Riceviamo e pubblichiamo

Acqua? Chiudere il cerchio o il ciclo

[25 ottobre 2013]

I cittadini toscani, in questi anni, hanno parlato o sentito parlare spesso di acqua: o ne viene troppa dal cielo, come per le recenti alluvioni che hanno interessato un po’ tutta la nostra regione, o c’è n’è poca, come per le siccità del 2012. Sembra che chi governa la nostra regione non abbia ancora sentito parlare dei cambiamenti climatici in corso, né che il nostro paese sarà sempre più esposto a fenomeni meteorologici estremi per i quali occorre dotarsi di una strategia di adattamento per questi mutamenti. I cittadini pagheranno o con la perdita dei propri beni destinati a finire sott’acqua o a subire forti limiti nel consumo di acqua potabile.

Per risolvere il problema dei precari equilibri idrogeologici si mettono in atto soluzioni basate su mega investimenti, mega-casse di espansione lungo i fiumi più importanti della regione, rialzi delle dighe etc.. Per risolvere le carenze di acqua potabile le strategie messe in atto sono identiche: autostrade dell’acqua, dighe e dissala tori. Vogliamo ricordare che spesso le dighe nei fiumi più importanti si sono riempite con il tempo di fanghi tossici e che costruire sbarramenti di questa portata impedisce il deflusso di sabbia e ciottoli verso il mare, con un conseguente arretramento delle coste (Quanto spende attualmente la nostra Regione per portare sabbia sulle nostre spiagge erose?). Inoltre nelle grandi opere si insediano gruppi di interesse (composti da multinazionali banche e politica) che spesso causano lievitazione di costi, quando non succede di peggio con l’inserimento degli interessi della malavita organizzata.

Raramente si dibatte di un’efficace politica di gestione territoriale, e di bilanci di bacino idrografico che rappresenta la risposta più semplice. Si continuano a fare interventi di urgenza, spesso localizzati e senza una visione d’insieme, canalizzando i fiumi già riempiti di varie infrastrutture (sbarramenti, traverse) e aumentando il rischio di esondazione a valle. Di fatto la minaccia più grave per il territorio è rappresentata dal consumo di suolo, stiamo cementificando a ritmi vertiginosi, e va ricordato che il cemento non è in grado di assorbire l’acqua.

Occorre fare interventi di rinaturalizzazione e di riqualificazione dei fiumi e delle nostre colline, privilegiando un’azione nei torrenti e negli affluenti (sono questi spesso ad esondare), l’acqua va trattenuta con le necessarie opere idrauliche e fatta scorrere il più lentamente possibile, (grave errore cementificare come è stato fatto in alcuni casi), pensare alla creazione di piccoli invasi che costituiscano una riserva idrica importante sia per il settore agricolo sia per l’approvvigionamento di acqua potabile.

Per quanto attiene il servizio idrico di uso civile, l’importante sarebbe risanare la rete di distribuzione che perde tra il 35% e il 50% dell’acqua potabile e adeguare il servizio fognatura e depurazione. Inoltre accorgimenti quali la pulizia dei tombini e delle vie di fuga dell’acqua, si sarebbero dovuti già prendere, visto che la toscana applica le bollette più care d’Italia. Investimenti di questo tipo porterebbero nuovo lavoro e redditi sui territori, con un possibile controllo da parte dei cittadini, e non sarebbero sprecati in inutili infrastrutture, che spesso hanno l’unica funzione di creare tangenti e malaffare.

Ma a quanto pare altri investimenti sono ritenuti più importanti e basta una pioggia intensa a mettere in crisi il sistema.

Tutto questo è però possibile con un approccio su scala di bacino idrografico, con una conoscenza, una pianificazione ed una gestione locale in ogni area; è per questo che un’autorità centralizzata a livello regionale non è in grado di dare risposte alle esigenze dei singoli territori.

Invitiamo pertanto i sindaci delle diverse aree territoriali omogenne e coinvplte dao medesimi corsi d’acqua a riappropriarsi delle proprie funzioni ed a gestire in forma associata il ciclo dell’acqua, sia quella che cade dal cielo sia quella che arriva sulle nostre tavole.

Ricordiamo infine che il presidente dell’Ordine Nazionale dei Geologi ha dichiarato che in Toscana la manutenzione dei fiumi e di fossi non è degna di un paese civile e che le associazioni dei consumatori hanno rilevato il costo del servizio idrico toscano come il più caro d’Italia

Occorre ripensare profondamente il sistema adottato dalla nostra regione per non imporre ai cittadini toscani costi insostenibili senza ottenere risparmi per le casse pubbliche, poiché si spendono più soldi per risanare di quanti ne sarebbero necessari per la prevenzione.

Il ciclo dell’acqua avviene in anni, le decisioni sull’acqua sono invece urgenti.

di Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua