«Oggi si assiste alla caccia al nero e dietro a questo c'è una cultura. Per questo, con ancora più forza, occorre ribadire che esiste una sola razza: quella umana»

A San Rossore 80 anni fa le leggi razziali. Rossi: «Si affaccia l’idea che la storia possa ripetersi»

«Non ci sono certo le stesse condizioni che prepararono l'ascesa del nazismo e del fascismo. Però ora come allora siamo in presenza di una crisi economica che colpisce i ceti popolari, che genera un impoverimento culturale prima che materiale»

[5 settembre 2018]

Quella che oggi è un’importante area protetta, San Rossore, rappresenta il luogo dove nel 1938 – esattamente il 5 settembre di 80 anni fa – sono state firmate le leggi razziali italiane. Ma è anche la tenuta dove dieci anni fa, nel meeting estivo internazionale organizzato per diversi anni dalla Regione Toscana, altri scienziati (Rita Levi Montalcini, Enrico Alleva e molti altri) hanno firmato il Manifesto degli scienziati antirazzisti: dieci punti del tutto opposti, a partire dall’affermazione che le razze non esistono. E oggi a San Rossore si è celebrata una nuova svolta.

«Siamo qui per ricordare una delle pagine più infami della storia italiana – ha dichiarato il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, aprendo la conferenza stampa svoltasi alle Cascine vecchie della Tenuta di San Rossore – Una pagina che si consumò proprio qui a San Rossore, ottant’anni fa. In Italia il razzismo ha avuto un suo sviluppo, ma con il fascismo diventò un fatto di Stato, un elemento determinante sancito dalle leggi: la firma, il 5 settembre 1938, dei Provvedimenti per la difesa della razza, non si può considerare un atto come gli altri. Furono 670 gli ebrei deportati dalla Toscana e tornarono in poche decine dai campi di sterminio nazisti».

È dunque alla luce della Storia che il rettore dell’Università di Pisa Paolo Mancarella, a nome dell’intera Accademia e alla presenza di tutti i rettori delle università italiane, riconoscerà la responsabilità per gli atti che, a partire dall’adesione al “Giuramento di fedeltà al Fascismo” del 1931, videro il mondo universitario silente e complice verso le scelte del regime che giunsero sino all’emanazione delle Leggi razziali nel 1938. È la prima volta che in Italia un rappresentante delle istituzioni compie pubblicamente un simile gesto: «Abbiamo iniziato oltre un anno fa a lavorare a “San Rossore 1938” per ricordare degnamente un atto infame che fu compiuto, in un luogo a pochi passi da noi, esattamente 80 anni fa», ha dichiarato oggi il rettore.

La solenne cerimonia si svolgerà il 20 settembre nel Palazzo della Sapienza dell’Ateneo pisano, alla presenza della Conferenza dei Rettori Universitari Italiani (Crui) riunitasi a Pisa per l’occasione e dei rappresentanti dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei). La “Cerimonia del ricordo e delle scuse” sarà il momento più alto e significativo di “San Rossore 1938”, un vasto programma di iniziative che si svolgeranno in Toscana a partire da questo mese e che, con incontri nelle scuole, proseguirà fino al 2019 inoltrato; un’iniziativa proposta e organizzata dall’Università di Pisa in collaborazione con Scuola Normale Superiore, Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola IMT Alti Studi Lucca, in accordo con Crui, Ucei, Università degli Studi Firenze, Università di Siena e Università per Stranieri di Siena e grazie al sostegno e all’adesione della Regione Toscana e di istituzioni, fondazioni e imprese del territorio.

«Una grande inquietudine – ha concluso il presidente Rossi – pervade tutti i democratici in questo periodo storico. Si affaccia l’idea che la storia possa ripetersi; si avvertono analogie, scivolamenti e dobbiamo preparare argini adeguati. Non ci sono certo le stesse condizioni che prepararono l’ascesa del nazismo e del fascismo. Però ora come allora siamo in presenza di una crisi economica che colpisce i ceti popolari, che genera un impoverimento culturale prima che materiale. Anche allora c’era la tendenza a sentirsi traditi, vittime. Anche allora c’era un fenomeno di immigrazione pesante dall’est verso la Germania, dopo la rivoluzione russa. Oggi si assiste alla caccia al nero e dietro a questo c’è una cultura. Per questo, con ancora più forza, occorre ribadire che esiste una sola razza: quella umana».

L. A.