A Firenze il Tavolo nazionale dei Contratti di fiume: ora passare dalle parole ai fatti

[9 dicembre 2013]

Si riuscirà, attraverso la pianificazione e gestione partecipata dei territori fluviali, ad investire davvero in una accorta politica di prevenzione? Secondo i partecipanti all’VIII edizione del Tavolo nazionale dei Contratti di fiume (Cdf) in corso oggi a Firenze, la proposta per una gestione sostenibile del territorio parte proprio dallo strumento “Contratto di fiume” in grado di promuovere la riqualificazione ambientale e paesaggistica attraverso azioni di monitoraggio, prevenzione e mitigazione.

Del resto gli oltre 80 processi di Contratto di Fiume già attivati in tutta Italia, costituiscono la testimonianza di una modalità efficiente d’intervento “dal basso” sempre più adottata nelle Regioni italiane.  «I Contratti di Fiume sono riuniti oggi a Firenze per far conoscere la loro proposta, per dimostrare che c’è un Italia in grado di reagire alla continua emergenza- ha dichiarato Massimo Bastiani, Coordinatore scientifico del Tavolo nazionale Contratti di fiume-inoltre devono essere considerati un investimento produttivo, perché il fattore moltiplicatore è di uno a sei, considerati anche gli eventuali danni a cose e persone evitati: 1 euro di investimenti pubblici ne sviluppa 6. E’ necessario che la politica scelga i modelli di sviluppo da seguire e ottimizzi la capacità di spesa».

L’VIII Tavolo nazionale dei Contratti di fiume affronta 5 temi principali:  accelerare il riconoscimento e la legittimazione dei CdF a scala Nazionale e Regionale; sostenere i CdF come strumenti di gestione di politiche territoriali integrate e multisettoriali, a scala di distretto idrografico, bacino e sub-bacino; stabilire i requisiti ai quali i processi CdF devono rispondere (approccio disciplinare e metodologico); aumentare la rappresentatività e l’inclusività delle comunità locali all’interno dei processi di partecipazione dei CdF e Governance locale; elaborare proposte operative affinché nella programmazione dei fondi comunitari 2014-2020 venga prevista a livello nazionale e nelle programmazioni regionali, una o più linee d’azione a sostegno dei processi di CdF e degli interventi di riqualificazione connessi.

L’evento organizzato dal Coordinamento del Tavolo nazionale dei Contratti di fiume A21 Italy, Regione Toscana e Provincia di Firenze auspichiamo possa anche servire per valorizzare questo strumento nella nostra regione. «La Toscana ha una proposta di Contratto di fiume, quella per l’Arno, avanzata dall’Associazione per l’Arno fin dal 2004, e una sperimentazione di contratto in corso per un tratto del fiume Serchio. I nostri riferimenti istituzionali, la legge di programmazione che prevede la concertazione come modalità ordinaria di costruzione delle politiche e la legge di partecipazione di recente rinnovata, ci consentiranno a breve di concretizzare un Progetto di territorio per l’Arno che utilizzerà il Contratto di fiume come modalità per includere tutti i soggetti capaci di impegnarsi per la riqualificazione del fiume e del suo territorio di pertinenza», ha dichiarato l’assessore della Regione Toscana ad urbanistica, pianificazione del territorio e paesaggio, Anna Marson.

Anche l’assessore a ambiente e energia, Anna Rita Bramerini pare credere allo strumento. «Il Contratto di fiume è uno strumento innovativo di intervento per la gestione dei territori fluviali in piena sintonia con le misure di prevenzione del rischio idraulico e idrogeologico e con le azioni per la tutela delle acque dall’inquinamento antropico che la Regione Toscana sta attuando, con particolare attenzione al bacino dell’Arno. Si tratta di uno strumento che potrà aiutare a rendere coerenti le azioni di pianificazione urbanistica con la sostenibilità ambientale. In tale cornice, il Contratto di fiume può costituire uno strumento operativo e attuativo delle strategie per la qualità e tutela delle acque e dalle acque»
L’attuale presidente dell’Associazione per l’Arno nonché assessore all’Ambiente e Difesa del suolo della Provincia di Firenze, Renzo Crescioli, ha parlato dell’Associazione che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per avviare un Contratto di fiume  «Da tempo sull’Arno stiamo cercando di lavorare per un Contratto di fiume, tanto che abbiamo dato vita, insieme ad un gran numero di enti locali, associazioni ambientaliste, culturali e sportive, enti preposti alla gestione delle acque e del territorio fluviale, alla Associazione per l’Arno proprio con l’obiettivo di coinvolgere in una progettualità comune i tanti soggetti a vario titolo interessati alla vita del Fiume».

Di fatto, ad oggi in Toscana, a contrario di quanto possono vantare le Regioni del Nord Italia, Contratti di fiume non ne sono stati siglati e un motivo ci sarà. Il principale è che le istituzioni per prime non hanno creduto a questo strumento, che non ha ottenuto neppure un valido riconoscimento da tutti i potenziali stakeholder, il che rappresenta un limite alla garanzia di partecipazione. Per ora è in piedi un’esperienza portata avanti dalla Provincia di Lucca, nata attraverso un progetto europeo, che potrebbe sfociare in un Contratto di fiume. Per il resto anche l’ambiziosa realizzazione di un Contratto di fiume per l’Arno che è nella testa di molti, è solo una proposta che fino adesso non ha avuto basi solide. Sono molti invece i progetti di riqualificazione fluviale e di gestione sostenibile del territorio, realizzati da associazioni ed enti diversi, che possono rappresentare una base da cui partire. L’auspicio è che il Tavolo nazionale di Firenze possa rappresentare un momento di svolta.