Il «modello cooperativo pubblico» tra Asa e Gaia è una proposta scritta sull’acqua

L'annuncio del sindaco di Livorno e quello di Camaiore non convince per cifre e indirizzi

[10 settembre 2015]

acqua

È stato incentrato tutto sull’acqua l’incontro di ieri tra il sindaco di Livorno e quello di Camaiore, il pentastallato Nogarin e il piddino Del Dotto, per proporre «un percorso che punta alla nascita di una nuova società pubblica interamente pubblica, dove confluiscano Asa e Gaia». L’obiettivo è quello di un «modello cooperativo pubblico di gestione dell’acqua», che desta non poche perplessità.

Non per l’intento in sé, in quanto quello dell’acqua controllata dal pubblico è un tema sentito sul territorio, e rimarcato da un referendum nazionale pochi anni fa, ma per la forma in cui i due sindaci vorrebbero declinarlo.

Dalle proposte alla realtà si passa obbligatoriamente attraverso la realtà dei fatti. Che al momento vedono Gaia già interamente pubblica, mentre in Asa lo è il 60% degli azionisti (36,5% il solo Comune di Livorno); il socio industriale è il Gruppo Iren, con il restante 40%. Nogarin e Del Dotto immaginano il versamento da parte dei cittadini (con un bacino potenziale di circa 700mila utenti) di una cifra, «che potrebbe essere di un euro», per riscattare oggi la quota in mano ai privati. Un euro per 700mila utenti fa 700mila euro, e la spicciola algebra sembra restituire una cifra assolutamente insufficiente per provare ad acquistare la quota Iren (che non risulta in vendita, tra l’altro), con un valore che oscilla tra i circa 9 milioni di euro stimati dal sindaco Nogarin e i più di 30 delineati dal presidente di Asa, Del Nista. Con quale liquidità si pensa di poter sopperire a tale distanza?

Sul non trascurabile dettaglio circa la reperibilità delle risorse rimanenti al momento si glissa, ma neanche si forniscono dettagli su cosa dovrebbe accadere dopo. La rete idrica toscana necessita infatti di importanti investimenti. Secondo i dati forniti da Cittadinanzattiva, ancora oggi ogni 100 litri d’acqua se ne perdono 36 lungo il tragitto che conduce ai nostri rubinetti, una percentuale inaccettabilmente elevata nonostante le tariffe idriche sul territorio siano tra le più alte a livello nazionale (ma non certo europeo) anche a causa degli investimenti già programmati sulla rete. Questo senza contare gli altri interventi necessari, come quelli legati al miglioramento della capacità depurativa, che in Toscana richiedono risorse stimate in 129,3 milioni di euro.

In caso di azionariato popolare chi sosterrà il costo di tali investimenti? I cittadini? E per quali importi? Queste domande necessitano risposte, e appare assai difficile che possano emergere da un «modello cooperativo pubblico di gestione dell’acqua». L’originaria proposta di una fusione tra Asa e Gaia, originariamente lanciata – sotto altri termini – dal presidente Fabio del Nista, appare sensata e meritevole di approfondimenti in un contesto dove solo i grandi player riescono a esercitare un ruolo attivo nel mercato, in questo caso accrescendo tra l’altro la quota a controllo pubblico – già maggioritaria, e mai messa in dubbio. Tra l’ipotesi di un piano industriale e la demagogia, però, il salto purtroppo può essere molto breve.