Il MIBACT guarda con interesse alla Rocca di Arcidosso per far conoscere i modelli di culture immateriali tutelati dall’UNESCO

[19 giugno 2018]

l castello Aldobrandesco della località amiatina si è trasformato in un campo base per lanciare nuove sfide mirate a promuovere l’economia della cultura. Un workshop, ideato da Energeo Magazine, sabato 16 giugno, con il patrocinio della Commissione italiana UNESCO e il sostegno della Presidenza del Consiglio regionale e del CoSviG, coordinato dalla Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura ha fatto da apripista a nuove frontiere della conoscenza.

La millenaria Rocca Aldobrandesca che domina il comune di Arcidosso, centro di 4250 abitanti, alle pendici del Monte Labro e la vetta del Monte Amiata, si è trasformata, lo scorso 16 giugno 2018, in un campo base per far conoscere i Patrimoni immateriali UNESCO.

Da questo luogo, crocevia naturale di modelli di culture immateriali, è stata lanciata una sfida alle frontiere della conoscenza delle tante tessere separate che si amalgamano in dimensioni territoriali anche nel nostro Paese, identificando culture e popoli.

L’evento è stato organizzato dal comune amiatino con il CoSviG (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche) e la rivista dei territori, Energeo Magazine, e coordinato dalla Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura, costituita dal Centro Studi Silvia Santagata-EBLA, (ente associato alla Cattedra UNESCO in Sviluppo Sostenibile e Gestione del Territorio dell’Università di Torino), con il sostegno della Presidenza del Consiglio Regionale della Toscana e il patrocinio della CNI UNESCO.

In particolare la giornata di studio ha rappresentato un apprezzato momento di riflessione e laboratorio di idee sul valore culturale, sociale ed economico del patrimonio culturale tradizionale, con riferimento specifico alla Convenzione UNESCO del 2003.

Il MIBACT e la stessa CNI UNESCO hanno espresso il proprio apprezzamento per tale evento quale momento importante di diffusione di conoscenza e di promozione del dialogo interculturale.

Queste espressioni culturali rappresentano, infatti, un patrimonio, spesso nascosto, che da un lato necessita di essere salvaguardato e dall’altro costituisce una risorsa di valore culturale fondamentale per la società contemporanea,facendo da apripista a nuove strategie per promuovere l’Economia della Cultura.

L’incontro, moderato da Marco Hagge, giornalista della Rai, coordinatore della rubrica «Bellitalia», ha rappresentato il prologo della manifestazione «Amiata folk festival: Il calore della terra»racconto orale e di danze etniche, che prevede, tra il 6 e l’8 Luglio prossimi, laboratori, spettacoli e concerti con alcuni massimi esponenti della musica popolare.

Nel corso del dibattito sono stati, soprattutto, indicati nuovi percorsi che portino a considerare le comunità locali non più come riceventi passivi di interventi dall’alto, ma in grado di creare processi di mobilizzazione dal basso basati sul coinvolgimento attivo della popolazione.

IL RUOLO DI ARCIDOSSO

Il territorio amiatino può considerarsi il territorio idoneo per affrontare tali tematiche, un perfetto connubio di emozioni e giuste atmosfere che rende speciale il luogo per la sua storia millenaria,tradizioni popolari, feste e sapori che si legano alla cultura del castagno che rappresenta il fil rougedella civiltà dell’area amiatina, della quale l’ «albero del pane» è stato l’impronta digitale, scrivendone la storia economica e sociale per secoli e contribuendo alla nascita, nell’immaginario collettivo, di un patrimonio di storie, leggende, riti, cerimoniali che ancora oggi segnano, nella vita comunitaria, le tappe del ciclo dell’anno e il passaggio delle stagioni.

Senza dimenticare le tante tappe della memoria, localizzate nel piccolo Museo del castello, per ricordare David Lazzaretti, straordinario e misterioso personaggio, ucciso il 18 agosto 1978 nel corso di una processione pacifica che mosse da Monte Labro e si interruppe tragicamente alle porte di Arcidosso.

