I 100 della Seconda alluvione che volarono dalla Scandinavia, per salvare l’arte di Firenze

Dal 1967 al 1970 il Centro Nordico raggruppò molti restauratori. Alcuni di loro oggi sono tornati

[14 marzo 2014]

A Palazzo Coppini – Centro Studi e Incontri Internazionali di Firenze, si incontra in questi giorni un gruppo di restauratori scandinavi che operarono su molte delle più importanti opere fiorentine danneggiate dall’alluvione del 1966. Su iniziativa dell’Istituto Internazionale Life Beyond Tourism della Fondazione Romualdo Del Bianco e nell’ambito delle celebrazioni per i 50 anni dall’alluvione del 1966 che si terranno nel 2016, si costituisce un Comitato “Centro Nordico del Restauro a Firenze”.

La Fondazione Romualdo del Bianco® ospiterà: dalla Finlandia Mirja-Liisa Waismaa-Pietarila, Pentti Pietarila, con la figlia Joona Petarila; dalla Norvegia Bente Thurmann-Nielsen; dalla Danimarca Karin Tams e Elsa Granov. Costoro, che hanno fatto parte del “Centro Nordico del Restauro a Firenze”, metteranno a disposizione i loro ricordi, materiali e testimonianze, per contribuire all’organizzazione di eventi e iniziative per l’importante anniversario.

Il “Centro Nordico del Restauro a Firenze”, tra il 1967 e il 1970, ha raccolto numerosi restauratori dei Paesi nordici (Finlandia, Danimarca, Norvegia e Svezia) giunti a Firenze grazie a un programma di donazioni pubbliche e private messo a punto a partire dal febbraio del 1967 dai Paesi Scandinavi con l’obbiettivo di salvare le opere d’arte danneggiate in seguito all’alluvione.

«In un clima internazionale, con restauratori che arrivavano a Firenze da ogni parte del mondo, il gruppo del Centro Nordico è stato il più grande, potendo contare su 100 persone dal 1967 al 1970». A ricordarlo è Bente Thurmann-Nielsen che ha iniziato a lavorare come segretaria al Centro nel settembre 1968, quando la sede era a Palazzo Davanzati e la squadra di lavoro contava non più di cinque persone. Grazie al lavoro di coordinamento, gestione della documentazione e dell’archivio fotografico la sua è una vivida testimonianza di quel periodo.

Nell’aprile del 1969, il “quartier generale” del Centro Nordico del Restauro a Firenze fu spostato alla Fortezza da Basso. Qui, come ricorda Mirja-Liisa Waismaa-Pietarila, “per un anno e mezzo, diretti dagli specialisti della conservazione dell’arte italiana, hanno lavorato i migliori restauratori scandinavi. È stato il luogo delle ricerche e delle analisi speciali, anche nell’ambito di gruppi internazionali, come nel 1968, quando accanto agli Angeli del Nord hanno lavorato restauratori da Stati Uniti, Inghilterra, Cecoslovacchia e Polonia”. Ma non chiamateli Angeli del Fango, tiene a precisare Bente Thurmann-Nielsen. «Ci hanno chiamati Angeli del Fango – spiega ma questo non è corretto. Non eravamo parte del primo gruppo che è venuto giù e ha davvero lavorato nel fango. Eravamo parte dell’altro gruppo, quello chiamato, con il tipico sarcasmo fiorentino, ‘la Seconda Alluvione». La Fondazione ringrazia il “Centro Congressi al Duomo” e “ARS Hotels” per la loro collaborazione.

di Fondazione Romualdo Del Bianco