Il punto sulla situazione nell’area ex Pegna-Benelli

[15 ottobre 2015]

Nelle scorse settimane sulla stampa locale di Firenze sono stati pubblicati diversi articoli in merito alla situazione dell’area ex Pegna-Benelli in Via Gabriele D’Annunzio a Firenze, nei quali si riportavano le preoccupazioni dei cittadini riguardo ai possibili pericoli per la salute delle persone dopo che era stata rilevata la presenza di alcuni inquinanti nell’area stessa.

Con la presente nota congiunta fra ARPAT ed ASL 10 di Firenze, si fa il punto sulla situazione ad oggi.

L’area ex Pegna Benelli aveva un’estensione di 17.000 m2ed era occupata, fino prima metà del XX secolo dallo stabilimento della Società Anonima C.Pegna e Figli che preparava prodotti chimici per l’agricoltura e l’industria farmaceutica.

Durante la prima guerra mondiale, la Società Pegna trasformò la propria produzione e si indirizzò verso la realizzazione di prodotti necessari all’esercito, tra cui i fulminanti dei proiettili a base di sali di mercurio.

Successivamente all’inizio degli anni’50 lo stabilimento fu acquistato dalla Società Benelli Meccanica che produceva, invece, presse idrauliche; essa utilizzò per la propria attività soltanto una porzione della struttura, fino al 1984, affittando i restanti locali a svariate attività artigianali (falegnameria, carrozzeria, tipografia, officina meccanica, ecc..) fino al 2001.

Tutte le strutture presenti nell’area furono poi demolite nell’estate del 2003.

A partire dal 2007 l’area ex Pegna Benelli è stata interessata dalla costruzione di alcuni fabbricati di edilizia residenziale, dopo un procedimento di bonifica di alcune porzioni del sito, concluso con la certificazione rilasciata dalla Provincia di Firenze, per la destinazione d’uso verde pubblico / residenziale.

Nel 2014 durante operazioni di escavazione per le fondazioni di un nuovo edificio CASA SPA, avendo evidenziato anomalie organolettiche nel terreno, ha notificato al Comune di Firenze una potenziale contaminazione ed ha interrotto la costruzione.

La normativa (Decreto Legislativo 152/2006. “Testo Unico Ambientale”) prevede che dopo la notifica siano effettuate una serie di indagini, descritte in un documento, approvato dagli enti competenti, chiamato “piano della caratterizzazione”, volte a determinare se nel terreno e/o nella falda acquifera sono presenti inquinanti in quantità superiore ai valori detti Concentrazioni Soglia di Contaminazione, elencati in tabelle allegate al decreto (allegato 5, Parte Quarta Titolo V); questi valori sono differenziati in base alla destinazione d’uso del luogo per garantire una maggior tutela alle zone a destinazione residenziale (comprese le aree verdi) rispetto a quelle ad uso commerciale / industriale. Se le concentrazioni soglia sono superate il sito viene definito potenzialmente contaminato.

Le indagini svolte in questo caso hanno rilevato la presenza di materiale di riporto ed il superamento per alcuni metalli pesanti dei valori soglia riferiti alle zone residenziali; per meglio definire l’estensione della potenziale contaminazione, le indagini sono state estese alle aree di giardino pubblico al di fuori del cantiere di CASA spa con risultati analoghi.

Nell’ambito delle verifiche sul Piano di caratterizzazione relativo a queste aree, ARPAT ha effettuato una serie di campionamenti e, in data 7 agosto 2015, ha trasmesso al Comune di Firenze ed all’Azienda Sanitaria di Firenze uno schema riassuntivo dei risultati ottenuti ed una planimetria dei punti campionati evidenziando i punti che risultano potenzialmente contaminati ed i parametri che hanno fatto registrare un superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione.

Di seguito riportiamo una planimetria ed una tabella esplicativa nella quale è indicata la dislocazione dei campioni di suolo effettuati e l’indicazione del/dei principali parametri che hanno fatto rilevare un superamento delle Soglie.

Il superamento delle soglie di contaminazione costituisce la condizione per cui è necessario procedere con le successive fasi del procedimento di bonifica.

Il D. Lgs. 152/06 prevede che, per stabilire se il sito debba essere oggetto di un vero e proprio progetto di bonifica, deve essere effettuata una analisi di rischio sanitario-ambientale per valutare il rischio per la salute derivante dall’esposizione prolungata ai contaminanti ritrovati.

In altre parole con tale analisi, che si effettua con precise modalità, stabilite dalla normativa stessa, si analizzano tutti i possibili rischi relativi a tutti i percorsi di migrazione degli inquinanti, nelle loro varie forme, che potrebbero interessare l’uomo e con riferimento alla reale destinazione d’uso delle aree.

Nel caso specifico dell’area in oggetto è praticamente terminata la fase di caratterizzazione, pertanto il soggetto responsabile della bonifica dovrà procedere a presentare l’analisi di rischio che sarà poi validata da ARPAT ed ASL e successivamente approvata dalla conferenza dei servizi.

Il Dipartimento di Prevenzione della ASL ha richiesto che questa analisi sia completata entro il mese di Ottobre.

Gli inquinanti considerati saranno quelli che hanno fatto rilevare superamenti delle CSC, in particolare metalli pesanti (Mercurio, Arsenico, Vanadio) presenti nel terreno, in quanto nella falda non sono state rilevate criticità.

Pertanto per valutare i rischi sanitari occorre attendere i risultati dell’analisi di rischio; quel che già da ora si può dire è che eventuali rischi possono derivare solo da un’esposizione che si prolunghi per molti anni, pertanto non sono necessari interventi immediati o a breve termine; solo per estrema cautela sono state intanto interdette le aree dove è possibile un diretto contatto con il terreno.