I ricercatori. «Inquinamento delle acque è più forte del previsto»

Quasi il 50% dei fiumi europei è minacciato da sostanze chimiche

Gli obiettivi della Direttiva dell'Ue non saranno rispettati

[18 giugno 2014]

Secondo il team di ricercatori tedeschi, francesi e svizzeri  che ha pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) lo studio “Organic chemicals jeopardize the health of freshwater ecosystems on the continental scale”, sarà molto difficile raggiungere  gli obiettivi ecologici della direttiva quadro sulle acque dell’Ue. Questo «a causa degli elevati livelli di sostanze tossiche nei corpi idrici. Uno dei motivi: le attuali misure per il miglioramento della qualità delle acque non tengono conto degli effetti delle sostanze chimiche tossiche».  Lo studio dimostra, per la prima volta a livello pan-europeo, che «i rischi ecologici derivanti dalle sostanze chimiche tossiche sono notevolmente maggiori di quanto si sia generalmente presunto».

Fino ad ora le autorità ambientali e parte della comunità scientifica consideravano le sostanze chimiche tossiche  come un problema locale riguardante solo pochi corpi idrici. Lo studio rivela per la prima volta i rischi ecologici su larga scala provenienti da agenti tossici chimici e che riguardano migliaia di sistemi acquatici europei. «La tossicità chimica rappresenta una minaccia ecologica per quasi la metà di tutti gli organismi acquatici europei e in circa il 15% dei casi, il biota nei sistemi di acqua dolce può anche essere oggetto di mortalità acuta», dicono gli scienziati dell’ Helmholtz-Zentrum für Umweltforschung (Ufz)  che hanno guidato il gruppo di ricerca finanziato da Electricité de France, Agence Nationale de la Recherche e Deutsche Forschungsgemeinschaft.

Il team franco-tedesco-svizzero ha indagato sul superamento delle soglie di rischio nel bacino idrografico di importanti reti fiumi come il Danubio e il Reno ed ha scoperto in che misura le soglie di rischio sono state  superate per tre gruppi di organismi: pesci, invertebrati e alghe. I dati utilizzati provenivano dalle attività ufficiali di monitoraggio delle acque degli ultimi anni.  I ricercatori avvertono che «Di conseguenza, la portata del campionamento varia significativamente in termini di copertura spaziale, nonché di tempi, pertanto, il confronto diretto tra i diversi Paesi risulta piuttosto difficile. Ad esempio, lo studio rileva, che la qualità dell’acqua è peggiore in Francia, presumibilmente a causa del fatto che le autorità di questo Stato hanno installato una fitta rete di monitoraggio ed analizzano i campioni di acqua per molteplici sostanze, compresi i pertinenti composti ecotossicologici. In altri paesi, invece, i rischi potrebbero rimanere non riconosciuti a causa dell’ insufficiente sensibilità dell’analisi chimica o di un elenco incompleto dei composti rilevanti dal monitoraggio ecotossicologico».

Il leader del team, Ralf B. Schäfer dell’Institut für Umweltwissenschaften Landau, spiega: «In generale, nelle nostre analisi  abbiamo probabilmente sottovalutato piuttosto che sopravvalutato i rischi. Lo stato attuale e lo stato degli ecosistemi di acqua dolce europei è probabilmente anche peggio».

I principali fattori che contribuiscono alla contaminazione chimica degli ecosistemi acquatici sono i reflui delle attività agricole delle aree urbane e gli impianti di depurazione comunali. I pesticidi sono stati di gran lunga i principali agenti tossici rilevati nei sistemi d’acqua dolce, anche se sono stati trovati livelli critici di composti organostannici, ritardanti di fiamma bromurati e gli idrocarburi policiclici aromatici derivanti ​​dalla  combustione.

Attualmente i requisiti e gli obiettivi dell’Ue in ​​materia di qualità delle acque  si concentrano principalmente sulla presenza delle cosiddette sostanze prioritarie, cioè 40 sostanze chimiche classificate come particolarmente pericolose per l’ambiente acquatico. Werner Brack dell’Helmholtz-Zentrum für Umweltforschung di Leipzig, sottolinea che «Fortunatamente l’uso di molte di queste sostanze prioritarie non è più consentito e, pertanto, i loro livelli di concentrazione sono in costante diminuzione in molte parti dei torrenti europei. Il vero problema, però, è che un gran numero di sostanze chimiche che sono attualmente in uso non vengono prese in considerazione da tutti nel contesto del monitoraggio della qualità dell’acqua. Inoltre, recenti risultati mostrano che per talune sostanze l’assunzione a certi livelli potrebbe avere un effetto di concentrazione troppo alto»

Per  far fronte alla moltitudine di sostanze potenzialmente pericolose, gli scienziati suggeriscono l’introduzione di collegamenti intelligenti sugli effetti ecologici basati sullo screening chimico come l’unico modo finanziariamente sostenibile per ottenere l’intero spettro delle sostanze ecotossicologiche rilevanti.

Secondo Brack, «In questo modo, le sostanze pericolose possono essere rilevate prima ancora che siano state messe nella lista delle priorità».

Il nuovo studio dimostra che bisogna agire urgentemente, in particolare per quanto riguarda le attività di monitoraggio chimico in corso. «In termini pratici – dice Schäfer – questo significa che è necessaria un’azione urgente a tutti i livelli, per assicurare la protezione sostenibile dei nostri ecosistemi acquatici».

Le misure necessarie da vanno da una più estesa prevenzione per evitare eccessivi input chimici nei corpi idrici  alla proibizione e sostituzione di sostanze particolarmente problematiche, fino ad una riduzione della a domanda di prodotti chimici agricoli e ad  un miglioramento de e metodi di trattamento delle acque reflue.

Il team di ricerca è comunque convinto che, a meno di un notevole cambiamento della situazione attuale, «Gli obiettivi della direttiva quadro sulle acque non saranno rispettati, a causa della tossicità da sostanze chimiche negli ecosistemi di acqua dolce. A lungo termine questo può anche portare a rischi per gli esseri umani, causati da una possibile insufficienza dei servizi ecosistemici, così come dalla compromissione della capacità di autodepurazione dei corpi idrici».