LA CABINA DI REGIA DI ENERGEO

I luoghi che sono stati teatro dell’esperienza religiosa e sociale del «Messia dell’Amiata», oggi mirano ad aprirsi ulteriormente per conoscere e condividere altre culture nel segno della rivitalizzazione e continuità, di riscoperta e di reinvenzione di nuove strategie per rilanciare il territorio amiatino.

I temi affrontati fanno parte dell’impegno collettivo degli autorevoli membri del Comitato Scientifico di Energeo Magazine, la rivista dei territori, che ha avviato, alcuni anni fa, una campagna per lanciare la«Grande Bellezza dell’Italia del patrimonio, materiale e immateriale UNESCO» e che, nel frattempo, ha istituito una «cabina di regia», con lo scopo di attuare gli ambiziosi obiettivi, stabilendo nuove alleanze e avviando efficaci strategie per concordare nuove azioni utili a promuovere lo sviluppo dell’economia della cultura.

Il nuovo schema che mette al centro dell’attenzione nuove peculiarità culturali, mira a costruire un appuntamento annuale da segnare già in agenda, con l’obiettivo di farlo diventare un evento di grande richiamo di culture internazionali, puntando sulla conoscenza di «saperi, modelli di culture, valori e linguaggi di ieri e di oggi».

La medesima «Dichiarazione UNESCO» evidenzia, infatti, come «ogni creazione affondi le sue radici nelle tradizioni culturali», sviluppandosi a contatto con altre culture.

LA MAGIA DELLA ROCCA ALDOBRANDESCA

Nel suo discorso di apertura Jacopo Marini, sindaco di Arcidossoha ricordato come nella Rocca sia possibile comprendere, grazie ai documenti e ai cimeli conservati nel Polo Museale, la speciale spiritualità di Monte Labro, regno del«Profeta», un luogo che è diventato incrocio e snodo di misticismo, religiosità e filosofia«Convivono, infatti, – ha sottolineato il sindaco– grazie al magnetismo del Monte Labro da un lato e alla sacralità dell’Amiata dall’altro, religioni, fedi, filosofie diverse ma accomunate dallo stesso ardore e ciascuna coi suoi segni distintivi: la grande croce di ferro primonovecentesca che svetta sulla cima della montagna, la torre di pietra lunare di David a Monte Labro, il Gompa multicolore della filosofia tibetana di Merigar. Dentro il magico cerchio dell’Amiata e delle sue colline e dei contrafforti, dentro il Monte Labro che fu, forse, anche sacro agli Etruschi, è racchiuso l’uomo, la sua spiritualità, la sua eterna tensione all’infinito».

«La rocca, dunque, – ha ricordato Jacopo Marini – contenitore simbolico e sintetico di tutto questo, dei segni e delle immagini di una storia complessa di un popolo con credenze radicate e modi di vita e usi che lo identificano, col suo folklore, i dialetti, le tradizioni, oggi vuole diventare presidio nello spirito della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale e della promozione del dialogo tra culture».

IL MESSAGGIO DEL MIBACT

Molti gli invitati: MIBACTFONDAZIONE UNESCO SICILIAICOMOS Italia e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità e i rappresentanti impegnati sul territorio nazionale nella gestione del Patrimonio Immateriale nel territorio italiano e dei riconoscimenti transnazionali dei Beni iscritti nella lista UNESCO.

Nel suo messaggio Luisa Montevecchi, Direttore Servizio Segretariato generale MIBACT, competente per l’applicazione delle Convenzioni Culturali UNESCO e del coordinamento delle proposte di candidatura per il riconoscimento UNESCO, ha ricordato come «La Convenzione UNESCO del 2003 appare come uno strumento innovativo per il riconoscimento delle identità culturali di comunità, gruppi ed individui detentori e praticanti quale patrimonio delle intere società: esso infatti rappresenta un veicolo importante di dialogo tra numerosi attori coinvolti e di processi che hanno tra le finalità sia la salvaguardia ma anche più ambiziosamente l’accrescimento della consapevolezza del patrimonio culturale immateriale in generale sia a livello locale e nazionale, ma anche soprattutto internazionale».

