Maleodoranze a Santa Croce sull’Arno (PI) Nuovi accertamenti dell’Agenzia

[15 luglio 2014]

A seguito delle numerose maleodoranze lamentate dalla cittadinanza, in questi ultimi anni, ARPAT ha avviato un’indagine volta all’identificazione della o delle sorgenti responsabili dei disturbi olfattivi.

Una prima indagine, della qualità dell’aria, fu condotta, anche a seguito di alcune criticità gestionali e strutturali rilevate al Consorzio Aquarno, nel periodo giugno 2012 – marzo 2013.

L’indagine 2012-2013 per quanto riguarda l’Acido solfidrico (H2S), sicuramente l’inquinante più caratterizzante per la zona in esame, si evidenziarono criticità, con superamenti della soglia olfattiva di 7 μg/m3 verificate per il 37% del tempo di misura per la postazione di Castelfranco “Barnini” e per l’11% nella postazione di Santa Croce Cerri, con la conseguente probabilità dell’instaurarsi di condizioni favorevoli allo sviluppo di maleodoranze locali. Gli stessi valori massimi registrati risultarono molto elevati con 21 valori superiori a 100 μg/m3.

A seguito di quanto rilevato nella campagna 2012-2013 di ARPAT, la Provincia di Pisa, aveva prescritto (con determina n. 433/2013 de 28.1.2013 ) alcuni interventi  nei confronti del Consorzio Aquarno che ha provveduto a potenziare la capacità di dissoluzione dell’ossigeno nelle due vasche di ossidazione solfuri e di preossidazione, e modificare le modalità di ingresso dei reflui nelle vasche di omogenizzazione. È ancora in corso  la realizzazione di tre nuovi sedimentatori per ciascuna vasca di ossidazione.

Nel periodo che va dal 24 luglio 2013 al 10 febbraio 2014 ARPAT ha condotto due ulteriori indagini parallele seguite da due diversi settori; il “Centro Regionale per la Tutela della Qualità dell’Aria” (C.R.T.Q.A) dell’Area Vasta Costa ed il settore “Modellistica previsionale” dell’Area Vasta Centro.

Il C.R.T.Q.A. ha svolto l’indagine con il mezzo mobile della Provincia di Pisa in Loc. Cerri a Santa Croce S/A.  L’acido solfidrico (H2S) risulta l’inquinante rilevato che mostra più criticità con superamenti della soglia olfattiva di 7 μg/m3 che si sono verificate per il 6,4% del tempo di misura, correlabili a probabile formazione di maleodoranze locali; sono stati inoltre registrati 28 valori superiori a 50 μg/m3, di cui 10 superiori a 100 μg/m3.

Il settore Modellistica Previsionale dell’Area Vasta Centro di ARPAT ha, invece, effettuato un’analisi sulla campagna di misura della qualità dell’aria focalizzando l’attenzione sull’acido solfidrico (H2S), per capire se era possibile, incrociando i dati di qualità dell’aria raccolti con quelli meteorologicii, individuare la fonte delle maleodoranze.

In sintesi è emersa la presenza di una o più sorgenti di Acido Solfidrico, collocate a nord rispetto alla posizione in cui sono stati effettuati i rilevamenti: è apparso plausibile che tali sorgenti abbiano determinato in qualche caso concentrazioni in aria ambiente estreme, ovvero episodi acuti caratterizzati da valori molto superiori alla media.

In particolare l’impianto a NNW più vicino, ma anche l’unico in tale direzione, è il depuratore Aquarno. Il valore elevato della media, dell’H2S con vento NNE, ha suggerito anche un contributo da parte dell’area produttiva che si estende tra Fucecchio e Ponte a Cappiano.

Tali conclusioni sono pienamente coerenti con quanto già evidenziato nella precedente relazione di analisi dei dati rilevati nella zona nel corso dell’indagine 2012-2013 e con l’analisi dei dati rilevati in località Cerri nel periodo 16/11/2012 – 16/01/2013.

Alla luce di quanto emerso dalle valutazioni sopra descritte e considerando la stagione estiva, con il conseguente innalzamento della temperatura che faciliterà l’insorgere dei fenomeni maleodoranti; anche se da una prima analisi appare che i fenomeni acuti legati a concentrazioni orarie elevate di H2S siano diminuiti significativamente, sia come frequenza sia come magnitudo, rispetto ai monitoraggi effettuati in passato nella stessa postazione, è stato chiesto agli Enti competenti l’emissione di provvedimenti atti a ridurre le maleodoranze.

In particolare ridadendo quanto già proposto nel dicembre 2012,  cioè la necessità di prescrivere la copertura delle vasche OMO 1 ed OMO 2, con messa in depressione delle stesse ed invio di tali emissioni ad idonei impianti di abbattimento, e contestualmente l’inserimento in testa all’arrivo della condotta industriale di specifico impianto per l’abbattimento di solfuri.