Rifiuti urbani in discarica: passi in avanti per l’Italia, ma il cammino da fare è ancora lungo

[17 novembre 2016]

L’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) ha pubblicato pochi giorni fa un dossier – “Municipal waste management across European countries” – dove si analizza la gestione dei rifiuti urbani nei Paesi dell’Unione Europea. Dal dossier si rileva (così come ben riportato anche da Greenreport)come dal 2004 al 2014 (quando si ferma la disponibilità di dati) la percentuale di rifiuti urbani conferiti in discarica nei vari Paesi sia diminuita da un originario 49% ad un più sostenibile 34%. L’Italia, da par suo, registra alcuni passi in avanti, assestandosi al 31% di rifiuti urbani in discarica, in linea con la media europea ma ancora dietro (e non di poco) a diversi altri Paesi. Il dossier infatti sottolinea come in Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svizzera già oggi «praticamente nessun rifiuto urbano sia inviato in discarica». Un risultato questo raggiunto grazie a migliori performance in fatto di riciclo effettivo e anche di recupero energetico tramite termovalorizzazione. Nello studio però sono da sottolineare due passaggi significativi: i dati utilizzati dalla Eea sono «i migliori attualmente disponibili», ma è l’Agenzia stessa a evidenziare una volta di più come la «comparabilità dei dati nazionali disponibili e degli indicatori è limitata», con i vari Paesi europei che hanno «differenti definizioni su cosa costituisca i rifiuti urbani o sulla composizione dei materiali riciclati». Un marasma che si perpetua tale e quale anche all’interno di un singolo Paese, il nostro, dove dal 1997 il decreto Ronchi ha introdotto la raccolta differenziata e previsto un metodo unico per la sua contabilizzazione, metodo che a quasi venti anni dal decreto che lo invocava ancora non è arrivato. Secondo, e non meno importante, passaggio è che «i rifiuti urbani rappresentano appena il 10% circa del totale dei rifiuti prodotti nell’Ue». Giusto e legittimo dunque che l’attenzione politica e mediatica rimanga costantemente incentrata sulla dimensione dei rifiuti urbani (soprattutto nel nostro Paese). Ma forse sarebbe opportuno occuparsi anche del restante 90% dei rifiuti totali prodotti ogni anno.