I nuovi dati Istat sulle risorse idriche. Ecco quali sono i settori che “bevono” di più

Acqua, industria ed energia: l’Italia vista attraverso il consumo del suo oro blu

Precipitazioni in calo, e 24,8 miliardi di metri cubi utilizzati ogni anno: serve più efficienza

[21 marzo 2016]

spreco acqua

Domani ricorre la Giornata mondiale dell’acqua, appuntamento istituito dall’Onu e celebrato ogni 22 marzo. Come ogni anno, in quest’occasione l’Istat offre una pioggia di dati sulle risorse idriche di cui gode il Paese, e sulle modalità con le quali vengono utilizzate. Stavolta, con una novità. Per la prima volta l’Istituto nazionale di statistica diffonde per la prima volta la stima a livello nazionale dei volumi di acqua utilizzata nei processi produttivi dell’industria manifatturiera per settore economico, e quelli relativi alla produzione di energia elettrica e di calore nelle centrali termoelettriche.

Si tratta di dati che è bene non trascurare: l’intensità d’uso dell’acqua, come spiega l’Istat, è ad esempio un determinante indicatore di pressione ambientale, poiché descrive l’impatto del sistema economico sulle risorse idriche, ed è dunque connesso allo sviluppo sostenibile.

Per quanto riguarda l’industria manifatturiera, l’Istat rende noto che il volume di acqua complessivamente utilizzato come input produttivo ammonti (dati 2012, gli ultimi elaborati) a circa 5,5 miliardi di metri cubi. Un dato molto inferiore a quello destinato in agricoltura – il settore che più consuma acqua in Italia – per l’irrigazione, stimato in circa 11,6 miliardi di metri cubi (annata agraria 2009-2010), ma comunque estremamente significativo. Il consumo di acqua da parte dell’industria è infatti paragonabile al volume erogato agli utenti dalle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile, che ammonta a circa 5,2 miliardi di metri cubi (dati 2012, in diminuzione del 5,4% rispetto al 2008).

Naturalmente, l’utilizzo della risorsa idrica cambia al mutare del settore merceologico considerato. «Tre settori manifatturieri esercitano una elevata domanda di acqua, utilizzando da soli un terzo del volume totale nazionale. Il primo di questi – dettaglia l’Istat – è il settore Chimica e dei prodotti chimici (681 milioni di metri cubi), seguito dal settore Gomma e materie plastiche (645 milioni di metri cubi) e dal settore Siderurgia e metalli di base (552 milioni di metri cubi)».

L’indicatore denominato “intensità d’uso dell’acqua” (Water use intensity indicator – Wui) offre un ulteriore livello d’indagine, fornendo una misura del volume di acqua necessario per generare un’unità di valore della produzione per settore manifatturiero: in dettaglio, calcola il rapporto fra la quantità d’acqua utilizzata e il valore della produzione venduta nell’anno in euro.

Da questo punto di vista, il settore manifatturiero largamente più impattante risulta quello Estrazione di minerali (con 73,2 litri utilizzati per euro di produzione venduta), seguito a grande distanza dal Tessile (25,1 litri per euro). Da dove arriva quest’acqua? «Le imprese con meno di cinque addetti – spiega l’Istat – utilizzano nella maggior parte dei casi acqua della rete pubblica per uso civile con un prelievo stimato di circa 195 mila metri cubi, mentre le imprese medie e grandi si servono di specifici sistemi di auto approvvigionamento o utilizzano acqua che proviene da infrastrutture a servizio di nuclei ed aree industriali».

E per quanto riguarda l’energia? Nonostante il costante calo di produzione da centrali termoelettriche negli ultimi anni, la produzione netta di energia termoelettrica in Italia è stata pari (nel 2012) a 207.327 gigawattora (GWh), derivanti da 2.725 impianti in esercizio. La maggior parte dei grandi impianti si trova lungo la costa dell’Italia meridionale e nelle vicinanze dei grandi corsi d’acqua dell’Italia settentrionale, proprio perché la distribuzione territoriale degli impianti termoelettrici è fortemente influenzata dalla presenza della risorsa idrica disponibile. L’acqua viene infatti impiegata sia nel processo produttivo delle centrali, sia per il raffreddamento degli impianti stessi. In tutto, i volumi di acqua utilizzati (ancora nel 2012) dal settore sono stimati «pari a 18,5 miliardi di metri cubi, di cui 119,7 milioni di metri cubi (0,6%) destinati ai processi produttivi». Il corpo idrico prevalentemente utilizzato per l’approvvigionamento «è il mare, da cui provengono 16,3 miliardi di metri cubi di acqua (88,5% del totale)», mentre «il volume di acque interne complessivamente utilizzato è stimato in 2,2 miliardi di metri cubi».

Dunque, andando per sommi capi ed escludendo l’approvvigionamento a mare, l’industria manifatturiera italiana utilizza ogni anno 5,5 miliardi di metri cubi di acqua dolce, le centrali termoelettriche 2,2 miliardi di metri cubi, i cittadini 5,2 miliardi di metri cubi dalle reti comunali, e il settore dell’agricoltura 11,6 miliardi di metri cubi: 24,8 miliardi di metri cubi in totale, una sommai assai rilevante. Soprattutto di fronte a dati sulle precipitazioni che mostrano un calo (la media annua registrata nei capoluoghi di regione nel periodo 2001-2014 è stata di 740,8 mm, l’1,1% in meno rispetto al 1971- 2000), e a temperature medie atmosferiche in aumento (15,1°C nel 2001-2014, +0,9°C rispetto al 1971-2000). In Italia l’acqua è oggi una risorsa più scarsa rispetto al passato, distribuita in modo diseguale sul territorio e soggetta a inaccettabili sperperi. Industria, energia, agricoltura e cittadini: siamo tutti chiamati a consumarne meno, e soprattutto a una gestione più efficiente.