Le Regioni Abruzzo e Puglia si alleano contro le trivellazioni per il petrolio nell’Adriatico

Pronto il ricorso alla Corte Costituzionale contro lo “Sblocca Italia”

[8 ottobre 2014]

Intervenendo a Bruxelles alla riunione dell’EU Strategy for the Adriatic and Ionian Region (Eusair), il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ha detto che «la tutela del mare è prioritaria, quindi bisogna fare fronte comune contro la minaccia delle trivelle in Mare Adriatico. Concordiamo una strategia unitaria, consapevole, adulta, matura, regione per regione, territorio per territorio. Non possiamo  rendere il nostro mare bersaglio di attacchi che rovinano e determinano la caduta verticale della potenzialità turistica. Quella della strategia Eusair è la sede grazie alla quale allineare procedure, norme, strategie, per difendere questa enorme potenzialità turistica che deriva dal nostro mare».

Per lanciare la sua proposta il presidente abruzzese ha scelto l’evento organizzato dal partenariato “Macroregione adriatico ionica” per gli Open Days del Comitato delle Regioni europee. Un incontro particolarmente significativo per il semestre di presidenza italiana, visto che la Strategia macroregionale europea per la Regione Adriatico Ionica (Eusair) è la prima che coinvolge l’Italia, ma anche un messaggio al suo compagno di Partito Matteo Renzi, che vuole dare il via libera alle trivellazioni offshore in Adriatico.

A chi gli dice che l’Italia dovrebbe trivellare l’Adriatico perché tanto lo farà comunque la Croazia (o meglio le multinazionali autorizzate dalla Croazia)  D’Alfonso risponde: «Ho già preso contatti con la contea di Dubrovnik, ma anche con la contea spalatino dalmata e poi con la Croazia, per determinare una posizione congiunta insieme col Molise, le Marche, la Puglia».

All’appello di D’Alfonso ha subito risposto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che ha sottolineato: «La Puglia è sempre stata sin dall’inizio in prima linea nella battaglia contro le trivelle in Adriatico e continueremo ad esserlo. Siamo pronti a mettere in campo qualunque azione, politica e legale, a tutela della bellezza del nostro Mare Adriatico. Siamo contro l’idea che la ricchezza debba essere cercata scavando tra i fondali del mare Adriatico, la ricchezza è il mare Adriatico, la sua costa. Le multinazionali del petrolio non possono pensare, con la complicità dei governi, di trasformare questa straordinaria storia che è l’Adriatico in una colonia energetica. Penso che noi metteremo in campo tutto quello che possiamo fare, politicamente e legalmente, per impedire lo scempio del mare Adriatico».

Nel suo intervento al summit Eusair a Bruxelles il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca (PD), non ha affrontato lo scottante tema delle trivellazioni petrolifere e gasiere e si è concentrato sui compiti ed i progetti della Strategia macroregionale  Ue per la Regione Adriatico Ionica, ma il Consiglio regionale delle Marche già il 7 maggio 2013 si era espresso all’unanimità a favore di una risoluzione che vieta ogni attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi nel mare Adriatico.

La Regione Molise ha partecipato nel 2013 alla manifestazione di Pescara contro le il progetto Ombrina mare, la piattaforma petrolifera con 6  pozzi, 42 Km di condotte e una raffineria al largo della costa adriatica che dovrebbe rimanere ormeggiata per 24 anni davanti alla Costa dei trabocchi, candidata a divenare parco nazionale. Il presidente della Regione, Paolo Frattura (PD), ha più volte detto che «Il Molise è contrario agli impianti petroliferi off shore nel nostro Adriatico. La tutela dell’ambiente, del paesaggio e delle energie sostenibili è per noi un principio inviolabile».

Il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, ha apprezzato il documento unitario de i comitati locali e delle associazioni ambientaliste meridionali “ via le trivelle off shore dallo Sblocca Italia, il decreto non può diventare uno Sblocca petrolio in mare” ed ha detto: «Ringrazio la rete delle associazioni, movimenti e comitati di cittadini per la sensibilizzazione che hanno voluto esercitare collettivamente nei confronti del Consiglio regionale e delle Regioni e faccio seguito anche alla lettera aperta che mi ha indirizzato il presidente del gruppo consiliare Sel, Michele Losappio. Venerdì 10 ottobre, nella plenaria della Conferenza nazionale delle Assemblee legislative, proporrò ai colleghi presidenti di adottare un nuovo ordine del giorno, che rafforzando quello già approvato il 19 settembre, preveda il ricorso alla Corte Costituzionale contro norme statali che non rispettino la competenza concorrente delle Regioni fissata dalla Costituzione in materia».

Il 14 ottobre ci sarà il Consiglio regionale pugliese e Introna ha annunciato che alla Conferenza dei capigruppo che la precederà «l’Ufficio di Presidenza sottoporrà in quella sede la bozza di un ulteriore ordine del giorno. Nella stessa riunione, verranno presi in esame tempi e modalità di un incontro del Consiglio e del governo regionale con i parlamentari europeo e nazionali. Obiettivo di un confronto allargato alle delegazioni parlamentari a Roma e Bruxelles saranno le iniziative da adottare in vista della conversione in legge del Decreto “Sblocca Italia” e le procedure per ottenere da parte dell’Unione Europea l’attesa moratoria dello sfruttamento dei mari per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi. Tanto più che alla luce delle dinamiche del mercato mondiale, dove la flessione delle quotazioni del greggio scatenata dai tagli al listino decisi dall’Arabia Saudita, rende sempre meno rimunerativa e conveniente e un’attività costosa come la coltivazione di “oro nero” nei fondali marini. E credo di potere affermare a ragione che il petrolio che si intenderebbe estrarre della piattaforma sottomarina sud-adriatica e ionica, al largo di Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata e Calabria, è di sicuro il più scadente del pianeta, come ripeteva Enrico Mattei, che lo riteneva “buono soltanto per asfaltare strade».