Acqua del rubinetto e trattata: per Confindustria è la vera scelta green

Aqua Italia presenta i dati sulla propensione al consumo di acqua del rubinetto al ristorante e ai chioschi dell’acqua

[17 aprile 2018]

Secondo Aqua Italia, l’Associazione dei costruttori trattamento acque primarie aderente a Anima Confindustria, «Preservare il pianeta è ormai un imperativo da seguire. Ogni cittadino può fare la sua parte modificando alcune piccole abitudini come, per esempio, bere l’acqua del rubinetto trattata al ristorante. Così facendo, infatti, verrebbero azzerate le emissioni di CO2 dovute al trasporto dell’acqua in bottiglia e non verrebbe più prodotto il relativo PET, dannoso per l’ambiente».

Aqua Italia  presenta oggi la ricerca 2018, commissionata a Open Mind Research, dalla quale emerge che «Il 23,7% degli italiani beve acqua trattata del rubinetto negli esercizi commerciali e il 50,8% la berrebbe se gliela offrissero».

Dal sondaggio realizzato su un campione di 2,000 maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana viene fuori che «Tra coloro che bevono acqua del rubinetto abitualmente si riscontra una maggiore abitudine al consumo (abituale o possibile) di acqua trattata negli esercizi commerciali: il 39,6% dichiara di “berla già” e il 50,2% la berrebbe se gli venisse offerta».

La resistenza a bere acqua del rubinetto trattata è più forte nelle aree del sud e Sicilia (30,1%) e  tra gli  ultra 65enni (28,6%). Invece, tra chi è già abituato a bere acqua trattata al ristorante spiccano i 35 – 44enni con il 27,4% delle preferenze e tra chi la berrebbe sono i giovani coloro (18/24 anni) i più disposti ad accettarla con il 56,2% dei consensi.

Se si analizzano i livelli di istruzione, la beve già il 32,3% di coloro i quali hanno un livello di istruzione alto (laurea breve, laurea o dottorato) e la berrebbero nel 52,7% dei casi chi ha una licenza media inferiore.

Aqua Italia ricorda che «Per godere di questo servizio anche a casa propria senza acquistare un sistema domestico di trattamento dell’acqua, basta usufruire dei Chioschi dell’acqua che erogano, in gran parte dei comuni italiani, acqua filtrata, refrigerata e/o gassata. Si tratta di un servizio al cittadino volto a ridurre e limitare le emissioni di gas serra (2002/358/CE) e orientato a modificare gli attuali modelli di consumo in ambito di prevenzione dei rifiuti (2008/98/CE), oltre ad essere una attività finalizzata all’attuazione del principio dello sviluppo sostenibile (D.lgs. 3 aprile 2006 n.152 (TUA)».

Dai calcoli fatti,  valutando il prelievo annuo di 300.000 litri da un Chiosco, il consumo di acqua trattata ha come risultato: 200.000 bottiglie PET da 1,5 l prodotte in meno; 60.000 kg di PET in meno (30g/bottiglia); 1.380kg di CO2 risparmiati per la produzione di PET; 7.800 kg di CO2 in meno per il trasporto (stimando una media di 350km).

Secondo la Ricerca 2018, «Il 67,9%  degli intervistati conosce questa possibilità (in aumento di quasi un punto percentuale sul 2016) e nel 48,4% dei casi il comune di residenza offre il servizio».

Ma gli italiani sembrano usufruire ancora poco di questa possibilità: solo il 15,4% la utiilizza e ben il 33% non lo fa mai. il rapporto sottolinea che «La conoscenza del servizio è più alta tra coloro che bevono abitualmente l’acqua del rubinetto (75,2% vs 67,9%) e la fruizione dello stesso, per questo sottoinsieme, sale al 19,5% (rispetto alla media del 15,4%). L’interesse e il consumo dell’acqua distribuita con i Chioschi riguarda il 49% di chi consuma abitualmente acqua del rubinetto e circa il 42% di chi ne fa un uso sporadico. A livello demografico, usa/userebbe il servizio il 54,1% dei 18/24enni mentre non la usa/userebbe il 58,1% dei 55/64enni. A livello professionale, infine, si riscontra la maggiore abitudine al consumo (abituale o possibile) tra gli studenti (52%) mentre sono le casalinghe ad essere la categoria con la più alta percentuale di diffidenza rispetto al servizio (59,5%)».