L’escavazione di un pozzo di protezione catodica fa emergere in superficie un’acqua di falda satura di argille

[30 luglio 2015]

Sabato 25 luglio, nel corso dei lavori della società di gestione del gas per trivellazione di un pozzo di protezione catodica (messa a terra di correnti elettriche vaganti potenzialmente pericolose per la rete) intorno ai 95 metri di profondità, in località Pestello a Montevarchi, è stata accidentalmente perforata una falda caratterizzata da acqua satura di argille lacustri.

La fuoriuscita dell’acqua, constatata da Arpat sabato scorso su chiamata della Protezione Civile, non accennava a diminuire e sedimentava lungo la strada provinciale. La Ditta, come azione di emergenza, ha provveduto a convogliare l’acqua nel vicino Borro della Sabina, per evitare l’allagamento di una strada provinciale limitrofa al luogo di escavazione.

Tale soluzione ha provocato un certo allarme nella popolazione. In particolare un esposto al Dipartimento di Arezzo, che ha effettuato un ulteriore sopralluogo, ed alla Guardia Forestale locale.

Infatti, tali argille, il cosiddetto “turchino”, per la loro consistenza si presentano alla vista come particelle in sospensione ben evidenti nella superficie dell’acqua e nell’alveo.

Il tratto interessato dai sedimenti interessa circa 300 metri dal punto di immissione nel Borro della Sabina fino alla confluenza, con il torrente Caspri, nel torrente Dogana.

Proprio nel Dogana il sedimento si estingue, favorito dalla presenza di una larga pozza che ne favorisce la decantazione.

La pozza, pur contaminata, ospita numerosi gnatidi e avanotti di pesci attivi il che, presumibilmente, esclude danni alla fauna ittica.

In ogni caso sono in corso interventi per la messa in sicurezza e interruzione dello scarico.

I tecnici ARPAT nella giornata di ieri hanno effettuato diversi campionamenti. Le analisi sono attualmente in corso, ma continuano i sopralluoghi per il monitoraggio della situazione

ARPAT ritiene che tale evento, pur essendo da considerare eccezionale, debba costituire un caso da valutare e normare in caso di ulteriori trivellazioni. Il sottosuolo dell’area del Valdarno è infatti caratterizzato dalla presenza diffusa di argille lacustri.