Acqua e clima, in Italia 31 le opere idriche incompiute. Con oltre 500 milioni di euro già spesi

Il governo si prepara ad accogliere un summit internazionale con i grandi fiumi del mondo a confronto, ma i problemi abbondano anche entro i confini nazionali

[19 ottobre 2017]

Si è tenuta ieri a Palazzo Chigi la conferenza stampa di lancio del summit internazionale “Acqua e clima. I grandi fiumi del mondo a confronto” che – dal 23 al 25 ottobre prossimi – riunirà a Roma sotto l’egida dell’Onu e del governo italiano 47 delegazioni di corsi d’acqua e grandi laghi rappresentativi di tutti i continenti e dei circa 3 miliardi di cittadini che vivono nelle rispettive aree: insieme per sviluppare proposte e progetti concreti per la tutela delle risorse idriche.

«Abbiamo assunto l’iniziativa di riunire a Roma per la prima volta i responsabili dei più grandi fiumi e laghi dei cinque continenti – ha spiegato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti – perché il rapporto tra i cambiamenti climatici e la disponibilità della risorsa acqua è oggi una questione profonda e dirimente per il futuro del nostro Pianeta».

Gli scienziati sono ormai concordi nell’affermare che i cambiamenti climatici stanno avendo un forte impatto sulla disponibilità di acqua dolce; è stato stimato che per ogni incremento di 1°C della temperatura terrestre, un ulteriore 7% della popolazione mondiale vedrebbe ridursi del 20% la propria disponibilità di risorse idriche. Già oggi il 90% dei disastri naturali è legato all’acqua ed entro il 2030 le persone colpite dal fenomeno delle inondazioni sarà tre volte superiore all’attuale; sempre al 2030 – ovvero tra appena 13 anni – si prevede che la risorsa oggi disponibile subisca una drastica riduzione del 40%, a meno che non ne vengano migliorati, in modo significativo, gestione e utilizzo.

«L’acqua – aggiunge Galletti – non è stata per lungo tempo al centro delle discussioni politiche sul clima. La Cop21 di Parigi ha segnato nel 2015 un punto di svolta per il riconoscimento dell’acqua come tema prioritario di discussione nella lotta contro i cambiamenti climatici». Eppure anche il nostro Paese continua ad essere tremendamente indietro su questo fronte.

A darne conto da ultimo è stata l’Anbi (l’Associazione nazionale Consorzi di gestione
e tutela del territorio e acque irrigue), presentando nei giorni scorsi l’VIII rapporto Manutenzione Italia.

«L’estate appena trascorsa – ricorda l’Anbi – ci ha lasciato con una siccità e successive alluvioni che entreranno nella storia dell’Italia», con ben 12 Regioni che hanno chiesto e ottenuto lo stato di calamità naturale. Milioni di euro sono stati spesi per operare in emergenza per riparare e ristorare danni quando invece sarebbe possibile agire in prevenzione, risparmiando e creando sicurezza e bellezza. Ci apprestiamo all’inverno e senza fare alcuna previsione su cosa non accadrà o il suo contrario, possiamo affermare, senza timori di smentite, che  sarà una stagione caratterizzata da quei cambiamenti climatici che sempre più si manifestano con eventi estremi».

Dato che «i cambiamenti climatici mettono a dura e nuova prova i sistemi idrici, irrigui ed idraulici e denunciano, facendole emergere con chiarezza, le condizioni di arretratezza di parte del Paese e le diverse e spesso distanti sensibilità delle Istituzioni di fronte a tale nuovo scenario», per l’Anbi c’è bisogno di maggiore consapevolezza parte delle Istituzioni della «necessità di uscire dalla logica delle emergenze per scegliere quella della prevenzione, con una visione di lungo periodo».

Per risolvere o quanto meno alleviare la situazione di rischio idrogeologico nei territori italiani rientrati nei comprensori di bonifica l’Anbi propone il piano pluriennale di interventi aggiornato al 2017, che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi di euro. Ma si aggiorna nel mentre anche la conta delle opere incompiute sul fronte idrico: 31 in tutto il Paese secondo l’Anbi. «Si tratta di dighe, impianti di irrigazione, adduttori ed altri interventi, interrotti per contenziosi sugli appalti, interruzioni del finanziamento, o altre ragioni», con 537.211.456 euro già spesi – al momento infruttuosamente, dato lo stallo – e altri 620.748.032 € da aggiungere per ultimare i lavori. In fretta, si spera.