Una mega-cava sulla falda acquifera che disseta l’Abruzzo?

[3 gennaio 2014]

Domani scadono i termini per le osservazioni al progetto presentato dalla Toto Costruzioni Generali per realizzare sondaggi esplorativi in Abruzzo, in un’area che si estende su 1.600 ettari tra Bussi, Popoli, San  Benedetto in Perillis e Collepietro, proprio sopra l’acquifero che garantisce l’approvvigionamento idrico di 500.000 abruzzesi e dal quale proviene gran parte dell’acqua che sgorga alle Sorgenti del Pescara.

Il Gruppo Toto oltre che nelle costruzioni è attivo anche nelle concessioni autostradali, nell’aviazione, nei trasporti ferroviari, nell’ingegneria, nella costruzione e gestione di impianti di energie rinnovabili, ma è soprattutto specializzato nella costruzione di tunnel, ponti e viadotti e nell’attività di prefabbricazione pesante e realizza progetti infrastrutturali complessi, sia stradali che ferroviari.

La richiesta di parere avanzata al Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo prevede 3 sondaggi, da attrezzare poi a piezometri (quindi fissi) di 120-200 metri di profondità fino a raggiungere la falda acquifera finalizzati alla progettazione di una gigantesca cava. Il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua è molto preoccupato: «La falda acquifera che disseta l’area metropolitana di Chieti-Pescara e tutta la Valpescara sarà letteralmente coperta da una enorme mega-cava di centinaia di ettari?» e spiega: «Il confine dell’area di ricerca mineraria di Toto passa a circa 200 metri dal campo pozzi S. Rocco che rifornisce l’acquedotto della Valpescara; il sondaggio più vicino è a 800 metri dai pozzi! Tali indagini sono propedeutiche allo sfruttamento minerario con una mega-cava di centinaia di ettari – secondo le prime indicazioni di stampa non smentite dall’azienda 400 ettari – da svilupparsi all’interno dell’area di ricerca».

L’intervento di scavo dei sondaggi viene presentato come un’integrazione ad indagini già svolte nel 2009, «Quando – dicono quelli del Forum per l’acqua – secondo la stessa relazione geologica allegata al progetto, sarebbero stati già scavati 15 sondaggi, poi attrezzati a piezometri, da 40 a 315 metri di profondità. Ci si chiede se tale intervento, di portata ancora maggiore rispetto a quanto prospettato ora, sia stato regolarmente autorizzato dal Comitato Ccr-Via e da tutti gli entri preposti, soprattutto quelli che devono assicurare l’approvvigionamento idropotabile. Questi veri e propri pozzi sono in sicurezza, visto che dalla superficie si può raggiungere direttamente la falda? Dove sono collocati rispetto all’area di ricarica della falda che alimenta i pozzi S. Rocco dell’acquedotto? Quali falde hanno intercettato questi 15 sondaggi? Nulla viene aggiunto di tutto ciò nella relazione geologica resa pubblica».

Augusto De Sanctis, del Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua, ha detto: «Siamo letteralmente allibiti per la sola idea di voler realizzare una mega-cava letteralmente sopra l’acquifero più importante della regione che disseta Pescara, Chieti e l’intera Valpescara. La stessa fase di ricerca, con sondaggi spinti proprio fino alla falda, costituisce a nostro avviso una fonte di rischio insopportabile per il futuro dei cittadini di questo territorio. Si pensi al rischio di intercettare e mettere in contatto falde acquifere poste a quote diverse e di differente qualità, oppure al rischio di sversamenti di sostanze in falda, volontari o involontari, nei prossimi anni, visto che i pozzi metteranno in contatto la superficie con la falda. I cittadini della Valpescara hanno già pagato a caro prezzo una gestione sconsiderata del patrimonio idrico sotterraneo, con la distribuzione fino al 2007 di acqua contaminata da solventi clorurati dei pozzi S. Angelo, oggi chiusi. La spaventosa crisi idrica che ne seguì, con mezzo milione di persone senz’acqua in pieno agosto, fu risolta proprio con lo scavo dei pozzi S. Rocco a Bussi, a monte dell’area inquinata.

Tutto ciò non ha insegnato nulla sui rischi che può correre l’approvvigionamento idrico se si ignora la necessità di garantire l’assenza di fonti di rischio a monte, nelle aree di ricarica della falda, come prevedrebbe la legge? La stessa relazione ammette, sulla base degli studi della Regione Abruzzo, che la falda è classificata come “vulnerabile” a fenomeni di inquinamento vista la natura carbonatica delle rocce che rende facile il trasferimento di contaminanti nel corpo idrico dalla superficie. La relazione geologica allegata al progetto dimentica, però, di evidenziare che l’acquifero del Tirino, purtroppo, subisce già pressioni antropiche importanti e la falda è già classificata oggi dalla stessa regione Abruzzo nel Piano di Tutela delle Acque come di qualità tra “scadente e sufficiente”, segno che l’intervento dell’uomo sta già causando effetti indesiderati su una delle più importanti risorse per la vita che abbiamo nel nostro territorio. Le aree su cui Toto intende intervenire sono poste immediatamente a monte della più grande sorgente abruzzese, quella delle Sorgenti del Pescara, da cui sgorgano oggi 6000 litri al secondo di acqua purissima. Ci si chiede come in piena epoca di cambiamenti climatici e di inquinamento diffuso sia possibile avanzare proposte progettuali così invasive come la realizzazione di una mega-cava e poi di un cementificio a pochi metri dai pozzi dell’acqua potabile, addirittura sondaggi e, alla fine, una mega-cava di centinaia di ettari, invece di provvedere ad interventi di risanamento per il Tirino e a varare misure di maggiore tutela per le falde acquifere».

Anche secondo Paolo Mantini, del Forum, «Il progetto presentato dal gruppo Toto è assolutamente da rigettare. Chiediamo ad amministratori, cittadini ed associazioni della Valpescara di mobilitarsi dichiarando la propria opposizione per salvaguardare la qualità della vita dei cittadini. Gli elaborati progettuali sono a nostro parere del tutto superficiali nell’analizzare l’impatto anche solo dei 3 sondaggi che vogliono realizzare. Basti pensare che all’interazione con la falda acquifera sono dedicate 10 righe (!), senza neanche citare la distanza tra i sondaggi e i pozzi dell’acquedotto e il numero di persone eventualmente coinvolte da eventuali incidenti, visto che il sondaggio metterà in diretta connessione la superficie con la falda acquifera.

Come forum nelle nostre osservazioni abbiamo evidenziato la mancata indicazione delle aree interessate dai vasti incendi, su cui non è possibile procedere con operazioni quali quelle proposte. Inoltre vi sono gravi discrasie addirittura tra le stesse relazioni, visto che da una parte si sostiene che l’intervento è limitato al comune di Bussi mentre nella relazione geologica e nelle mappe si presenta l’intera area di intervento ricadente, come detto, su 4 comuni e 1600 ettari. Altri problemi attengono la mancata valutazione dell’effetto cumulo con altre fonti di pressione antropica già presenti e con gli stessi sondaggi realizzati nel 2009. Riteniamo che il progetto debba essere immediatamente fermato e che, in ogni caso, l’intera operazione debba essere assoggettata a Valutazione Ambientale Strategica in quanto coinvolge, sarebbe meglio dire sconvolge, vastissime porzioni di territorio, il più importante acquifero abruzzese e uno dei più rilevanti in Europa, centinaia di migliaia di cittadini, il programma di reindustrializzazione del Sito nazionale di Bonifiche, e, in generale, il futuro di tutta la Valpescara, Chieti e Pescara comprese».