Cispel Confeservizi, ARPAT e la sua attività di controllo ambientale

[18 luglio 2015]

Nelle scorse settimane il Presidente di Cispel Confeservizi Toscana, Alfredo De Girolamo, è intervenuto in più occasioni sulla stampa (vedi rassegna) ed in diversi di questi articoli ha sollecitato in termini generali la necessità della riforma di ARPAT. In particolare nell’intervento pubblicato a commento del rapporto Ecomafie di Legambiente ha precisato meglio, in relazione ai rifiuti, affermando: “riformare l’Arpat per un sistema di controlli che si concentri sugli illeciti veri, della criminalità organizzata, evitando di disperdere tempo e risorse in maggiormente semplici controlli di routine sulle grandi aziende facilmente identificabili.”

E’ un giudizio severo sul nostro operato ma anche un motivo interessante di dibattito sul
controllo ambientale e sul ruolo delle Agenzie per la protezione dell’ambiente al quale non ci vogliamo sottrarre e che auspichiamo possa essere ripreso e sviluppato anche da altri soggetti interessati al tema da diversi punti di vista al pari di De Girolamo, ai quali mettiamo a disposizione le nostre pagine web.

ARPAT ha espresso il suo punto di vista (Cispel Confeservizi e la riforma di ARPAT) spiegando e argomentando, come non convinca la tesi che si debba recuperare risorse riducendo il controllo delle “grandi aziende”.

Nella nota ARPAT avanza 3 buoni motivi per non accettare la proposta a partire dal fatto chel’Agenzia privilegia il controllo – obbligatorio per legge – di quelle “grandi aziende” che sono potenzialmente molto impattanti sull’ambiente e proprio per questo soggette alla disciplina europea dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Effettivamente ricadono in questa categoria molte delle aziende che De Girolamo rappresenta, come inceneritori, depuratori, discariche, ecc.

Peraltro, con il suo Progetto Speciale di ARPAT ha potenziato l’azione mirata di controllo ambientale – in collaborazione con altri enti e con le varie forze di polizia – in quegli ambiti in cui le verifiche sulle aziende possano più facilmente intercettare le conseguenze di attività economiche sommerse o illecite nello smaltimento dei rifiuti.

Nella nota di ARPAT, nella prospettiva della riforma, si argomenta sulle peculiarità dell’Agenzia che la differenziano dai corpi di polizia ambientale e sulle azioni in corso ed in progetto per migliorare l’efficacia del controllo. Tutti elementi che non si possono ignorare nella discussione sul futuro dell’agenzia e sulle strategie di contrasto alla criminalità ambientale.

Siamo infatti convinti che per superare le Ecomafie siano necessarie azioni convergenti non solo dei controllori ma anche del sistema produttivo e di servizio.