La situazione dell’area ex-CJMECO ad Aulla

[19 dicembre 2013]

In relazione all’incendio verificatosi lunedì 16 dicembre presso l’area ex CJMECO ad Aulla, come riportato dalla stampa locale, facciamo presente che il Dipartimento ARPAT di Massa Carrara ha appreso solo martedì 17 dicembre, dalla stampa, che nell’area si era sviluppato un incendio del quale non ci era giunta nessuna segnalazione, né richiesta di intervento.

Cogliamo però l’occasione per riepilogare le informazioni disponibili sull’area in questione.

L’insediamento della Ditta ex-CJMECO, attualmente non più in attività, sorgeva su un terreno inizialmente di proprietà demaniale e che dal 2003 è stato acquisito dal Comune di Aulla. Tale sito è conosciuto dal Dipartimento di Massa dell’Agenzia fin dal 1998/99, periodo in cui la Ditta Cjmeco ha iniziato le attività di messa in riserva e di recupero di rifiuti non pericolosi, in procedure semplificate per produzione di CDR in Fluff.

Nel corso degli anni numerosi sono stati gli interventi e gli accertamenti effettuati da ARPAT, i cui risultati sono sempre stati comunicati agli enti competenti, nei quali sono state verificate varie inadempienze, con rischio di pregiudizio nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica, ed in particolare, durante il periodo di attività della Ditta,


il mancato rispetto delle condizioni e prescrizioni richiamate dalla normativa al tempo vigente, quali:

 

  • mancanza di impermeabilizzazione del suolo sotto i cumuli depositati all’aperto;
  • mancanza di adeguata copertura degli stessi;
  • mancanza di sistemi di raccolta degli eventuali percolati all’interno del fabbricato ove erano svolte le attività di recupero rifiuti
  • superamento del periodo dell’anno per la messa in riserva dei rifiuti
  • superamento dei quantitativi recuperabili nello stesso periodo
  • assenza nei fabbricati adibiti al deposito del CDR di idonei sistemi antincendio anche in relazione alla notevole quantità di materiali combustibili presenti
  • possibile dispersione nell’ambiente di prodotti tossici derivanti da eventuali fenomeni di combustione dei rifiuti;
  • possibile dispersione nell’ambiente di fibre di amianto derivanti dalle coperture degli edifici e dalle coibentazioni delle tubazioni, se eventualmente interessate da fenomeni di incendio. Tra l’altro all’interno di edifici con copertura in eternit erano depositate ingenti quantità di materiali combustibili come CDR e pneumatici;

 successivamente alla chiusura della Ditta Cjmeco:

  • abbandono di notevoli quantità di rifiuti depositati all’aperto in cumuli, alcuni dei quali privi di copertura e posizionati su terreno non impermeabilizzato, con possibili dispersioni nel suolo di prodotti di degradazione, favorita anche dal dilavamento delle acque meteoriche;
  • possibile dispersione nell’ambiente di prodotti tossici derivanti da eventuali fenomeni di combustione dei rifiuti;
  • possibile dispersione nell’ambiente di fibre di amianto derivanti dalle coperture degli edifici e dalle coibentazioni delle tubazioni se eventualmente interessate da fenomeni di incendio. Tra l’altro in edifici con copertura in eternit erano stoccate ingenti quantità di materiali combustibili come CDR e pneumatici;
  • assenza nello stabilimento di idonei sistemi antincendio anche in relazione alla notevole quantità di rifiuti combustibili presenti.

Nel corso degli anni tali carenze sono state più volte segnalate agli Enti Locali competenti (Regione
Provincia e Comune) al Ministero dell’Ambiente e alla Autorità giudiziaria con specifiche notizie di reato.

Nel 2003, a seguito di richiesta della Regione Toscana, sono stati effettuati ulteriori accertamenti sui suoli mediante carotaggi, che non evidenziarono particolari contaminazioni né dei suoli né delle acque superficiali in base alla normativa al tempo vigente.

A complicare la situazione di quest’area già degradata, il Comune di Aulla nel 2009 ha individuato il luogo come deposito di pneumatici fuori uso provenienti dalla dismissione dell’attività della Ditta Cincilla, confinante con la Cjmeco nell’area industriale denominata Ex polverificio.

L’ultimo intervento in ordine di tempo dell’Agenzia è stata l’ispezione ambientale del 14.05.2010, effettuata in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato, durante la quale è stata rilevata e ribadita la sussistenza dei problemi sopra riportati, alla luce dei quali appariva oltremodo indispensabile che si procedesse quanto prima alla rimozione dei rifiuti abbandonati e/o stoccati nell’area e al ripristino ambientale del sito.

Si è inoltre proceduto al sequestro della parte di area ove risultavano stoccati i pneumatici e provveduto ad informare il Sindaco di Aulla affinché intervenisse per procedere all’allontanamento dei rifiuti ed al loro invio presso un centro di recupero e/o smaltimento autorizzato.

Nell’agosto 2010 il Comune di Aulla ha predisposto un Piano Operativo finalizzato alla rimozione dei rifiuti e al ripristino ambientale dell’area Cjmeco, sul quale ARPAT, su richiesta della Regione Toscana, ha espresso un parere con riserva circa l’adeguatezza delle operazioni di intervento individuate dal Comune.

La Regione Toscana, con Decreto Dirigenziale 6075 del 07/12/2010, ha erogato al Comune di Aulla un finanziamento pari a 110.000,00 euro per l’esecuzione di attività preliminari e propedeutiche all’attivazione del Piano operativo suddetto.

Nel 2012, grazie all’interessamento della Provincia, che ha incaricato una ditta che aveva predisposto un progetto ad hoc, i cumuli di pneumatici (7000 ton) sono stati rimossi.

Nell’area permangono rifiuti abbandonati ed è stata effettuata una segnalazione della ASL al Comune per la possibile presenza di fibre libere di amianto.

Preme sottolineare che già nel 2005 un incendio si era sviluppato presso l’insediamento e ARPAT a seguito di sopralluogo, ha relazionato in merito, segnalando già quanto poi più volte ribadito.

In conclusione, ARPAT non puo’ che ribadire quanto già sempre affermato:

  • che vanno allontanati e correttamente smaltiti, al più presto, tutti i rifiuti presenti nell’area in questione, per procedere poi alla sua completa bonifica;
  • che occorre rivedere a livello nazionale la normativa che riguarda le autorizzazioni agli stoccaggi “provvisori” di rifiuti (che nella nostra regione – come altrove – sono un numero eccessivo), introducendo l’obbligo anche per i rifiuti speciali, come per gli urbani, di indicare, al momento del trasferimento dal luogo di produzione verso impianti di stoccaggio o trattamento intermedi, anche la destinazione finale.
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