Cromo esavalente nei pozzetti a Scarlino

[3 febbraio 2015]

In data 30 gennaio ARPAT ha chiarito che nella piana di Scarlino non vi è inquinamento da cromo esavalente e che alcuni valori di cromo esavalente, temporaneamente rilevati in pozzetti di nuova realizzazione, erano da attribuire alla cessione da parte della malta cementizia utilizzata nella costruzione.

Lasciano stupefatti le affermazioni di Andrea Marciani, riportate sulle cronache locali del 31 gennaio, che lanciano un nuovo allarme legato alla presenza del cromo esavalente nel cemento, ipotizzando fenomeni di inquinamento del cemento e chiedendo indagini nei cementifici.

Possibile che non sia venuto il dubbio che è normale che vi sia una limitata presenza di cromo esavalente nel cemento? Non sarebbe stato meglio, prima di rivolgersi alla stampa o prima di pubblicare questa allarmante dichiarazione, effettuare una qualche verifica, presso ARPAT o anche solo semplicemente andando a leggere la voce di wikipedia sul cemento ?

Si sarebbe scoperto che il cromo è normalmente presente nelle materie prime con cui viene prodotto il cemento. Dato che la produzione del cemento avviene ad alta temperatura ed in eccesso di ossigeno una parte del cromo si ossida a cromo esavalente.

In applicazione della normativa comunitaria in Italia il DM 10.5.2004 prevede, alla voce 44.Cemento dell’allegato, un limite massimo nel cemento di 2 mg/kg di cromo esavalente idrosolubile, che essendo idrosolubile può essere ceduto all’acqua, specialmente in primo periodo, quando il pH della miscela fra cemento acqua è alcalino. Questo è quello che è accaduto nei pozzetti a Scarlino.

Speriamo che per il futuro si evitino inutili e dannosi allarmismi.