Più di 122 milioni di europei a rischio povertà ed esclusione sociale. 17,33 milioni in Italia

Nel 2013 una persone su 4 in questa situazione nell’Ue e il 28,4% in Italia

[4 novembre 2014]

Nell’Unione europea a 28 una persona su 4 è colpita da almeno una di queste tre condizioni: rischio di povertà monetaria; situazione di forte privazione materiale, famiglia ad intensità di lavoro molto bassa. A dirlo è l’ultimo rapporto Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, che evidenzia che nel 2013 nell’Ue a 28 le persone minacciate di povertà o di esclusione sociale erano il 24,5%, leggermente in calo rispetto al 2012 (24,8%),  ma più del 23,8% del en 2008.

In Italia nel 2008 erano a rischio povertà ed esclusione sociale il 25,3% dei cittadini (15,1 milioni) e sono saliti al 28,4% nel 2013 (17,33 milioni).

Eppure la riduzione del numero dei poveri è uno degli obiettivi centrali della strategia Europe 2020 dell’Ue. .

Il peggior livello di povertà è in Bulgaria (48%), mentre un altro Paese dell’ex Patto di Varsavia, la Repubblica Ceca, è quella messa meglio (14,6%). Ma siamo lontani dalle promesse di benessere per tutti fatte dal capitalismo trionfante dopo la caduta del muro di Berlino: «Ne 2013, più di un terzo della popolazione  è minacciata di povertà o di esclusione sociale in 5 degli stati membri: in Bulgaria (48,0%), in  Romania (40,4%), in Grecia (35,7%), in Lettonia (35,1%) ed in Ungheria (33,5%)».

Oltre alla Repubblica Ceca, i Paesi con il livello più basso s di povertà sono quelli dove le politiche del welfare socialdemocratico non sono state messe in dubbio nemmeno dai governi conservatori: Olanda  (15,9%), Finlandia(16,0%) e Svezia (16,4%).

I cali nel livello di povertà ed esclusione sociale sono stati registrati in Polonia (dal 30,5% del 2008 al 25,8% del 2013), in Romania (44,2% – 40,4%), Austria  ( 20.6% – 18.8%), Finlandia (17,4% – 16,0%), Slovacchia ( 20,6% – 19,8%), Repubblica Ceca (de 15,3% – 14,6%) Francia (18,5% – 18,1%), mentre in Belgio il dato è rimasto stabile al 20,%

Il 16,7% della popolazione europea è minacciata di povertà monetaria, cioè guadagna meno del della soglia del rischio di povertà, nel 2012 erano il 16,9% e nel 200 il 16,6% e il dato è preoccupante perché la povertà monetaria misura diverse soglie di povertà ed evolve nel tempo con la crisi economica, quindi la soglia in alcuni Stati membri è scesa.

Nel 2013, plus de 20% della popolazione era minacciata di povertà monetaria in Grecia (23,1%), Romania  (22,4%), Bulgaria (21,0%), Lituania (20,6%) e Spagna (20,4%). Subito dopo arriva l’Italia con il 19,1%.

Anche per questo indicatore i Paesi messi meglio sono la Repubblica Ceca (8,6%) e l’Olanda (10,4%).

Il 9,6%  dei cittadini dell’Ue è in una situazione di forte privazione materiale, cioè le loro condizioni di vita sono limitate dalla mancanza di risorse: non riescono a pagare le fatture, a riscaldare le case dove vivono o a prendersi una settimana di vacanze fuori dal loro luogo di residenza. La percentuale di persone con forti privazioni materiali è calata dal 9,9% del 2012, ma è ben superiore all’8,5% del 2008.

I poveri sono più numerosi in Bulgaria (43,0%), Romania (28,5%) e Ungheria (26,8%), mentre la povertà materiale è quasi sconosciuta in Svezia (1,4%), Lussemburgo (1,8%), Olanda e Finlandia (2,5%) e molto ridotta in Danimarca (3,8%) ed Austria (4,2%).  L’Italia non è messa per nulla bene: 12,4% di povertà materiale con un balzo preoccupante rispetto al 7,5% del 2008.

Il 10,7% degli europei tra 0 e 59 anni vive in famiglie a bassissima intensità di lavoro, cioè nelle quali gli adulti utilizzano meno del 20% del loro potenziale totale di lavoro nel corso dell’anno e questa percentuale dal 2008 non smette di aumentare nell’Ue a 28. Qui la classifica è in gran parte diversa da quella dei due indicatori precedenti: i Paesi più messi male sono Grecia (18,2%), Croazia (15,9%), Spagna (15,7%), Belgio (14,0%) Gran Bretagna (13,2%), mentre le famiglie dove si lavora di più sono in Romania (6,4%), Lussemburgo (6,6%), la Repubblica Ceca (6,9%), Svezia (7,1%) e Polonia (7,2%). L’Italia peggiora anche in questo indicatore, arrivando all’11% del 2013 rispetto al 9,% del 2008.