«Anche a tal motivo, -ha sottolineato la responsabile dell’Ufficio UNESCO del Dicastero dei Beni Culturali– tali percorsi di riconoscimento UNESCO, appaiono esperienze complesse sia in termini di metodo che di pianificazione di misure trasversali che integrino aspetti e dimensioni plurali per una prospettiva di gestione di sviluppo sostenibile. La trasmissione di tale eredità culturale è prerogativa fondamentale per rendere le società maggiormente inclusive ed interagenti anche con le nuove generazioni. Lo Stato, e nel caso specifico della rappresentatività del MIBACT di cui sono portavoce, è chiamato ad indirizzare e coordinare le comunità, le istituzioni locali e regionali e i diversi portatori di interesse affinché possano essere messe in atto le azioni previste dalla Convenzione e dalle sue Direttive Operative. L’Ufficio UNESCO pertanto svolge nella più ampia disponibilità attività di informazione e di orientamento e di coordinamento tecnico sia nelle fasi di avvio di tali percorsi che nella gestione dei patrimoni eventualmente riconosciuti dall’UNESCO».

GLI ANTICHI LINGUAGGI

E’ stata molto apprezzata la «lectio» del presidente Emerito di ICOMOS ItaliaMaurizio di Stefano, sulle dinamiche dell’Agenzia dell’ONU nei riconoscimenti del Patrimonio Materiale e Immateriale e del ruolo attivo delle Comunità locali.

Aurelio Angelini, direttore Fondazione Patrimonio UNESCO SICILIA, ha sollecitato un osservatorio istituzionale che scelga di «mappare», nel territorio nazionale, isole di esperienze che rappresentino l’applicazione dei patrimoni culturali immateriali non potrà essere considerato una fonte di spesa, ma un investimento affinché queste isole scollegate tra loro, diventino al più presto un formidabile arcipelago collegato e connesso attraverso i linguaggi che l’umanità possiede e rinnova quotidianamente svolgendo la sua vita.

Nell’insieme di spazi che hanno accompagnano il workshop, la novità è rappresentata dalla presentazione di «casi di studio» per conoscere e capire gli «antichi linguaggi», grandi risorse nascoste della penisola.

Nel corso della giornata sono stati, infatti, presentati alcuni interessanti progetti, tra cui la candidatura delle «Vie e della Civiltà della Transumanza», che hanno segnato, recentemente, un’altra importante tappa per ottenere il sigillo UNESCO a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

Il progetto interessa un partenariato transnazionale d’Europa – costituito dalle regioni Molise, Abruzzo, Puglia, Campania e Basilicata e da altre regioni di Spagna, Francia, Portogallo, Grecia e Svezia).

Il pubblico ha manifestato anche tanto interesse attorno al «Distretto culturale della liuteria» che mira a«salvaguardare la tradizione e il saper fare liutario», riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO nel dicembre 2012.

L’obiettivo è tutelare il Patrimonio della liuteria classica attraverso azioni di conservazione, promozione e ricerca, assicurando un percorso formativo rivolto tanto agli studenti di liuteria quanto ai liutai che intendono specializzarsi e intraprendere un percorso di crescita. Il Distretto é stato pensato come un ecosistema che vuole ricollocare la città nel suo splendore. Ed è stata ricordata una analoga iniziativa avviata a Nola, nel salernitano, per valorizzare e promuovere la conoscenza della «Festa dei Gigli» in ambito nazionale ed internazionale.

I CASI DI STUDIO

Un altro progetto riguarda le pratiche socioeconomiche e culturali legate alle produzioni e al consumo di cibo tipico della catena delle Alpi, ma anche quello affine dei rilievi che presentano caratteristicheanaloghe, inserito nel progetto AlpFoodWay.

Per le popolazioni alpine, il patrimonio alimentare rappresenta un forte elemento identitario che va oltre i prodotti, comprendendo paesaggi produttivi, saperi tradizionali legati a tecniche di produzione, abitudini di consumo, riti e la trasmissione di saggezze antiche.

A causa dello spopolamento, dell’invecchiamento della popolazione e della globalizzazione, il Patrimonio Alimentare Alpino è a rischio di scomparsa.

