Economia circolare: il Parlamento Europeo dà l’ok

[3 maggio 2018]

Lo scorso 18 aprile, a Strasburgo, il Parlamento Europeo ha approvato il pacchetto legislativo per promuovere l’economia circolare. I 4 atti approvati costituiscono un importante passo in avanti in tema di tutela dell’ambiente e fissano i nuovi obiettivi da raggiungere: la quota di rifiuti urbani (domestici e commerciali) da riciclare passerà dall’attuale 44% al 55% nel 2025. L’obiettivo salirà al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035. Per i materiali di imballaggio invece il 65% dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. Da tre anni, i 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti dall’Unione europea sono finiti nel mirino della Commissione, nel quadro di una nuova offensiva per prolungare al massimo il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Nel rapporto firmato da Simona Bonafè (S&D), gli eurodeputati avevano proposto di alzare l’asticella su tutti gli obiettivi fissati dalla bozza legislativa presentata a fine 2015 dalla Commissione europea. Ora finalmente il voto con i nuovi obiettivi da raggiungere nei prossimi anni. La legge varata limita la quota di rifiuti urbani da smaltire in discarica a un massimo del 10% entro il 2035. In particolare, su questo argomento, c’è una grande diversità tra Stati membri: alcuni conferiscono il 70%-80% dei rifiuti e altri non conferiscono quasi più nulla. Questo non significa fare la classifica tra i più virtuosi o i meno virtuosi, perché non è detto che chi conferisce poco ricicli tanto. La questione è un’altra: le discariche vanno gradualmente eliminate. Ed ecco che scattano le misure preventive. “Bisogna evitare di generare rifiuti” esorta Simona Bonafè. Poche parole, giusto il necessario. Quindi il tentativo di chiudere il cerchio. Ed ecco la novità. In accordo con le Nazioni Unite, gli Stati membri dovrebbero ridurre gli sprechi alimentari del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. C’è però qualcosa che manca. Lo scarto alimentare, che per la prima volta è stato introdotto nella legislazione europea, ha bisogno di un sistema di misurazione e tutta la metodologia per gestirlo. Un impegno che il Parlamento promette di portare avanti nelle prossime settimane. L’Europarlamento ha tracciato la linea da seguire: ora starà ad ogni Stato membro metterci del suo per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati.