Organico batte imballaggio 4 a1

[24 marzo 2016]

Non è il risultato di una partita amatoriale tra gli impianti di trattamento delle due diverse frazioni di rifiuti ma i dati che emergono dallo studio “Analisi dei costi della raccolta differenziata della frazione organica” commissionato da Utilitalia, la federazione che riunisce le imprese energetiche, idriche e ambientali, alla Bain & Company. “Se nel giro di 8 anni la raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Italia è cresciuta del 64%, raggiungendo i 13,4 milioni di tonnellate – scrive Utilitalia – è la frazione organica quella che più ha contribuito a questo incremento (+132%). Per fare un paragone – osserva la federazione delle utility – nello stesso arco di tempo la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio è cresciuta solo del 35%”. L’aumento record nella raccolta dell’organico, ed il ruolo trainante che quest’ultima ha rivestito nel panorama nazionale della differenziata, viene fuori dal confronto tra i dati del 2007 – registrati in occasione della prima edizione dello studio della Bain & Company- con quelli del 2014 raccolti su un campione d’imprese mono (71%) e multiutility (29%) aderenti a Utilitalia, che gestiscono il servizio di raccolta di un quarto dei rifiuti organici prodotti in Italia da 13 milioni di cittadini. Un campione, quello dell’ultimo rapporto, considerato rappresentativo della realtà nazionale per tipologia, volumi di rifiuti raccolti, distribuzione geografica, dimensioni del bacino d’utenza, popolazione dei comuni serviti. Secondo i dati che emergono dallo studio nel periodo di riferimento la crescita dei volumi della raccolta della frazione organica è stata di oltre 3 milioni di tonnellate (da 2,7 a 5,7 milioni di tonnellate), corrispondente a un incremento dell’11%. In questi anni si è poi registrato anche un incremento della qualità del materiale raccolto. Un risultato al quale, si legge nel dossier, ha contribuito in maniera rilevante l’evoluzione dei metodi di raccolta “con un forte ridimensionamento della classica raccolta stradale (passata dal 47 al 26%) e una speculare crescita del porta a porta, che dal 53 balza al 74%, anche se in molte realtà (32% del campione) i due metodi di raccolta convivono. Il porta a porta consente d’intercettare percentuali sensibilmente più elevate di rifiuto differenziato ma presenta costi di raccolta più elevati rispetto ai sistemi di tipo stradale”. Riguardo ai costi, se è vero che il passaggio al sistema porta a porta  per la raccolta della frazione organica ha comportato un aumento dei costi unitari pari al 9,8%, quell’aumento è stato contenuto da un parallelo incremento dell’efficienza gestionale a livello industriale che – si legge nel rapporto – ha permesso di risparmiare il 12%. Oggi il costo medio di raccolta (stradale + porta a porta) si attesta su 132 euro/tonnellata, che è valore intermedio tra i costi della raccolta della frazione indifferenziata e di quello della raccolta degli imballaggi. Aggiungendo come costo medio 22 euro/ton per il trasporto e 88 euro/ton per il trattamento (che varia in base alla percentuale di frazione estranea presente) si arriva a 242 euro a tonnellata per la filiera completa dei rifiuti organici. “Dallo studio – scrive nella prefazione il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – si possono trarre conclusioni importanti: la diffusa evoluzione tecnologica ed organizzativa della raccolta differenziata e del trattamento della frazione organica, i significativi recuperi di efficienza dei costi registrati nella raccolta, la grave carenza del sistema impiantistico di trattamento, soprattutto per alcune aree del paese, che rischia di frenare le potenzialità di sviluppo di questa filiera“. Quindi se per quantità e qualità e recupero di efficienza il risultato di questi ultimi anni è da considerarsi assolutamente positivo, rimane però un elemento di criticità per quanto riguarda gli impianti di trattamento.  “Nel nostro Paese non c’è ancora una coerenza impiantistica – ha dichiarato alla presentazione del rapporto Filippo Brandolini – e non riguarda la solita differenza Nord-Sud. Gli impianti si sono sviluppati bene solo dove c’è stata una programmazione pubblica, cui sono seguiti interventi industriali, pubblici o privati. Potremmo essere un esempio a livello europeo, ma dobbiamo poter contare su un quadro di regole certe. In questo senso dobbiamo leggere in termini molto positivi quanto contenuto in uno decreti Madia, che prevede la nascita dell’Autorità di regolazione, che potrà così definire le regole di supporto al sistema industriale”.