AlpFoodwayche conta 14 partner e 39 osservatori in 6 paesi alpini, ha creato un modello di sviluppo sostenibile per aree alpine periferiche basato sulla conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale alimentare e sull’implementazione di strumenti di marketing e di «governance» innovativi.

Sempre in questo medesimo contesto i convenuti hanno potuto scoprire come viene praticata la «Cerca e cavatura del tartufo in Italia- Conoscenze e pratiche tradizionali» e conoscere l’antico linguaggio tra il «trifulao» e il cane nella ricerca nella ricerca del tartufo che inizia all’alba, con un rapporto simbiotico fra cane e tartufaio.

Entrambi sono mossi dall’identica passione: la ricerca del famoso fungo ipogeo è un piacere per il cane, associato al gioco e per il «trifulao» la consapevolezza di scoprire un ambiente incontaminato.

L’intelligente bestiola ha parole per comunicare con la sua guida che ha imparato a capire la sua lingua, distinguendo il significato dei vari tipi di abbai, guaiti e mugolii.

La candidatura, promossa dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo (ANCT), mira a promuovere la tradizione della cerca e cavatura del prezioso fungo ipogeo sotto il profilo culturale, mettendo in evidenza gli aspetti che uniscono comunità rurali e montane in diverse aree d’Italia. Il sodalizio riunisce 53 città di 14 regioni italiane.

Infine la Fondazione Slow Food per la Biodiversità ha lanciato ad Arcidosso un progetto per individuare i valori dei territori in margine all’Appennino, la cui anteprima era stata già proposta al Salone del Libro di Torino, nello spazio istituzionale Arena Piemonte. L’associazione della chiocciolina per la Biodiversità, intende promuovere un nuovo, dirompente progetto, che mira a sviluppare in una scala comprendente l’intera dorsale appenninica e i rilievi ai margini della medesima catena montuosa, immaginando di iscrivere in prospettiva il Patrimonio Alimentare di questi rilievi collinari e montuosi nella lista del Patrimonio Culturale Intangibile dell’UNESCO.

Si tratterebbe di un’azione collettiva mai vista.

Il primo «step» è stato annunciato nel corso della giornata di studio e si riallaccia agli Stati Generali delle Comunità dell’Appennino, come volano di sviluppo sostenibile, anche di tipo economico, delle comunità locali.

La kermesse, patrocinata dagli Ordini dei Giornalisti del Piemonte e della Toscana, era rivolta, non a caso, non solo agli appassionati, ma anche agli amministratori locali alle associazioni culturali, che in maniera rigorosa vogliono salvaguardare il loro patrimonio orale e immateriale.

LA DIALETTICA DEL CAMBIAMENTO

La stessa dinamica si ritrova nella musica, nel fondere le nuove risorse informatiche ed elettroniche con la magia dei liutai e l’arcano segreto del legno; o del lavoro di ricerca di giovani che frugano nelle tradizioni delle danze popolari per ridare loro un’attualità, un senso di linguaggio più funzionale e trasversale alle identità locali.

«Un percorso che porta la musica al suo DNA universale – ha sottolineato Dario Zigiotto, consulente di Comunicazione per le Culture e le Musiche, invitato alla giornata di studio – Tutte queste procedure, non ancora diventate protocolli esportabili, sottendono la dialettica del cambiamento; non quello a strappo, forzato e sterile, ma quello evolutivo, sensato e di cui si avverte il bisogno».

La pausa è stata allietata dal gruppo storico «I Cardellini del Fontanino di Castel del Piano»i cui canti evocano ritmi e melodie del passato, suscitando in chi li ascolta ricordi e sensazioni di un’epoca ormai lontana nel tempo e nella memoria.

Il progetto definitivo, infatti, si propone di riunire nelle prossime edizioni sia i suoni della tradizione al fine di adunare gli appassionati di musica tradizionale e polivocale del nostro Paese, sia i dialetti e lingue locali, allontanando dai territori il rischio di vederli relegati in una «cantilena per nostalgici», e tutti gli antichi linguaggi, attraverso letture pubbliche di poesie o proverbi, trasformando questa proposta iniziale di workshop in un incontro ravvicinato destinato a scoprire, senza alcuna riserva, il patrimonio culturale intangibile nascosto.