Il ministro Orlando in visita agli impianti Revet e Revet Recycling per conoscere la filiera industriale toscana del riciclo

[29 novembre 2013]

Tre fondamentali questioni per correggere il sistema di gestione del ciclo integrato dei rifiuti  sono state portate all’attenzione del ministro dell’ambiente Andrea Orlando, nel corso della visita di oggi allo stabilimento Revet ed in particolare ai due impianti che fanno della Toscana un modello unico e virtuoso. L’impianto di selezione del multimateriale che consente a Revet di servire il 90% della popolazione toscana  processando e preparando per il riciclo ogni anno 140mila tonnellate di materiali (plastiche, alluminio, acciaio, vetro e poliaccoppiati come il tetrapak). E l’impianto Revet Recycling per il riciclo e la granulazione delle plastiche eterogenee, la frazione delle raccolte differenziate più critica da gestire, che non avendo valore di mercato, altrove è destinata per lo più a recupero energetico: in Toscana invece diventa granulo che può sostituire la materia vergine e che può essere stampato in nuovi manufatti plastici anche di alta gamma, come nel caso dei particolari per automotive (ne sono un esempio i componenti degli scooter Mp3 della Piaggio).

«Ho accettato volentieri l’invito da parte di Cispel Confservizi Toscana – ha spiegato il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando – perché intendo vedere di persona alcune delle principali eccellenze nel campo della Green Economy e delle imprese che stanno promuovendo obiettivi di politica ambientale, come è il caso di Revet e di Revet Recycling. Sono convinto infatti non solo che ambiente e sviluppo economico siano fra loro compatibili, ma che alcuni obiettivi di politica ambientale siano perseguibili soprattutto con strumenti economici ed incentivi ai settori industriali virtuosi».

PRIMA QUESTIONE. Proprio il tema degli incentivi al riciclo di quelle materie che non hanno valore di mercato è stata una delle questioni affrontate nel corso della visita. «Immaginiamo un sistema perfettamente funzionante – ha spiegato Valerio Caramassi, presidente di Revet e Revet Recycling –  sia sulla quantità che sulla qualità della raccolta. Ebbene va considerato che ciò che si raccoglie si divide in materiali che hanno un valore di mercato e in materiali che hanno un disvalore di mercato 8come per esempio le plastiche eterogenee). Ecco il riciclo di tutti quei materiali che non hanno valore di mercato dovrebbe dunque essere promosso e incentivato dai consorzi di filiera (che per questo furono costituiti), così come è avvenuto per le energie rinnovabili».

SECONDA QUESTIONE. Il secondo tema di cui si è discusso è stata l’urgenza di creare uno standard di misurazione delle raccolte differenziate, perché la mancanza di standard nazionali (in realtà previsti fin dal decreto Ronchi del 1997, ma mai attuati) consente ad ogni regione di stabilire in modo unilaterale parametri e metodi di calcolo delle raccolte differenziate, per cui la stessa percentuale ha in realtà valori reali che cambiano geograficamente.

TERZA QUESTIONE. Infine il presidente di Revet ha sottolineato al ministro la necessità di considerare in modo prioritario gli obiettivi di riciclo effettivo (così come stabilito dall’Ue): «Dal 2008 con la direttiva europea e dal 2010 con il suo recepimento – ha continuato caramassi – anche il sistema italiano ha assunto obiettivi di riciclo, (ovvero il 50% di quello che viene raccolto). Per questo motivo il sistema Anci/Conai  non può più essere focalizzato solo sulla raccolta differenziata e deve invece considerare la selezione e il riciclo effettivo. Allo stesso modo anche l’allocazione delle risorse deve essere in sintonia con questo obiettivo ridistribuendole euqamente tra raccolta differenziata (che è lo strumento) e il riciclo (che è il fine)».