificazione di pericolosità ARPAT ha ancora in corso approfondimenti tecnici.
Nel marzo 2014 viene effettuato un primo controllo sui corsi d’acqua limitrofi all’insediamento da cui non si evidenziano contaminazioni da metalli nelle acque dei corsi d’acqua oggetto dell’indagine.
Sono in corso approfondimenti idrogeologici ed indagini anche sulle acque sotterranee.

 

Successivamente al sequestro vengono ritenute ancora inadeguate le proposte per la rimozione rifiuti e di conseguenza emessa l’ ulteriore ordinanza n.12 del 16 aprile 2014.

b) I primi di luglio 2014 i tecnici del Dipartimento ARPAT di Firenze, unitamente al personale del Corpo Forestale dello Stato e con il supporto tecnico di personale e mezzi della Protezione Civile della Provincia di Firenze, in esecuzione al decreto di ispezione delegata dal Dott. L. Bocciolini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, hanno proceduto all’ispezione dei rifiuti contenuti all’interno del capannone
Durante i primi accertamenti, nel corso della movimentazione del suddetto materiale, è stata evidenziata la presenza di rifiuti di varia colorazione e di natura diversa rispetto al materiale di copertura.
Pertanto sono stati prelevati 7 campioni avviati subito dopo ad analisi presso i laboratori della Agenzia. In base ai primi risultati analitici i rifiuti campionati, indebitamente stoccati nel capannone, risulterebbero classificabili come speciali non pericolosi, questi hanno comunque un contenuto significativo di metalli pesanti e di Idrocarburi C>12 , per questo è stata ribadita al Comune la necessità che sia provveduto al più presto all’allontanamento e/o messa in sicurezza dei rifiuti medesimi.

Sono tuttora in corso le indagini di polizia giudiziaria riguardo all’origine dei rifiuti ed ai soggetti responsabili dell’illecito smaltimento.

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