Trielina nella falda di Montescudaio

[8 luglio 2014]

In relazione ad alcuni articoli di stampa riguardanti la situazione di inquinamento dell’acquifero di Cecina, si fa presente che il livello di contaminazione nell’acquifero di Cecina è ben al di sopra dei limiti di legge, anche perchè in caso contrario non ci sarebbe una procedura di bonifica in corso.

ARPAT ha rilevato questo inquinamento fin dal 2004 e da allora ha costantemente seguito la situazione effettuando una intensa attività di controllo e monitoraggio, nonché di supporto tecnico sia nella fase di messa in sicurezza, che poi di caratterizzazione e progettazione della bonifica.

Informazione sulle attività di controllo e monitoraggio ARPAT

Messa in sicurezza di emergenza

L’inquinamento in questione è stato affrontato, in una prima fase, attraverso l’attuazione della messa in sicurezza di emergenza (MISE), partita nel 2005 con l’attivazione di una prima barriera idraulica, che ha permesso la parziale interruzione del trasferimento della contaminazione dall’area sorgente alla falda di Cecina. A ciò è seguito un progressivo potenziamento, permesso proprio dall’intensa attività di monitoraggio e controllo che ha portato ad una conoscenza di dettaglio del modello concettuale della contaminazione, di tale barriera che ha raggiunto a fine del 2013 l’obbiettivo di confinare in maniera pressochè totale l’area sorgente dagli acquiferi sottostanti.

Va tenuto conto che le circolazioni di acque sotterranee reagiscono con tempi legati alle condizioni di permeabilità dei terreni e tale beneficio dovrebbe evidenziarsi durante il corso dell’attuale anno di monitoraggio.

Andamento inquinamento nel 2013

La relazione sull’attività di indagine e monitoraggio effettuata da ARPAT nel 2013 fornisce i dettagli sugli andamenti della contaminazione (TCE+PCE) per tutti i pozzi monitorati nella Piana di Cecina nel 2013, evidenziando “un incremento della media della sommatoria TCE+PCE, da associare presumibilmente alla notevole piovosità riscontrata nella stagione di ricarica ottobre 2012-aprile 2013 e nel trimestre ottobre-dicembre 2013”.

Si ricorda che l’attività di monitoraggio è iniziata nel 2004; dal 2004 ad oggi l’andamento delle concentrazioni di tricloroetilene (TCE) + tetracloroetilene (PCE) nei pozzi mostra delle oscillazioni, anche significative, come visibile nei seguenti grafici in cui sono riportate le medie annue per ciascun pozzo dal 2004 al 2013.

Le maggiori concentrazioni in assoluto sono state riscontrate nei primi anni di monitoraggio (2004-2005) al momento dell’individuazione della contaminazione, e negli anni 2008-2009, periodo in cui è stata registrata una elevata piovosità e quindi una elevata infiltrazione presso l’area sorgente dovuta anche ad interventi edilizi importanti che hanno reso permeabili le superfici sovrastanti la sorgente primaria di contaminazione.

Gli aumenti delle concentrazioni degli inquinanti registrati nel 2013 non sono, quindi, da intendere in termini assoluti, ma relativi, in rapporto, cioè, a quanto rilevato nell’anno precedente, da ricondurre alla notevole piovosità riscontrata nella stagione di ricarica ottobre 2012-aprile 2013 e nel trimestre ottobre-dicembre 2013.

Da rilevare che il pozzo San Vincenzino mostra un andamento diverso rispetto agli altri pozzi in quanto dal 2010 in poi si registra un trend in continuo aumento della media annua di TCE+PCE; si evidenzia, comunque, che questo pozzo è ubicato nella porzione finale del pennacchio di contaminazione e presenta concentrazioni dei contaminanti notevolmente più basse di quelle dei pozzi vicini alla sorgente.

Intervento di bonifica

  • Per quanto riguarda invece l’aspetto connesso agli interventi di riduzione della contaminazione in area sorgente (attività di bonifica) ARPAT ha sempre evidenziato, anche nei pareri di approvazione delle varie articolazioni progettuale, la necessità di attivare velocemente gli interventi di bonifica.
  • Ci risulta che entro il mese corrente debba essere consegnato il progetto esecutivo e quindi immediatamente realizzabile dello SVE (soil venting extraction) che dovrebbe permettere una efficace riduzione degli accumuli di contaminante presenti in area sorgente (Monte Scudaio).

I  contaminanti presenti hanno infatti caratteristiche chimico-fisiche idonee per essere estratti con particolare efficacia con questa tecnica di bonifica, che presenta però, anche a causa del contesto geologico e dell’estensione dell’area sorgente, problematiche impiantistiche che ne hanno reso problematica la progettazione esecutiva.