Inquinamento della falda acquifera della piana di Scarlino: l’Agenzia chiarisce alcuni aspetti

[18 giugno 2014]

In merito alla vicenda dell’inquinamento della falda acquifera della piana di Scarlino che continua a trovare spazio tra le pagine dei giornali di questi ultimi giorni, sul quale nei giorni scorsi ARPAT ha già diffuso un comunicato stampa , si ritiene necessario chiarire alcuni aspetti.

I livelli di arsenico nelle falde sono stazionari: contrariamente a quanto riportato nell’articolo del Tirreno del 12/06/2014 (“Perizie choc: l’arsenico cresce”) le concentrazioni di arsenico nelle falde della piana, sistematicamente monitorate, non indicano alcuna tendenza all’aumento, ma risultano invece stazionarie.

Lo stato della contaminazione da arsenico: la contaminazione dei primi due livelli acquiferi che riguarda la piana di Scarlino è ben conosciuta, le concentrazioni maggiori sono state rilevate nella zona di San Martino, in loc. la Botte, e intorno al sito di stoccaggio delle ceneri di pirite denominato “Il Panettone”. Da quando quest’ultimo è stato sottoposto a misure di messa in sicurezza di emergenza (MISE),  i numerosi controlli eseguiti fino ad oggi non hanno rilevato perdite di sostanze contaminanti nelle falde indagate.
Questa situazione è ben nota ed è stata illustrata dall’Agenzia anche tramite le ultime due presentazioni pubbliche nel 2007 e nel 2009 presso la sala Auser a Scarlino Scalo.
Come già detto, la contaminazione accertata riguarda i primi due orizzonti acquiferi che si spingono fino ad una profondità di circa 20-25 metri: sin da quando è emerso che anche il secondo livello acquifero risultava contaminato (2008), ARPAT ha chiesto la caratterizzazione del terzo orizzonte acquifero, anche se è doveroso ricordare che alcuni dati a disposizione indicavano, a questo livello, assenza di contaminazione.

Non ci sono stati sinora interventi di bonifica della falda: interventi di bonifica della falda veri e propri non ci sono mai stati, ma sono stati attuati solamente interventi di messa in sicurezza di emergenza (MISE) nell’ambito dei progetti di bonifica dei suoli. Solamente questi ultimi sono stati negli anni attuati, in varie prese di posizione si confondono questi due piani diversi di intervento. ARPAT ha da tempo ribadito la necessità della realizzazione di un progetto unitario di bonifica della falda acquifera della Piana di Scarlino, progetto che, attualmente, è all’esame della Conferenza dei Servizi.

La naturalità della contaminazione nelle falde: contrariamente a quanto affermato negli articoli del Tirreno del 12/06/2014 (“Perizie choc: l’arsenico cresce”) e 14/06/2014 (“Ora lo dicono anche ARPAT e Asl: in quell’acqua è allarme arsenico), questa Agenzia non ha mai sostenuto la naturalità della contaminazione da arsenico delle falde.
Proprio sulle falde è stata recentemente conclusa e resa pubblica una complessa ricerca che, tramite un sistema specifico di elaborazione dei dati, ha consentito di individuare i valori di fondo naturale (VFN) ed i valori di fondo ambientale (VFA) , per i principali contaminanti (arsenico, ferro, manganese, solfati) contenuti nelle falde della piana di Scarlino.

Per quanto riguarda il valore di fondo naturale (VFN), che corrisponde ai livelli di concentrazione di una sostanza in assenza di alterazioni antropiche o presenti in minima parte, la ricerca indica per l’arsenico un valore compreso entro il limite normativo di 10 microgrammi/litro.

Per quanto riguarda il valore di fondo ambientale (VFA), che corrisponde ai livelli di concentrazione derivati da pressioni antropiche o da processi di inquinamento diffuso, la ricerca indica un valore di 23 microgrammi/litro.

Anche da queste considerazioni si evidenzia come ARPAT abbia svolto e stia svolgendo in questa area monitoraggi e studi fra i più approfonditi svolti nella nostra regione.