Acqua, come cambia la fonte della vita in un clima più caldo. I dati del Mit

Sorpresa. Le risorse idriche potranno anche aumentare, ma essere disponibili nei momenti sbagliati

[1 ottobre 2014]

Quest’anno il 2014 Climate and Energy Outlook, pubblicato dall’autorevole Massachusetts Institute of Technology (Mit), contiene anche un  focus sull’impatto dei cambiamenti climatici sull’acqua e le risorse idriche, che dovranno soddisfare sia una popolazione in crescita che l’aumento dei consumi dovuto alla produzione di cibo ed energia.  Lo studio valuta lo stress idrico, o la quantità dell’acqua utilizzata in una zona per l’irrigazione, l’industria, e l’uso domestico, rispetto a quanta acqua dolce è disponibile in quella zona e sottolinea che «entro la fine del secolo, le forniture di acqua dolce aumenteranno del 15% in quanto le temperature più calde accelerano il ciclo idrologico, portando a più pioggia e neve. Il consumo globale di acqua non mancherà di tenere il passo, e si prevede di aumentare del 19%».

I consumi di acqua saliranno molto velocemente in India, Cina, in diverse aree del Medio Oriente e del Nord Africa, anche se alcuni di questi paesi – come l’India – avranno più pioggia e neve. «Le temperature più calde porteranno a maggiori precipitazioni, ma queste potranno cadere nel momento sbagliato dell’anno, dopo che  la stagione di crescita vegetale è finita, o aumentare il deflusso in mare».

A livello globale non sarà utilizzata molta più acqua per l’irrigazione, ma crescerà l’utilizzo di acqua industriale e domestica. «A causa di queste pressioni dobbiamo dare all’acqua maggiore attenzione, assicurandoci che ce ne sia abbastanza dove e quando serve – dice Charles Fant, coautore del rapporto Mit – Questo può essere fatto trasportando l’acqua dove è necessaria, costruendo più aree di stoccaggio o con sforzi di conservazione ed efficienza. Soluzioni come queste sono spesso difficili da mettere in atto, in quanto sono costose  e possono essere dannose per l’ambiente. Prepararci ora a questi problemi semplifica un bel po’ le cose per il futuro». O meglio, le semplificherebbe se venissero davvero implementate: una decisione che spetta alla politica, e al suo elettorato.