Colline metallifere: niente di nuovo

[7 agosto 2015]

Alcuni organi di informazione ripropongono oggi la situazione delle Colline Metallifere in termini di inquinamento ambientale non conosciuto dalle istituzioni.

Si tratta, invece, di problematiche ben note, a lungo dibattute ed approdate nel 2009 nell’Accordo di Programma “Colline Metallifere” siglato dalla Regione Toscana e dagli enti locali con Syndial ed ENI divisione Gas e Power SpA.

L’Accordo – che riguarda 35 siti inquinati,  4 concessioni minerarie e 3 gallerie di scolo di acque di miniera – definisce tempi e modalità per il completamento delle bonifiche dei siti minerari e dei siti contaminati delle Colline Metallifere. A distanza di 5 anni dalla firma dell’Accordo tutti i procedimenti da esso disciplinati sono stati avviati. Presso alcuni siti la bonifica è conclusa e certificata. In altri i lavori sono conclusi con il monitoraggio post-operam in corso o in fase di avvio.

Rispetto alle principali situazioni critiche citate si evidenzia:

  • Miniera di Campiano (nella quale sono presenti le ceneri di pirite): Le acque in uscita dalla galleria di Campiano e l’area al contorno, rappresenta un vero e proprio sistema oggetto di un articolato progetto di bonifica. Quest’ultimo è attualmente in fase di approvazione con un ritardo di alcuni anni causato da pareri discordanti circa la difficile compatibilità tra le opere di rimozione delle sorgenti contaminanti e le necessità di salvaguardia siti di interesse culturale (le cosiddette roste). La questione è stata recentemente risolta dal Consiglio dei Ministri e quindi il procedimento di bonifica potrà proseguire. In ogni caso i controlli eseguiti nel tempo da ARPAT sulle acque in uscita dalle gallerie minerarie sono pubblicati sul sito dell’Agenzia insieme ai report periodici sullo stato ambientale del fiume Merse.
  • Acque Carsia e Bruna: le acque di eduzione delle miniere che recapitano nel torrente Carsia e quindi nel fiume Bruna sono state oggetto di un complesso studio di caratterizzazione ambientale, comprensiva oltrechè di indagini chimiche, di ricostruzione delle componenti naturali e della valutazione dei rischi ecologici, nonché di possibili scenari e/o proposte di bonifica, in attuazione dell’Accordo di Programma Syndial. L’intero studio è in discussione in conferenza dei servizi alla provincia di Grosseto. Comunque, riguardo alle acque del Bruna la colorazione rossa è certamente dovuta a ferro ma le analisi non evidenziano ad oggi criticità particolari (vedi i risultati della specifica indagine ARPAT).
  • Fenice Capanne: è uno dei 4 siti costituiti da bacini di decantazione dei reflui provenienti dalle attività minerarie. Gli altri 3 sono: Gabellino (bonifica completata con monitoraggio post operam in corso); Niccioleta (lavori di bonifica in corso d’opera); Gavorrano (progetto definitivo approvato in fase di affidamento dei lavori da parte del proponente). Il progetto di Fenice Capanne è l’unico in ritardo. Trattasi dell’intervento più complesso dell’intero Accordo, per il quale la Conferenza dei Servizi ha richiesto integrazioni molto consistenti, soprattutto dal punto di vista idraulico e sismico. Vi sono state inoltre da risolvere problematiche legate alla salvaguardia di alcuni beni culturali.
  • presunte morie di pesci presso la foce del fiume Bruna causate dalla presenza di sedimento tossico proveniente dalle gallerie minerarie: ad ARPAT non risulta niente del genere.